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Le frontiere europee della religious accommodation. Spunti di comparazione - di Greta Pavesi

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. La religious accommodation in Europa - 3. (segue) Gli sviluppi più recenti - 4. Il ruolo della giurisprudenza europea: primi segnali di apertura all’accomodamento religioso - 5. Il know-how statunitense e canadese: modelli giurisprudenziali a confronto e possibili interazioni - 6. La religious accommodation in Europa: una prospettiva de iure condendo.

The European frontiers of religious accommodation. Starting points for comparison

ABSTRACT: In the last years several scholars pointed out the desirability to extend the accommodation beyond disability. Currently, indeed, a duty of reasonable accommodation is exclusively provided in favour of people with disabilities (art. 5 dir. 2000/78/CE). Previous contributions, however, have stressed how the existing lack of a provision on religious accommodation can result not only in a low level of protection of religious freedom, but also in the rise of a hierarchy related to discrimination grounds in which religion and belief seem to be left at the bottom. Recently, also the European Courts (especially the ECtHR) have apparently open to the extension of the concept of reasonable accommodation, in line with the sensitivity of the Supreme Courts of USA and Canada, where the religious accommodation was first stated. Moving from the comparison between the American and Canadian jurisprudences and the European one, this paper argues about the transposability of the religious accommodation in Europe, in order to strengthen, even in the workplace, the protection of the freedom of religion.

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Il crocifisso e i diritti del lavoratore nell’ambiente scolastico (aspettando le Sezioni Unite della Cassazione) - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Un nuovo tipo di approccio alla vexata quaestio della legittimità dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane - 2. L’ordinanza della Cassazione 18 settembre 2020, n. 19618: i fatti di causa e lo svolgimento del giudizio di merito - 3. I diritti nell’ambiente scolastico rivendicati dal ricorrente e l’inquadramento della vicenda operato dalla Cassazione - 4. L’(ingiustificata) esclusione dalla sfera applicativa del regio decreto n. 965 del 1924 delle scuole secondarie superiori - 5. I presupposti per far valere una discriminazione indiretta ai danni del lavoratore - 6. L’incongruenza della tesi che desume l’esistenza di una “finalità legittima” del trattamento differenziato dall’esigenza del rispetto della “coscienza morale e civile degli alunni” come declinata dalla “volontà della maggioranza” dei medesimi - 7. La diversa ipotesi della “finalità legittima” del trattamento differenziato dipendente da una decisione rientrante nelle competenze degli organi di autogoverno della scuola - 8. Gli scenari futuribili.

Crucifix and workers’ rights in the school environment (waiting for the United Sections of the Court of Cassation)

ABSTRACT: This paper examines the question of whether the display of crucifixes in public school classrooms is compatible with workers’ rights, in particular the right of teachers not to be discriminated against. To do so, it takes as its starting point a recent ruling by the Court of Cassation, which referred the matter to the United Sections of the same Court for a decision.

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Giustizia e riparazione per le vittime delle contemporanee forme di schiavitù. Una valuzione alla luce del diritto internazionale consuetudinario, del diritto internazionale privato europeo e dell’agenda delle Nazioni Unite 2030 (parte seconda) - di Nerina Boschiero

SOMMARIO: parte prima. Introduzione - 1. Dalle più antiche forme di schiavitù a quelle contemporanee: definizioni - 1.1. L’impostazione tradizionale e il suo progressivo superamento: dal concetto di “proprietà” alle diverse forme di “controllo” - 1.2. Le definizioni convenzionali delle diverse e moderne “istituzioni e pratiche” schiaviste - 2. I numeri e le cause della schiavitù, nelle sue forme contemporanee - 2.1. I numeri - 2.2. I fattori di rischio - 3. Jus cogens e obblighi erga omnes. Lo status del divieto di schiavitù - 3.1. La classificazione dei diritti umani “fondamentali”. La nozione di jus cogens - 3.2. La nozione di obblighi erga omnes e l’emersione di valori collettivi della comunità internazionale. La responsabilità (aggravata) degli Stati per violazione di questi obblighi - 3.3. Il ruolo delle sanzioni/contromisure (specifiche o globali) come efficace deterrente rispetto a gravi violazioni e abusi dei diritti umani - 3.4. Dal Rwanda al Myanmar e oltre: recenti e incoraggianti dati della prassi relativi alla repressione giudiziale dei crimini internazionali nelle controversie tra Stati - 4. Il diritto delle vittime all’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi - 4.1. Due diritti distinti o due facce della stessa medaglia? La loro evoluzione - 4.2. Riparazione individuale v. riparazione collettiva - 4.3. Il diritto a “effective remedies” negli strumenti di soft law da far valere nei confronti di attori non-statali - 5. La più recente prassi giudiziale internazionale in materia di accesso alla giustizia riguardo al crimine di schiavitù - 5.1. La giurisprudenza della Corte Edu - 5.2. La giurisprudenza di altre Corti e Istituzioni internazionali in materia di schiavitù e pratiche contemporanee assimilabili: il sistema interamericano - 5.3. Il sistema africano - 5.4 Le decisioni rese dai Tribunali penali internazionali - parte seconda. 6. I limiti alla protezione giudiziaria delle vittime di crimini: il problema della competenza universale (penale e civile) nella prassi giudiziale internazionale e interna, in particolare a fronte dell’immunità garantita dal diritto internazionale generale - 6.1. Competenza universale (civile e penale) e crimini: una sintetica valutazione della giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo - 6.2. Una possibile evoluzione della prassi in materia di competenza civile universale per crimini? - 6.3. La giurisprudenza americana in materia di competenza civile universale basata sull’Alien Tort Act e la sua recente evoluzione - 6.4. Da Kiobel a Nevsun: un nuovo ATS? - 6.5. Un “effetto orizzontale” dei diritti umani nella sfera delle relazioni tra “privati”? - 6.6. Qualche breve considerazione di carattere metodologico - 6.7 Il ruolo propulsivo delle legislazioni nazionali in tema di responsabilità d’impresa - 7. Un possibile, rinnovato ruolo per il diritto internazionale privato europeo in materia di accesso alla giustizia - 7.1. La posizione della Commissione europea rispetto all’applicazione extraterritoriale dell’Alien Tort Act statunitense alle multinazionali straniere ai tempi della sentenza Kiobel - 7.2. Il nuovo quadro normativo europeo sulla responsabilità d’impresa e l’obbligo di diligenza presentato dalla Commissione Europea nel 2020 - 7.3. La proposta di una nuova direttiva europea in materia di due diligence d’impresa. Una prima valutazione - 7.4. L’auspicabile revisione internazionalprivatistica del regolamento Bruxelles I bis: il criterio del forum necessitatis e la sua distinzione rispetto alla competenza civile universale e al forum non conveniens - 7.5. (segue) La riforma del regolamento Roma II: la legge applicabile “astrattamente” più adatta a garantire rimedi effettivi nei procedimenti relativi al risarcimento dei danni derivanti dal crimine di schiavitù - 8. Il target 8.7 dei sustainable development goal dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite - 8.1. I persistenti trend socio-economici alla base delle persistenti forme delle moderne schiavitù - 8.2. Le difficoltà relative all’attuazione del Target 8.7 dell’Agenda 2030 - 9. Considerazioni conclusive. Le azioni della comunità internazionale necessarie nell’immediato futuro per assicurare giustizia e riparazione alle vittime delle moderne forme di schiavitù - 9.1. Le azioni necessarie: aggiornare le vecchie convenzioni ONU del secolo scorso sulla schiavitù dotandole di strumenti che consentano alle vittime di usufruire di speciali “complaint procedures” - 9.2. (segue) Attuare le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - 9.3. (segue) Adottare sanzioni unilaterali come contromisure “legittime” ai sensi del diritto internazionale contemporaneo nei confronti degli Stati che ancora praticano o tollerano forme di schiavitù - 9.4. (segue) Utilizzare al meglio tutti gli strumenti messi a disposizione del diritto internazionale privato e processuale. La necessità di una nuova convenzione sulla responsabilità internazionale d’impresa che consenta agli Stati di dotarsi di criteri di giurisdizione civile universale. In via sussidiaria, la necessità per gli Stati di dotarsi di un forum necessitatis e criteri di collegamento per la legge applicabile idonei a meglio soddisfare i diritti delle vittime - 9.5. (segue) Adottare una prospettiva realmente “victim-centred and human rights-based”.

