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Sigillo sacramentale e segreto ministeriale. La tutela tra diritto canonico e diritto secolare - di Geraldina Boni

SOMMARIO: 1. Sigillum confessionis, secretum, intimitas, segreto, riservatezza, privacy - 2. Nuove questioni alla luce di recenti sviluppi sullo scenario nazionale e mondiale - 3. La disciplina del ‘segreto ministeriale’ in Italia nella normativa unilaterale e in quella bilaterale - 4. Gli interessi tutelati, tra ordinamento canonico e ordinamento italiano - 5. Un problematico arresto della Corte di Cassazione - 6. La lotta alla ‘piaga della pedofilia’ - 7. Le risposte del diritto canonico universale, in particolare l’obbligo di denuncia - 8. Le Linee guida della Conferenza Episcopale Italiana - 9. Incidenze sul tema trattato. La Nota della Penitenzieria Apostolica sull’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale del 29 giugno 2019 - 10. Le ragioni e le strategie della protezione del segreto ministeriale. La giusta tutela della libertà religiosa.

The safeguard of the sacramental seal and the priest-penitent privilege between Canon law and Secular law

ABSTRACT: The essay analyzes the interferences between - on one hand - recent developments in Canonical Penal law and in some State laws in order to strengthen the prevention and the repression of child sexual abuse committed by clerics and religious, and - on the other hand - the safeguard of the secrecy of the sacred ministers with regard to the informations that the faithful confide to them precisely because of their quality. In fact, there are currently tendencies in legislation and jurisprudence which tend to compress - if not to deny - the safeguard of the secrecy of such relations, risking to call into question the protection of an extremely important aspect of freedom of conscience and of religion, which is an outcome of a protracted historical evolution that has been safeguarded - at least in Italy - satisfactorily and effectively until now. The aim of the paper is to clarify the reasons underlying the involved juridical institutions, both in Canon law and in State law, in order to suggest solutions which - by preserving and promoting them - conform to justice.

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Il whistleblowing e la denuncia degli abusi sessuali a danno dei minori nella Chiesa - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Una premessa sul possibile accostamento tra whistleblowing e gli attuali strumenti ecclesiali volti ad assicurare l’emersione degli abusi sessuali del clero - 2. Cenni sulla tipica fattispecie di whistleblowing disciplinata dalla normativa anticorruzione vaticana - 3. Gli errori della gerarchia ecclesiastica nella gestione della crisi degli abusi sessuali del clero sui minori - 4. Il mutamento di approccio al problema e la normativa canonica “emergenziale” degli ultimi anni - 5. Le analogie tra la posizione di soggezione del sacerdote autore della denuncia e quella del whistleblower - 6. La permanente assenza di un obbligo “giuridico”, di fronte al significato del ribadito obbligo “morale”, di denuncia all’autorità giudiziaria statale - 7. Il conflitto tra la rivelazione della notizia di reato e l’obbligo di conservazione del segreto - 8. Rilievi conclusivi.

Italian Regulation of “Whistleblowing” and Reporting of Child Sexual Abuses in the Church

ABSTRACT: The paper deals with new rules of Catholic Church which provide whistleblower protections for all members of clergy who report clergy sexual abuse to the local Ordinary: this conduct shall not constitute a violation of office confidentiality; furthermore, prejudice, retaliation or discrimination as a consequence of having submitted a report is prohibited. On the contrary, new church law doesn’t mandate reporting of sex abuse to police. The essay faces these topics by comparing canon law with Italian regulation on “whistleblowing” as provided for by law n. 179/2017.

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I ministri di culto non possono essere puniti per avere rifiutato di rivelare informazioni di natura privata apprese durante lo svolgimento dei propri doveri spirituali - di Giovanni Cavallo Valerio Borghesani

La Corte ha stabilito che un ministro di culto Testimone di Geova non può essere punito per avere rifiutato di rivelare informazioni di natura privata apprese mentre esercitava il proprio ruolo di ministro di culto. L’imputato, un ministro di culto (“anziano”) appartenente alla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, viene incriminato per reticenza in quanto, citato in qualità di testimone all'udienza dibattimentale nell'ambito di un procedimento penale per maltrattamenti in famiglia che vedeva coinvolta una coppia di coniugi ai quali egli aveva prestato assistenza spirituale, si rifiuta di rispondere ex art. 200 c.p.p., invocando a tale fine la rivestita qualifica di ministro di culto della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova e la stretta connessione funzionale tra l'esercizio del proprio mistero religioso e l'avvenuta conoscenza dei fatti oggetto dell'esame testimoniale. (continua)

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Giurisdizione matrimoniale ecclesiastica e poteri autoritativi della magistratura italiana - di Geraldina Boni

SOMMARIO: 1. La sentenza n. 22827 del 2004 della Cassazione penale italiana - 2. Il segreto “professionale” del ministro di culto/giudice ecclesiastico - 3. Indipendenza e sovranità della Chiesa nel suo ordine e attività dei tribunali ecclesiastici in materia matrimoniale. La libertà della giurisdizione della Chiesa e la repressione dei reati da parte dello Stato - 4. Il ricorso al giudice italiano in ambito giudiziario matrimoniale canonico. Fisionomia e caratteri del processo canonico di nullità del vincolo e illeciti penali in esso perpetrabili - 5. Quali i possibili effetti delle “interferenze” della giustizia italiana sul processo canonico? - 6. Giurisdizione della Chiesa e giurisdizione dello Stato nell’ottica della reciproca collaborazione tra Stato italiano e Chiesa cattolica per la promozione dell’uomo e il bene del paese.

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