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Le frontiere europee della religious accommodation. Spunti di comparazione - di Greta Pavesi

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. La religious accommodation in Europa - 3. (segue) Gli sviluppi più recenti - 4. Il ruolo della giurisprudenza europea: primi segnali di apertura all’accomodamento religioso - 5. Il know-how statunitense e canadese: modelli giurisprudenziali a confronto e possibili interazioni - 6. La religious accommodation in Europa: una prospettiva de iure condendo.

The European frontiers of religious accommodation. Starting points for comparison

ABSTRACT: In the last years several scholars pointed out the desirability to extend the accommodation beyond disability. Currently, indeed, a duty of reasonable accommodation is exclusively provided in favour of people with disabilities (art. 5 dir. 2000/78/CE). Previous contributions, however, have stressed how the existing lack of a provision on religious accommodation can result not only in a low level of protection of religious freedom, but also in the rise of a hierarchy related to discrimination grounds in which religion and belief seem to be left at the bottom. Recently, also the European Courts (especially the ECtHR) have apparently open to the extension of the concept of reasonable accommodation, in line with the sensitivity of the Supreme Courts of USA and Canada, where the religious accommodation was first stated. Moving from the comparison between the American and Canadian jurisprudences and the European one, this paper argues about the transposability of the religious accommodation in Europe, in order to strengthen, even in the workplace, the protection of the freedom of religion.

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Dialogo interculturale e minoranze religiose in Europa al tempo del Covid-19. L’apporto degli ecclesiasticisti - di Salvatore Berlingò

SOMMARIO: 1. Il cambio di paradigma indotto dalla pandemia - 2. Complessità sociali e complessità giuridiche: le loro scansioni temporali - 3. L’obiettivo di “vivere insieme in una società democratica” - 4. L’esemplare negativo della pronunzia S.A.S. c. Francia - 5. La critica alla “cecità interculturale” del secolarismo - 6. La “laicità all’europea” e il principio del “dualismo giurisdizionale” - 7. L’apporto degli ecclesiasticisti: il contributo dell’ ‘accademia’ a una politica del diritto più inclusiva - 8. Il ritorno in auge dei paradigmi euro-mediterranei e gli sviluppi delle democrazie pluraliste.

Cross-cultural Dialogue and Religious Minority in Europe at the COVID-19's time. The Contribution of the Ecclesiasticists.

ABSTRACT: The spread of the pandemic COVID-19, together with the measures of social distance and lockdown, paradoxically have contributed to making the need to recognize what is in common between the most diverse realities increasingly felt. Europe has greater legal resources than other regions of the world to ensure genuine cross-cultural and pluralistic development of the democratic systems.

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Il crocifisso e i diritti del lavoratore nell’ambiente scolastico (aspettando le Sezioni Unite della Cassazione) - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Un nuovo tipo di approccio alla vexata quaestio della legittimità dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane - 2. L’ordinanza della Cassazione 18 settembre 2020, n. 19618: i fatti di causa e lo svolgimento del giudizio di merito - 3. I diritti nell’ambiente scolastico rivendicati dal ricorrente e l’inquadramento della vicenda operato dalla Cassazione - 4. L’(ingiustificata) esclusione dalla sfera applicativa del regio decreto n. 965 del 1924 delle scuole secondarie superiori - 5. I presupposti per far valere una discriminazione indiretta ai danni del lavoratore - 6. L’incongruenza della tesi che desume l’esistenza di una “finalità legittima” del trattamento differenziato dall’esigenza del rispetto della “coscienza morale e civile degli alunni” come declinata dalla “volontà della maggioranza” dei medesimi - 7. La diversa ipotesi della “finalità legittima” del trattamento differenziato dipendente da una decisione rientrante nelle competenze degli organi di autogoverno della scuola - 8. Gli scenari futuribili.

Crucifix and workers’ rights in the school environment (waiting for the United Sections of the Court of Cassation)

ABSTRACT: This paper examines the question of whether the display of crucifixes in public school classrooms is compatible with workers’ rights, in particular the right of teachers not to be discriminated against. To do so, it takes as its starting point a recent ruling by the Court of Cassation, which referred the matter to the United Sections of the same Court for a decision.

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La sfida del pluralismo educativo nella prospettiva sovranazionale e interna - di Nadia Spadaro

SOMMARIO: 1. La sfida del pluralismo educativo - 2. Il pluralismo educativo secondo l’elaborazione giurisprudenziale della Corte Europea dei diritti dell’Uomo - 3. La prospettiva antidiscriminatoria ed economica della Corte di Giustizia dell’Unione Europea - 4. L’effettività dell’istruzione pluralistica nell’ordinamento italiano - 5. Conclusioni.