Justice and Reparation for the Victims of Contemporary Forms of Slavery. An Evaluation in the Light of the Evolving Nature of Public and Private International Law, European Law and the United Nations’ Agenda 2030

ABSTRACT: The Article enlighten the emergence in the twentieth century, through a rigorous exam of the fundamental elements constituting international custom, of a new enlarged notion of slavery which, under the umbrella’s definition of contemporary forms of slaveries, brings together the most heinous forms of  this pervasive and everlasting crime against the humanity. All these new institutions and practices share the same peremptory status and erga omnes nature of the original prohibition, as well as all the (aggravated) consequences that the current apparatus of international law provides for the protection of fundamental interests of the international community as a whole. The Article also explores the way the major limitations to the fundamental right to access to justice and effective reparation for the victims (especially, immunity from foreign courts’ civil jurisdiction) have been recently implemented by national, international and supranational courts. It also prospects the  progressive rise of a human rights’ horizontal effect in the private sphere,  underlying the fundamental role that private international law might have in letting States to exercise extra-territorial jurisdiction in order to guarantee fundamental human rights obligations; thus, reflecting the growing recognition that a pure State-sovereignty-oriented approach has already been gradually supplanted by a human-being-oriented approach. Many concrete suggestions have been advanced in order to put an end in the near future to the crime of slavery, in whatever way declined.

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L’interazione fra esenzioni religiose e diritti LGBT sul luogo di lavoro: nuove traiettorie giudiziarie al crocevia fra narrative plurali - di Adelaide Madera

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Il frammentato quadro normativo in materia di LGBT rights - 3. Il caso Bostock v. Clayton County, Georgia - 4. L’impatto della pronunzia Bostock sulle istituzioni religiose - 5. La tutela offerta dal Title VII all’esercizio della libertà religiosa - 6. La Section 702(a) del Title VII e le questioni interpretative irrisolte - 7. Nuove letture giurisprudenziali della Section 702(a) - 8. L’interazione fra esenzioni religiose ex Section 702(a) e sex discrimination: possibili futuri scenari alla luce del caso Bostock - 9. La specificità delle istituzioni impegnate nel settore dell’istruzione - 10. La ministerial exception e i limiti della sua applicabilità - 11. Il RFRA - 12. I rischi derivanti da un utilizzo over-expansive del RFRA - 13. La Free Exercise Clause - 14. Le vie percorribili per recepire nuove prospettive valoriali - 15. Il mancato intervento del Congresso - 16. Principio di non discriminazione ed esercizio della libertà religiosa: un binomio incompatibile? - 17. L’esempio della legislazione sui same-sex marriages - 18. La tutela dell’istituzionalismo religioso e i suoi “ragionevoli” limiti - 19. Conclusioni.

The interplay between religious exemptions and LGBT rights in the workplace: new judicial trajectories at the crossroads of plural narratives

ABSTRACT: A recent U.S. Supreme Court judgement found that Title VII of the Civil Rights Act covers discriminations founded on gender identity and sexual orientation. The present paper analyses the effect of this judgement on the exercise of religious freedom of faith-based organizations and investigates the possibility of finding ways to reconcile competing interests.

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Accomodamenti ragionevoli basati sulla religione tra diritto antidiscriminatorio e diversity management - di Barbara G. Bello

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Premessa teorica: la funzione di orientamento sociale del diritto - 2.1. Chiarezza dei messaggi normativi (a monte) - 2.2. Chiarezza dei messaggi normativi (a valle) - 3. Accomodamenti ragionevoli nel diritto antidiscriminatorio dell’Unione europea - 3.1. Perché manca una disposizione sugli accomodamenti ragionevoli basati su tutti i fattori? - 3.2. Perché ampliare la norma sugli accomodamenti ragionevoli? - 4. Dalla norma inderogabile al diversity management - 5. Ripensare il diritto antidiscriminatorio e il diversity management in una prospettiva interculturale - 6. Considerazioni conclusive.

Reasonable Accommodation Based on Religion in Law and Diversity Management

ABSTRACT: The ban on discrimination against workers grounded on religion is a fundamental principle enshrined in the European Union’s primary legislation and anti-discrimination law. However, currently, there is no binding provision at this level of legislation which imposes on employers to adopt reasonable accommodation based on this category. Many scholars promote the adoption of this measure based on religion. Still, the recent jurisprudence of the Court of Justice does not seem encouraging in this sense. In light of this situation, the article aims to investigate the reasons underlying the limitations of the hard law provisions and the implications of the shift from the level of the mandatory norm to that of policy and diversity management in accommodating religious diversity at work, with particular regard to Muslim women working in the private sector. European institutions seem to delegate the law-related function of social orientation to policy and diversity management. Various critical issues emerge from this process of de-juridification, although diversity management generates some good practices, also within the so-called Diversity Charters. With the aim to support the implementation of reasonable religion-based accommodation, this article suggests rethinking the anti-discrimination law and diversity management from an intercultural perspective.

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Sulla libertà di manifestare le proprie opinioni religiose nel luogo di lavoro: brevi note in merito ai casi Achbita e Bougnaoui - di Alex Borghi

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La pregiudiziale belga: causa C-157/15, G4S Secure Solution - 3. La pregiudiziale francese: causa C-188/15, Bougnaoui e ADDH - 4. Le pronunce “gemelle” della Grande Sezione della Corte di giustizia: la sentenza 14 marzo 2017, Achbita, EU:C:2017:203 e la sentenza 14 marzo 2017, Bougnaoui, EU:C:2017:204 - 5. Uno sguardo alla più recente dottrina ecclesiasticistica - 6. La giurisprudenza della Corte Edu: la sentenza Eweida e altri c. Regno Unito del 15 gennaio 2013 (ricorsi nn. 48420/10, 59842/10, 51671/10 e 36516/10) - 7. Osservazioni conclusive.

Freedom to express religious beliefs in the workplace: brief notes on the Achbita and Bougnaoui cases

ABSTRACT: This paper seek to address the delicate issue of religious freedom, from a juridical perspective, analyzing the Achbita and Bougnaoui cases and comparing it with the Eweida one. It intends to elaborate some of the key question of the doctrinal debate on the links between the expression of one's religious beliefs and the workplace. Can neutrality be a valid defense against discriminations? To what extent can the religious freedom of the worker be sacrificed in favor of the business freedom? These are just some of the questions that are posed to the interpreter and to the scholar of ecclesiastical law. They require a careful evaluation of the values involved and the search for solutions of high balance and responsibility.

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Dalla tonaca alla toga: il monaco greco-ortodosso Ireneo capofila di un cambiamento? - di Valeria Marzullo

SOMMARIO: 1. Premessa in fatto - 2. L’impugnazione al Consiglio di Stato greco - 3. La recente sentenza (7 maggio 2019, C 431-17) della Corte di Giustizia UE e il suo approdo ermeneutico.

From the cassock to the court dress: is Ireneo, the Greek orthodox monk, leader of a change?

ABSTRACT: The European Court of Justice, declares the Greek legislation contrary to the UE law, according to the judgment of 7 May 2019, C-431/17. The Greek legislation prohibits a monk qualified for the legal profession in Cyprus from enrolling in the register and practicing the profession, in the host Member State, using the title of the Member State of origin.

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Organizzazioni di tendenza religiosa tra Direttiva europea, diritti nazionali e Corte di giustizia UE - di Pierangela Floris

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La Direttiva 2000/78 CE e i casi Egenberger e IR arrivati a Lussemburgo - 3. Autonomia delle chiese e tutela giurisdizionale dei diritti all’interno delle organizzazioni religiosamente orientate. I contenuti criptici delle pronunce di Lussemburgo - 4. Il requisito ideologico nelle organizzazioni di tendenza. Le integrazioni della Corte UE e le riletture in corso da parte confessionale - 5. L’art. 17 TFUE e l’attesa di chiarimenti.

Religious-Ethos Employers between European Directive, national laws and Court of Justice EU

ABSTRACT: This article examines two recent rulings of the Court of Justice of the European Union (cases Egenberger and IR). These are the first rulings on art. 4, par. 2, Directive 2000/78/EC on “occupational activities within churches and other public or private organisations the ethos of which is based on religion or belief“. On the one hand the author focuses on the passages concerning religious autonomy and jurisdictional protection of rights; on the other hand she highlights the links between the jurisprudence of the two European courts (CJEU and ECHR) and tries to reconcile the statements of the Court of Justice and those of the German constitutional Court on the limits to the autonomy of churches. However, the article highlights how the Court of Justice has not adequately addressed neither the art. 10 of the European Charter of Fundamental Rights EU, nor the art. 17 of the TFEU. As regards the ideological requirement set by art. 4, par. 2 of the European Directive, the study focuses on the additions made by the Court of Justice and recalls the reinterpretations of the ideological requirement recently adopted by the Catholic and Evangelical Churches in Germany.

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Libertà religiosa collettiva e principio di non discriminazione nel sistema ‘costituzionale’ dell’Unione europea - di Maria Elena Gennusa

SOMMARIO: 1. Autonomia delle organizzazioni religiose e diritti dei singoli: il problema ‘classico’ del contemperamento - 2. Il problema del contemperamento dinanzi alla Corte di giustizia. I casi Vera Egenberger e JQ: stessa narrativa per due gemelli (in parte) diversi? - 3. Il profilo sostanziale delle decisioni: le dimensioni della libertà religiosa e il principio di non discriminazione - 4. Il profilo ordinamentale: Carta dei diritti e principi generali del diritto dell’Unione europea nel rapporto fra sistemi.