The challenge of educational pluralism from a supranational and internal perspective

ABSTRACT: Whereas education plays a fundamental role in the construction of an inclusive society, the paper tries to outline the delicate balance between respect for pluralistic demands and state discretion in the educational field, with particular reference to Italy, where an increasingly multi-ethnic society is accompanied by deeply rooted cultural and religious traditions. The analysis will focus on the different approach of supranational and national Courts on issues that are now crucial in educational pluralism both in the perspective of pluralism for the school and in the school.

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Giustizia e riparazione per le vittime delle contemporanee forme di schiavitù. Una valuzione alla luce del diritto internazionale consuetudinario, del diritto internazionale privato europeo e dell’agenda delle Nazioni Unite 2030 (parte seconda) - di Nerina Boschiero

SOMMARIO: parte prima. Introduzione - 1. Dalle più antiche forme di schiavitù a quelle contemporanee: definizioni - 1.1. L’impostazione tradizionale e il suo progressivo superamento: dal concetto di “proprietà” alle diverse forme di “controllo” - 1.2. Le definizioni convenzionali delle diverse e moderne “istituzioni e pratiche” schiaviste - 2. I numeri e le cause della schiavitù, nelle sue forme contemporanee - 2.1. I numeri - 2.2. I fattori di rischio - 3. Jus cogens e obblighi erga omnes. Lo status del divieto di schiavitù - 3.1. La classificazione dei diritti umani “fondamentali”. La nozione di jus cogens - 3.2. La nozione di obblighi erga omnes e l’emersione di valori collettivi della comunità internazionale. La responsabilità (aggravata) degli Stati per violazione di questi obblighi - 3.3. Il ruolo delle sanzioni/contromisure (specifiche o globali) come efficace deterrente rispetto a gravi violazioni e abusi dei diritti umani - 3.4. Dal Rwanda al Myanmar e oltre: recenti e incoraggianti dati della prassi relativi alla repressione giudiziale dei crimini internazionali nelle controversie tra Stati - 4. Il diritto delle vittime all’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi - 4.1. Due diritti distinti o due facce della stessa medaglia? La loro evoluzione - 4.2. Riparazione individuale v. riparazione collettiva - 4.3. Il diritto a “effective remedies” negli strumenti di soft law da far valere nei confronti di attori non-statali - 5. La più recente prassi giudiziale internazionale in materia di accesso alla giustizia riguardo al crimine di schiavitù - 5.1. La giurisprudenza della Corte Edu - 5.2. La giurisprudenza di altre Corti e Istituzioni internazionali in materia di schiavitù e pratiche contemporanee assimilabili: il sistema interamericano - 5.3. Il sistema africano - 5.4 Le decisioni rese dai Tribunali penali internazionali - parte seconda. 6. I limiti alla protezione giudiziaria delle vittime di crimini: il problema della competenza universale (penale e civile) nella prassi giudiziale internazionale e interna, in particolare a fronte dell’immunità garantita dal diritto internazionale generale - 6.1. Competenza universale (civile e penale) e crimini: una sintetica valutazione della giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo - 6.2. Una possibile evoluzione della prassi in materia di competenza civile universale per crimini? - 6.3. La giurisprudenza americana in materia di competenza civile universale basata sull’Alien Tort Act e la sua recente evoluzione - 6.4. Da Kiobel a Nevsun: un nuovo ATS? - 6.5. Un “effetto orizzontale” dei diritti umani nella sfera delle relazioni tra “privati”? - 6.6. Qualche breve considerazione di carattere metodologico - 6.7 Il ruolo propulsivo delle legislazioni nazionali in tema di responsabilità d’impresa - 7. Un possibile, rinnovato ruolo per il diritto internazionale privato europeo in materia di accesso alla giustizia - 7.1. La posizione della Commissione europea rispetto all’applicazione extraterritoriale dell’Alien Tort Act statunitense alle multinazionali straniere ai tempi della sentenza Kiobel - 7.2. Il nuovo quadro normativo europeo sulla responsabilità d’impresa e l’obbligo di diligenza presentato dalla Commissione Europea nel 2020 - 7.3. La proposta di una nuova direttiva europea in materia di due diligence d’impresa. Una prima valutazione - 7.4. L’auspicabile revisione internazionalprivatistica del regolamento Bruxelles I bis: il criterio del forum necessitatis e la sua distinzione rispetto alla competenza civile universale e al forum non conveniens - 7.5. (segue) La riforma del regolamento Roma II: la legge applicabile “astrattamente” più adatta a garantire rimedi effettivi nei procedimenti relativi al risarcimento dei danni derivanti dal crimine di schiavitù - 8. Il target 8.7 dei sustainable development goal dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite - 8.1. I persistenti trend socio-economici alla base delle persistenti forme delle moderne schiavitù - 8.2. Le difficoltà relative all’attuazione del Target 8.7 dell’Agenda 2030 - 9. Considerazioni conclusive. Le azioni della comunità internazionale necessarie nell’immediato futuro per assicurare giustizia e riparazione alle vittime delle moderne forme di schiavitù - 9.1. Le azioni necessarie: aggiornare le vecchie convenzioni ONU del secolo scorso sulla schiavitù dotandole di strumenti che consentano alle vittime di usufruire di speciali “complaint procedures” - 9.2. (segue) Attuare le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - 9.3. (segue) Adottare sanzioni unilaterali come contromisure “legittime” ai sensi del diritto internazionale contemporaneo nei confronti degli Stati che ancora praticano o tollerano forme di schiavitù - 9.4. (segue) Utilizzare al meglio tutti gli strumenti messi a disposizione del diritto internazionale privato e processuale. La necessità di una nuova convenzione sulla responsabilità internazionale d’impresa che consenta agli Stati di dotarsi di criteri di giurisdizione civile universale. In via sussidiaria, la necessità per gli Stati di dotarsi di un forum necessitatis e criteri di collegamento per la legge applicabile idonei a meglio soddisfare i diritti delle vittime - 9.5. (segue) Adottare una prospettiva realmente “victim-centred and human rights-based”.