Collective religious freedom and principle of non-discrimination in the ‘constitutional’ system of the European Union

ABSTRACT: In the two recently handed down Judgments in the cases Vera Egenberger and JQ, the Court of Justice of the European Union for the first time interpreted Article 4, par. 2 of the Anti-discrimination Framework Directive (Directive 2000/78/EC) admitting a ‘religious exemption’ in favour of Churches and other religious organisation, and ruled on the horizontal application of the right not to be discriminated against in situations coming within the scope of EU law. The paper explores the substantive implications of those Judgments for the collective religious freedom and their contribution in clarifying the horizontal direct effect of the fundamental rights and principles enshrined in the Charter of Fundamental Rights of the European Union.

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Pluralismo religioso e integrazione europea: le nuove sfide - di AA. VV. (Angelucci e altri) Antonio Angelucci Maria Ilia Bianco Wojciech Brozowski Marco Croce Lucia Giannuzzo Sina Haydn-Quindeau Corinne Maioni Francesca Mauri Joshua Moir Stefano Montesano Costanza Nardocci Alessandro Negri Marcello Toscano Alessia Tranfo Julia Wagner Giovanni Zaccaroni Marco Parisi Filippo Croci Rosa Geraci

Il 28 settembre 2018, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è tenuto un convegno internazionale co-finanziato dall’Unione Europea, che ha visto la partecipazione di giovani studiosi delle più diverse discipline giuridiche, italiani e stranieri. I relatori, selezionati in seguito ad una “call for papers”, cui è stata data ampia pubblicità in Italia e all’estero, si sono confrontati sul tema del pluralismo religioso nel sistema europeo e, soprattutto, nella recente giurisprudenza delle Corti sovranazionali. (continua)

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Il Giudice italiano e le Università Pontificie: un “rapporto” controverso - di Settimio Carmignani Caridi

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Significatio verborum - 3. Dove ha la propria sede la PUL? - 4. Che rapporto c’è tra la PUL e la Santa Sede? - 5. La docenza universitaria ecclesiastica è funzione ecclesiale? - 6. La Santa Sede si è vista riconoscere in sede internazionale la sua competenza sulle università ecclesiastiche e pontificie? - 7. Inquadramento della materia così ricostruita nella normativa pattizia - 8. Conclusioni.

The Italian judge and the Pontifical Universities: a controversial relationship

ABSTRACT: The article examines the juridical status of the Roman Pontifical Universities and the jurisprudence of the Supreme Court of Cassation regarding employment relationships with institutions dependent on the Holy See.

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“It is (not) a piece of cake”: libertà di espressione e politiche antidiscriminatorie in America. Note a margine del caso Masterpiece Cakeshop, Ltd. v. Colorado Civil Rights Commission - di Luca P. Vanoni

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Tra free speech e free exercise clauses: la libertà di coscienza nella giurisprudenza della Corte suprema (cenni) - 3. Una discriminazione nella discriminazione? Una decisione che non risolve il dilemma - 4. Kicking the can down the road: l’arte di non decidere e le dissenting/concurring opinions del caso Masterpiece Cakeshop - 5. (segue) a) l’opinion del giudice Thomas - 6. (segue) b) uno sguardo sul futuro: due (ipotetici) orientamenti prevalenti - 7. Dal saluto alla bandiera alle torte nuziali: libertà e tolleranza nella società plurale contemporanea.

ABSTRACT: The paper examines the clash between public accommodations laws and freedoms of speech and religion in America at the light of the recent decision of the U.S. Supreme Court Masterpiece Cakeshop Ltd., v. Colorado Civil Rights Commission. The case deals with the refusal of a Colorado’s bakery to provide a wedding cake to a gay couple based on the owner's religious beliefs. After explaining the decision of the Court and the position of the U.S. Supreme Court Justices in their dissenting and concurring opinions, the paper addresses the claim of freedom of speech and of the tolerance principle in the pluralistic age.

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Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose - di Nicola Colaianni

SOMMARIO: 1. La direttiva europea 2000/78/CE e le organizzazioni di tendenza - 2. Il caso Egenberger c. Evangelisches Werk dinanzi alla Corte di giustizia - 3. La sindacabilità dei provvedimenti confessionali in materia di lavoro - 4. I controlimiti alla disapplicazione della direttiva - 5. L’obbligo giudiziario di conformazione del diritto nazionale a quello europeo - 6. Il divieto di discriminazione sul lavoro alla stregua della Carta dei diritti del cittadino europeo.

No difference of treatment on grounds of religion or belief and religious organizations

ABSTRACT: It’s the first time that the Court of Justice E.U. deals with the limits of the exemption from ban on discrimination on grounds of religion or belief in favour of organisations the ethos of which is based on religion or belief. The German law implemented softly the directive 2000/78/CE favouring that ethos, as interpreted by those organizations, and consequently limiting the judicial review merely to its plausibility. Viceversa according to the European Court the religion or belief must constitute a genuine, legitimate and justified occupational requirement, having regard to the organisation’s ethos and the proportionality principle (even though not explicitly recalled by the directive). So an exhaustive judgement allows an objective, not spiritualistic, evaluation of the occupational activities and therefore a stronger legal protection of workers under articles 10, 21 and 47 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union.

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Codificazione etica e deontologia nei settori del lavoro, del mercato e della finanza. La libertà di coscienza e la transizione dall’oeconomicus corporativismo professionale alla democratica cooperazione interculturale - di Fortunato Freni

SOMMARIO: 1. I gruppi etico-deontologici e il diritto della polis democratica alla luce dei recenti cambiamenti sociali vissuti dalle identità collettive - 2. I codici di autoregolamentazione nel settore del lavoro - 3. Il mercato tra codificazione etica ed eteroregolamentazione - 4. Le recenti opportunità di lavoro socialmente utile offerte dalle tecnologie social alle smart communities - 5. La nuova sensibilità deontologica nel mondo finanziario: le banche etiche e la finanza islamica - 6. La rilevanza nell’ordine della polis dei vari tipi di norme contenute nei codici deontologici: attualità e prospettive inter- e/o trans-culturali.

Codes of ethics and Deontology in the fields of Labor, Market and Finance. Freedom of Conscience and the Transition from Oeconomicus Corporatism to Democratic Intercultural Cooperation

ABSTRACT: The paper analyzes the recent relevance of deontological codes, from which a process of enriching the concept of deontology seems to emerge. This is increasingly understood not only in a corporatist way as an ethics of conduct within the category of reference, but also in a democratic way as the ethics of service made to the polis by professional communities, which now, in the overall world of work, appear ethically inspired in the most varied ways. Following the development that freedom of conscience has experienced in its various forms of collective exercise, we are positively experiencing new patterns of work organization where deontology represents a synthesis between moral and law. Similarly, to churches, even some professional communities have useful, non-utilitarian relationships, and open to democratic intercultural cooperation, with their multiform and typical ways of working in the service of the human person, elected to lifestyles or spiritual missions. In order to encourage and extend this phenomenon of greater ethical accountability of free professions, some legal channels will be analyzed to better harmonize the use of those new deontological standards with legal rules in order to ensure balance and order at a general level, and to avoid the social dissociation in neo-corporatist groups.

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Lavoro, discriminazioni religiose e politiche d’integrazione - di Livia Saporito Francesco Sorvillo Ludovica Decimo

SOMMARIO: 1. La forza sociale delle religioni negli attuali scenari geopolitici - 2. Libertà religiosa, selezione lavorativa e integrazione nel mondo del lavoro - 3. La tutela della libertà religiosa nel rapporto di lavoro -3.1 Le discriminazioni religiose nei rapporti di lavoro nel quadro del diritto primario dell’Unione europea - 3.2 La giurisprudenza comunitaria - 3.3 L’incidenza del precetto religioso sul rapporto di lavoro - 3.4 La “presenza” delle religioni nei luoghi di lavoro: profili simbologici - 4. Istanze religiose e diritto negoziato nelle politiche d’integrazione - 5. Diritto, religione e sfide dell’integrazione.

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Il velo delle donne musulmane tra libertà di religione e libertà d’impresa. Prime osservazioni alla sentenza della Corte di giustizia sul divieto di indossare il velo sul luogo di lavoro - di Nicola Colaianni

Si può essere uguali e diversi? Il porto del velo da parte delle donne musulmane è da anni, nel comune sentire, l’emblema di tale questione, decisiva per le democrazie occidentali sempre più tentate d’interpretare l’uguaglianza come indifferenziazione, che spoglia le persone delle loro qualità peculiari per ridurle a unità numeriche. Eppure, non c’è dubbio che la libertà di abbigliamento sia un tratto caratteristico, e anzi il più evidente, dell’identità personale, che si configura quale “diritto ad essere se stesso (…) con le convinzioni ideologiche, religiose, morali e sociali che differenziano, e al tempo stesso qualificano, l’individuo“. (continua)

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Le contraddizioni della chiesa cattolica tra libertà di religione e libertà di espressione - di Giovanni B. Varnier

Non è il caso di ricordare che il tema del rapporto tra libertà di religione e libertà di espressione risulta particolarmente esteso e che può essere affrontato da diverse angolature e, quindi, non soltanto nel solco delle posizioni espresse dalla Chiesa cattolica di fronte alle moderne libertà. In proposito, approfittando del fatto che sono contributi di recente edizione, faccio subito riferimento ai volumi di Alessandro Barbero, Le parole del papa. Da Gregorio VII a Francesco, e a quello a cura di Francesco Dal Canto, Pierluigi Consorti, Saulle Panizza dal titolo: Libertà di espressione e libertà religiosa in tempi di crisi economica e di rischi per la sicurezza. (continua)

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Il dubbio di una “velata” discriminazione: il diritto di indossare l’hijab sul luogo di lavoro privato nei pareri resi dall’Avvocato generale alla Corte di giustizia dell’Unione europea - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. La novità e la rilevanza della questione pregiudiziale relativa all’uso del velo islamico in azienda sollevata davanti alla Corte di giustizia – 2. I termini della vicenda esaminata dalla Cassazione belga – 3. Il rinvio operato dalla pronunzia “gemella” della Cassazione francese – 4. Il profilarsi della questione pregiudiziale in controversie riguardanti lavoratori del settore pubblico – 5. Le conclusioni dell’Avvocato generale nella causa C-157/15: a ) l’approccio “onnicomprensivo” nell’analisi della fattispecie – 6. (segue): b ) discriminazione diretta o indiretta? – 7. (segue): c ) la giustificazione del trattamento differenziato – 8. (segue): d ) la salvaguardia dell’”identità nazionale” degli Stati – 9. Le conclusioni dell’Avvocato generale nella causa C-188/15 – 10. La querelle sulla mise da spiaggia per le donne islamiche (breve divagazione, in attesa della decisione della Corte di giustizia).

The doubt on a “veiled” discrimination: the right to wear an Islamic headscarf at work in the opinions given by the Advocate General to the European Court of Justice

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Tutela della coscienza, tra freedom to resign e indeclinabilità delle funzioni pubbliche - di Vera Valente

SOMMARIO: 1. Freedom to act. Ammissibilità e limiti all’esercizio dell’obiezione di coscienza - 2. Convincimenti religiosi e prestazioni lavorative - 3. Il principio di laicità nella ponderazione tra valori. Note a margine dell’affaire Ebrahimian c. France - 4. La giurisprudenza di Strasburgo: freedom to resign e limiti all’obiezione di coscienza a partire dalla sentenza Eweida - 5. I labili confini dell’agere licere, tra indeclinabilità delle funzioni pubbliche e tutela dei diritti altrui - 6. Un’osservazione conclusiva.