Justice and Reparation for the Victims of Contemporary Forms of Slavery. An Evaluation in the Light of the Evolving Nature of Public and Private International Law, European Law and the United Nations’ Agenda 2030

ABSTRACT: The Article enlighten the emergence in the twentieth century, through a rigorous exam of the fundamental elements constituting international custom, of a new enlarged notion of slavery which, under the umbrella’s definition of contemporary forms of slaveries, brings together the most heinous forms of  this pervasive and everlasting crime against the humanity. All these new institutions and practices share the same peremptory status and erga omnes nature of the original prohibition, as well as all the (aggravated) consequences that the current apparatus of international law provides for the protection of fundamental interests of the international community as a whole. The Article also explores the way the major limitations to the fundamental right to access to justice and effective reparation for the victims (especially, immunity from foreign courts’ civil jurisdiction) have been recently implemented by national, international and supranational courts. It also prospects the  progressive rise of a human rights’ horizontal effect in the private sphere,  underlying the fundamental role that private international law might have in letting States to exercise extra-territorial jurisdiction in order to guarantee fundamental human rights obligations; thus, reflecting the growing recognition that a pure State-sovereignty-oriented approach has already been gradually supplanted by a human-being-oriented approach. Many concrete suggestions have been advanced in order to put an end in the near future to the crime of slavery, in whatever way declined.

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Giustizia e riparazione per le vittime delle contemporanee forme di schiavitù. Una valutazione alla luce del diritto internazionale consuetudinario, del diritto internazionale privato europeo e dell’agenda delle Nazioni Unite 2030 (parte prima) - di Nerina Boschiero