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Pene canoniche, sanzioni islamiche e modelli economico-speculativi: i diritti religiosi a sostegno della finanza etica - di Francesco Sorvillo

SOMMARIO: 1. Elementi distorsivi caratterizzanti ed effetti collaterali dei modelli economico-speculativi – 2. Il ruolo delle religioni nell’ammortamento delle devianze dei sistemi di mercato – 3. Pene canoniche e sanzioni islamiche: i diritti religiosi a sostegno della finanza etica.

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Quando è l’abito a fare il lavoratore. La questione del velo islamico, tra libertà di manifestazione della religione ed esigenze dell’impresa - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Simboli religiosi e competenze dell’Unione europea – 2. Il divieto di discriminazione del lavoratore e l’ammissibilità di regimi derogatori – 3. La problematica delimitazione della portata dell’art. 4, par. 1, della direttiva 2000/78/CE – 4. Il rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di giustizia della questione del velo islamico – 5. ( segue ) I dubbi sull’eccessiva concretezza del quesito – 6. Gli orientamenti della giurisprudenza francese – 7. La libertà religiosa nell’impresa privata e le deroghe al diritto antidiscriminatorio: tre notazioni generali – 8. ( segue ) Il problema della rilevanza del requisito professionale “negativo” – 9. ( segue ) Gli spazi di operatività della discriminazione indiretta – 10. Divieto di discriminazione ed esigenze dell’impresa. Una conclusione provvisoria in attesa della pronunzia della Corte di giustizia.

ABSTRACT: An employer refusing to hire an applicant (or discharging an employee) wearing an Islamic headscarf, because of the individual’s religious practice, could be seen as a case of discrimination based on religion and therefore contrary to Council Directive 78/2000/EC of 27 November 2000, establishing a general framework for equal treatment in employment and occupation . However, Article 4(1) of this Directive provides that a difference in treatment based on a characteristic related to the listed grounds of discrimination may not be discriminatory if a particular religion or belief is a genuine occupational requirements for the post. The article examines the question referred at the Court of Justice of the European Union from the Cour de cassation (France) on 24 April 2015: “Must Article 4(1) … be interpreted as meaning that the wish of a customer of an information technology consulting company no longer to have the information technology services of that company provided by an employee, a design engineer, wearing an Islamic headscarf, is a genuine and determining occupational requirement, by reason of the nature of the particular occupational activities concerned or of the context in which they are carried out?”

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Libertà sindacale nelle confessioni religiose. Spunti comparativi - di Laura Sabrina Martucci

SOMMARIO : 1. La tutela dei diritti fondamentali all’interno delle confessioni religiose: la tesi e l’ipotesi - 2. Il caso emblematico del Sindicatul Păstorul cel Bun: a) la giurisprudenza rumena - 3. ( segue ) b) la giurisprudenza della Corte EDU - 4. Autonomia e libertà sindacale: limiti e ordine d’esercizio - 5. Attività ecclesiastiche neutre o non strettamente “spirituali” - 6. Una libertà (sindacale) senza necessità negata.

Freedom of Union inside Religious Organizations. A few comparative Cues.

ABSTRACT: Inside religious Organizations clerics are forbidden to form and to join trade unions . This paper takes its cue from the case of the “Sindicatul Păstorul cel Bun”, to whom Romania refused the registration as a trade union, in order to point out that a few duties practised by priests in favour of their churches are not closely spirituals but rather neutral. Thus, with regard to them, the foregoing ban doesn’t appear as “necessary in a democratic society” under the art. 11 of the European Convention on Human Rights .

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Il simbolismo religioso sul luogo di lavoro nella più recente giurisprudenza europea - di Salvatore Taranto

SOMMARIO: 1. Il problema del simbolismo religioso sul luogo di lavoro – 2. La soluzione per la Giurisprudenza francese – 3. La soluzione per la Corte EDU – 4. Considerazioni conclusive.

ABSTRACT: The author of this paper comments some recent judgments of the French Cour de Cassation and of the European Court of Human Rights concerns the exercise of religious freedom in the workplace. The examination shows some critic aspects of this right in Europe .

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I problemi pratici della libertà religiosa - di Nicola Colaianni

Comincio con il ringraziare il Presidente del Senato Schifani, i senatori Ceccanti e Malan e i professori Margiotta Broglio e Mirabelli, che hanno consentito il proficuo svolgimento di questo incontro. Un grazie particolare, mi si permetta, al prof. Margiotta - a cui devo l’idea di questa presentazione con l'individuazione dei relatori – e al prof. Ceccanti che l’ha accolta, curandone l’attuazione. (continua)
 

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Un nouvel équilibre européen dans l’appréhension des convictions religieuses au travail - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction – 2. Une évolution conceptuelle favorable aux employés: d’une logique d’exclusion à une logique de mise en balance – 3. Se vêtir au travail conformément à ses convictions religieuses: Un renforcement du droit des employés de manifester leur religion – 4. Agir au travail conformément à ses convictions religieux: Les oscillations européennes face à l’objection de conscience – 5. Conclusion – 6. Appendice. Jurisprudence liée.

ABSTRACT: In a landmark decision impatiently awaited across the Channel, the European Court of Human Rights provided clarifications on the employee right to manifest religious beliefs at work. The balance between employee rights and requirements of employers is not completely upset. But there has been an important new trend in the european reasoning, in regard to the free expression of religious belief. This will not be without consequence, especially in France where many contemporary debate echo the european solution.

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L’esercizio dell’attività sindacale dei ministri di culto nella Chiesa ortodossa romena - di Federica Botti

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. La costituzione di organizzazioni sindacali di ministri di culto e laici appartenenti alla BOR - 3. Il riconoscimento della personalità giuridica civile al “Sindicatul Pǎstorul cel Bun”- 4. La questione davanti alla Corte EDU: la preminenza del diritto alla tutela attraverso l’azione sindacale - 5. La Corte EDU e l’esistenza di un “besoin social impérieux” - 6. La risposta della Chiesa ortodossa romena alla sentenza CEDU e l’appello alla Grand Chambre - 7. Alcune considerazioni conclusive.


The exercise of trade-union activity of ministers of religion in the Ortodox Rumenian Church

ABSTRACT: The paper analyses the decision of the EDU Court on lack of recognition of the civil corporate status to the “Sindicatul Pǎstorul cel Bun” formed by ministers of religion and laics of the BOR. This decision was appealed before the Grand Chambre of the Romenian State. In this perspective the debate around the development of the situation within the BOR in relation to what is established by the Romanian law is studied, posing the accent on ecclesiological as well as juridical aspects of the problem. Though without omitting to analyse the labor law aspect of the dispute, the A. offers elements of consideration on the connection between the decision of the EDU Court and art. 8 of the Convention on Human Rights, in relation to the protection of religious denominations autonomy and their right to auto-organization. The paper ends up with considerations on the possibility of juridical systems to impose religious denominations organizations elements of democracy, without violating the principles of autonomy, separation and secularity.

 

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Liberté syndicale (art. 11 CEDH): conflit entre le droit de fonder un syndicat et le principe d’autonomie des communautés religieuses - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction. L’enjeu du droit les employés cléricaux et laïcs d’une communauté religieuse de se constituer en syndicat – 2. L’applicabilité à une communauté religieuse des principes conventionnels dérivés de l’article 11 CEDH – 3. L’intensité de la protection offerte par l’article 11 dans le contexte religieux – 4. L’interdiction d’un syndicat au sein d’une communauté religieuse: une violation conventionnelle per se – 5. Conclusion.

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Liberté de religion (art. 9 CEDH): droit de ne pas être contraint de révéler ses convictions religieuses et prélèvement à la source de l’impôt cultuel. L’affaire Wasmuth c. Allemagne - di Nicolas Hervieu

Avec une certaine obstination contentieuse, un salarié a régulièrement cherché, depuis 1996, à remettre en cause le système de prélèvement à la source de l’impôt cultuel tel qu’il existe en Allemagne. Dans cet Etat, en effet, les employés doivent remettre à leur employeur respectif “une carte d’impôt sur le salaire" sur  laquelle, entre autres informations, figure  “l’appartenance à une Eglise ou une société religieuse habilitée à lever l’impôt cultuel”. Si le salarié use de son droit de refuser le paiement d’un tel impôt, la mention «--» sera portée dans la case dédiée à l’appartenance religieuse. Dès lors, l’employeur ne retiendra pas sur le salaire la fraction correspondant à cet impôt et ne la transmettra pas au Trésor Public. (Continua)
 

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Diritto dell’Unione europea e status delle confessioni religiose. Profili lavoristici - di Matteo Corti

SOMMARIO: 1. Introduzione – 2. La rilevanza del fenomeno religioso nei rapporti di lavoro nel diritto dell’Unione europea: dal Trattato di Amsterdam a quello di Lisbona – 3. Religione e rapporto di lavoro prima del Trattato di Amsterdam: tendenza espansiva del principio di eguaglianza e limiti ai diritti di circolazione – 4. La direttiva 2000/78/CE e il divieto di discriminazione per motivi religiosi: conseguenze per le legislazioni statali e per i poteri organizzativi dei datori di lavoro (in particolare, la questione del riposo domenicale e delle festività) – 5. L’art. 4, dir. 2000/78/CE: la deroga in favore delle cd. organizzazioni di tendenza – 6. L’importanza della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo a fini interpretativi dell’ampiezza della deroga: i casi Vallauri, Obst e Schüths – 7. La garanzia delle libertà collettive (di religione e sindacale) come precondizione indispensabile per l’esercizio dei diritti di libertà individuale: l’“individualismo” esasperato della giurisprudenza europea.

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Salarié d’une Église, Tu pourras commettre l’adultère … Enfin pas systématiquement (CEDH 23 septembre 2010, Obst et Schüth c. Allemagne). Licenciement pour cause d’adultère et obligations spécifiques - di Nicolas Hervieu

Dans des affaires distinctes, deux salariés ont été licenciés pour avoir entretenu des relations qualifiées d’adultères par leurs employeurs, des organisations religieuses situées en Allemagne. L’un, «directeur pour l’Europe au département des relations publiques» de l’Eglise mormone, avait confié à sa hiérarchie avoir eu des relations extraconjugales ce qui entraîna d’ailleurs, outre la rupture de son contrat de travail, son excommunication. L’autre, «organiste et […] chef de choeur» d’une paroisse catholique en Allemagne, avait rendu publique sa séparation d’avec son épouse – le divorce ne fut prononcé que plusieurs années après – et vécu ensuite avec sa nouvelle compagne dont il eu un enfant. Le contrat de travail fut rompu pour adultère et bigamie. Si les juridictions allemandes de première instance et d’appel ont accueilli les contestations de ces licenciements, la Cour fédérale du travail a pour sa part refusé d’y faire droit. (Continua)

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Il diritto ecclesiastico “vivente” nella giurisprudenza della Corte di Cassazione - di Raffaele Botta

SOMMARIO: 1. Il ruolo della Corte di cassazione – 2. La giurisdizione ecclesiastica matrimoniale – 3. Le conseguenze economiche della dichiarazione di nullità di un matrimonio canonico trascritto – 4. Il filtro dell’ordine pubblico – 5. Un nuovo orientamento – 6. Le questioni processuali – 7. Trattamento tributario e rapporti di lavoro – 8. I diritti fondamentali – 9. Temi di minore impatto e bilanciamento tra diritto di libertà religiosa e diritti fondamentali.

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La «supremazia» del principio di laicità nei percorsi giurisprudenziali: il giudice ordinario - di Giuseppe Casuscelli

SOMMARIO: 1. I «perché» della ricerca – 2. I «come» della ricerca – 3. I «dati» della ricerca – 4. Il principio di laicità, l’interpretazione adeguatrice ed il diritto ecclesiastico positivo – 5. I rischi dell’interpretazione adeguatrice – 6. L’interpretazione adeguatrice e la discrezionalità del giudice – 7. I vincoli nell’attuazione del principio – 8. Le linee generali degli interventi della Corte di cassazione civile e dei giudici di merito – 9. L’ossequio formale al principio – 10. L’applicazione giurisprudenziale fatta dalle sezioni unite civili della Corte di cassazione … – 10.a) Il divieto di ingerenza nell’organizzazione delle confessioni religiose - 10.b) Libertà fondamentali, diritti assoluti e riparto della giurisdizione - 10.c) Pubblico, religioso e profili etici - 10.d) La potestà organizzatoria non conformata della Pubblica Amministrazione - 10.e) Ordine pubblico e delibazione - 11. (segue) … e dalle sezioni semplici – 11.a) La personalità giuridica privata degli enti di culto - 11.b) L’insegnamento della religione nella scuola pubblica e gli insegnanti - 11.c) Il lavoro dei religiosi presso l’associazione di appartenenza - 11.d) I diritti delle scuole confessionali e i diritti degli insegnanti - 11.e) Il riconoscimento del figlio naturale - 11.f) Il giuramento - 12. Uno sguardo riassuntivo.

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Dai principi alle regole? Brevi note critiche al testo unificato delle proposte di legge in materia di libertà religiosa - di Vincenzo Pacillo

SOMMARIO: 1. Il testo unificato delle proposte di legge C. 36 e C. 134 di fronte al principio di laicità – 2. La questione della libertà di propaganda - 3. Libertà religiosa e mutilazioni rituali - 4. Brevi note in tema di tutela della libertà religiosa dei lavoratori, di otto per mille e di crocifissi nelle aule - 5. Considerazioni conclusive - Nota bibliografica.

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Le “relazioni pericolose” tra libertà di espressione e libertà di religione: riflessioni alla luce del principio di laicità - di Carmela Salazar

SOMMARIO: 1. Premessa -2. Libertà di espressione, libertà di religione, principio di laicità: un rapporto complesso - 3. Il conflitto tra le due libertà ed il diritto penale: la normativa sul c.d. hate speech - 4. ll vilipendio “smantellato”: l’evoluzione della giurisprudenza costituzionale sugli artt. 402 ss., c.p. - 5. Segue: le sentenze sul vilipendio della religione a raffronto con le decisioni sulla “laicizzazione” del giuramento e con le pronunce sull’obiezione di coscienza - 6. Segue: i delitti contro le confessioni religiose nella l. n. 85 del 2006: una riforma “laica”? - 7. Tra conflitti e sinergie: la libertà di espressione religiosa del lavoratore, il nuovo diritto antidiscriminatorio e la disciplina delle “organizzazioni di tendenza” - 8. Segue: le eccezioni alla regola. La libertà di espressione degli insegnanti di religione nella scuola pubblica e la libertà di insegnamento dei docenti dell’Università cattolica - 9. La libertà di esprimere la propria appartenenza religiosa negli ordinamenti multiculturali: il porto dei simboli religiosi (ancora sull’affaire du foulard) - 10. Libertà di espressione e libertà di religione tra sfera della libertà e sfera dell’autorità: le “esternazioni” delle confessioni (con particolare riguardo alla Chiesa cattolica).

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L’Allgemeine Gleichbehandlungsgesetz (AGG): Lex sum, nihil humani a me alienum puto - di Stefano Testa Bappenheim

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Il contesto europeo maieuta delle «4 direttive» - 3. Le «4 direttive» - 4. L’ubi consistam costituzionale tedesco - 5. Le discriminazioni vietate - 6. Fenotipi laburistici dell’AGG - 7. Fenotipi civilistici dell’AGG - 8. Le discriminazioni ammesse - 9. Il § 9, extra Ecclesiis nulla exceptio.

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“Morgen, Morgen! Nur nicht heute!”. Il lavoro dei religiosi secondo la legislazione tedesca - di Stefano Testa Bappenheim

SOMMARIO: Introduzione - 1. Indicazione ad alcune questioni che si possono porre relative ad aspetti tributari o di previdenza sociale - 2. Nessun legame di lavoro con i contratti di servizio - 2.1. Requisiti per l'Istituto - 3. Natura giuridica del Gestellungsvertrag - 3.1. Terminologia - 3.2. Gestellungsvertrag: costruzione illegale o contratto sui generis? - 4. Cambiamenti della giurisprudenza - 41. Giurisprudenza del Reichsfinanzhof - 4.2. Giurisprudenza del Bundesfinanzhof - 4.3. La prassi dell’autorità finanziaria - 5. Aspetti prettamente giuridici dei Gestellungsverträge - 5.1. Questioni giuridiche generali sulla costituzione aziendale relativa all’attività dei professi in un istituto estraneo all’Ordine.

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Enti ecclesiastici – Enti delle Confessioni religiose - di Salvatore Berlingò

SOMMARIO: 1. L’ente ecclesiastico – 2. L’ente ecclesiastico civilmente riconosciuto - 3. Gli enti confessionali - 4. Normativa unilaterale comune e normativa di derivazione bilaterale sugli enti confessionali - 5. Enti riconosciuti dalle Confessioni - 6. Figure soggettive ‘border-line’ di enti confessionali - 7. Le attività non cultuali - 8. Il fine di religione o di culto - 9. La coerenza istituzionale dell’ente confessionale – 10. Autonomia confessionale e fine-struttura degli enti - 11. ‘Ecclesiasticità’ o ‘confessionalità’ e regime del no-profit e delle ‘imprese sociali’ - 12. Esenzioni e agevolazioni fiscali per gli enti confessionali - 13. Rapporti di lavoro e imprese di tendenza presso gli enti delle Confessioni – 14. Evoluzione della disciplina degli enti ecclesiastici e confessionali.

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