SOMMARIO: PARTE PRIMA. Introduzione - 1. Dalle più antiche forme di schiavitù a quelle contemporanee: definizioni - 1.1. L’impostazione tradizionale e il suo progressivo superamento: dal concetto di “proprietà” alle diverse forme di “controllo” - 1.2. Le definizioni convenzionali delle diverse e moderne “istituzioni e pratiche” schiaviste - 2. I numeri e le cause della schiavitù, nelle sue forme contemporanee - 2.1. I numeri - 2.2. I fattori di rischio - 3. Jus cogens e obblighi erga omnes. Lo status del divieto di schiavitù - 3.1. La classificazione dei diritti umani “fondamentali”. La nozione di jus cogens - 3.2. La nozione di obblighi erga omnes e l’emersione di valori collettivi della comunità internazionale. La responsabilità (aggravata) degli Stati per violazione di questi obblighi - 3.3. Il ruolo delle sanzioni/contromisure (specifiche o globali) come efficace deterrente rispetto a gravi violazioni e abusi dei diritti umani - 3.4. Dal Rwanda al Myanmar e oltre: recenti e incoraggianti dati della prassi relativi alla repressione giudiziale dei crimini internazionali nelle controversie tra Stati - 4. Il diritto delle vittime all’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi - 4.1. Due diritti distinti o due facce della stessa medaglia? La loro evoluzione - 4.2. Riparazione individuale v. riparazione collettiva - 4.3. Il diritto a “effective remedies” negli strumenti di soft law da far valere nei confronti di attori non-statali - 5. La più recente prassi giudiziale internazionale in materia di accesso alla giustizia riguardo al crimine di schiavitù - 5.1. La giurisprudenza della Corte Edu - 5.2. La giurisprudenza di altre Corti e Istituzioni internazionali in materia di schiavitù e pratiche contemporanee assimilabili: il sistema interamericano - 5.3. Il sistema africano - 5.4 Le decisioni rese dai Tribunali penali internazionali – PARTE SECONDA. 6. I limiti alla protezione giudiziaria delle vittime di crimini: il problema della competenza universale (penale e civile) nella prassi giudiziale internazionale e interna, in particolare a fronte dell’immunità garantita dal diritto internazionale generale - 6.1. Competenza universale (civile e penale) e crimini: una sintetica valutazione della giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo - 6.2. Una possibile evoluzione della prassi in materia di competenza civile universale per crimini? - 6.3. (segue) L’effetto orizzontale dei diritti umani nella sfera delle relazioni tra privati - 6.4. La giurisprudenza americana in materia di competenza civile universale basata sull’Alien Tort Act e la sua recente evoluzione - 6.5 (segue) Da Kiobel a Nevsun: un nuovo ATS canadese? - 6.6. (segue) Qualche breve considerazione di carattere metodologico - 6.7 Il ruolo propulsivo delle legislazioni nazionali in tema di responsabilità d’impresa - 7. Un possibile, rinnovato, ruolo per il diritto internazionale privato europeo in materia di accesso alla giustizia - 7.1. La posizione della Commissione europea rispetto all’applicazione extraterritoriale dell’Alien Tort Act statunitense alle multinazionali straniere ai tempi della sentenza Kiobel - 7.2. Il nuovo quadro normativo europeo sulla responsabilità d’impresa e l’obbligo di diligenza presentato dalla Commissione Europea nel 2020 - 7.3. La proposta di una nuova direttiva europea in materia di due diligence d’impresa. Una prima valutazione - 7.4. L’auspicabile revisione internazionalprivatistica del regolamento Bruxelles I bis: il criterio del forum necessitatis e la sua distinzione rispetto alla competenza civile universale e al forum non conveniens - 7.5. (segue) La riforma del regolamento Roma II: la legge applicabile “astrattamente” più adatta a garantire rimedi effettivi nei procedimenti relativi al risarcimento dei danni derivanti dal crimine di schiavitù -  8. Il target 8.7 dei sustainable development goal dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite - 8.1. I persistenti trend socio-economici alla base delle persistenti forme delle moderne schiavitù - 8.2. Le difficoltà relative all’attuazione del Target 8.7 dell’Agenda 2030 - 9. Considerazioni conclusive. Le azioni della comunità internazionale necessarie nell’immediato futuro per assicurare giustizia e riparazione alle vittime delle moderne forme di schiavitù - 9.1. Le azioni necessarie: aggiornare le vecchie convenzioni ONU del secolo scorso sulla schiavitù dotandole di strumenti che consentano alle vittime di usufruire di speciali “complaint procedures” - 9.2 Attuare le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - 9.3 (segue) Adottare sanzioni unilaterali come contromisure “legittime” ai sensi del diritto internazionale contemporaneo nei confronti degli Stati che ancora praticano o tollerano forme di schiavitù - 9.4 Utilizzare al meglio tutti gli strumenti messi a disposizione del diritto internazionale privato e processuale. La necessità di una nuova convenzione sulla responsabilità internazionale d’impresa che consenta agli Stati di dotarsi di criteri di giurisdizione civile universale. In via sussidiaria, la necessità per gli Stati di dotarsi di un forum necessitatis e criteri di collegamento per la legge applicabile idonei a meglio soddisfare i diritti delle vittime - 9.5 Adottare una prospettiva realmente “victim-centred and human rights-based”.

Justice and Reparation for the Victims of Contemporary Forms of Slavery. An Evaluation in the Light of the Evolving Nature of Public and Private International Law, European Law and the United Nations’ Agenda 2030

ABSTRACT: The Article enlighten the emergence in the twentieth century, through a rigorous exam of the fundamental elements constituting international custom, of a new enlarged notion of slavery which, under the umbrella’s definition of contemporary forms of slaveries, brings together the most heinous forms of  this pervasive and everlasting crime against the humanity. All these new institutions and practices share the same peremptory status and erga omnes nature of the original prohibition, as well as all the (aggravated) consequences that the current apparatus of international law provides for the protection of fundamental interests of the international community as a whole. The Article also explores the way the major limitations to the fundamental right to access to justice and effective reparation for the victims (especially, immunity from foreign courts’ civil jurisdiction) have been recently implemented by national, international and supranational courts. It also prospects the  progressive rise of a human rights’ horizontal effect in the private sphere,  underlying the fundamental role that private international law might have in letting States to exercise extra-territorial jurisdiction in order to guarantee fundamental human rights obligations; thus, reflecting the growing recognition that a pure State-sovereignty-oriented approach has already been gradually supplanted by a human-being-oriented approach. Many concrete suggestions have been advanced in order to put an end in the near future to the crime of slavery, in whatever way declined.

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Il diritto dei minori alla libertà religiosa: tra norme e prassi internazionali - di Marcella Distefano

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Brevi cenni sul contesto normativo internazionale - 3. La valenza della prassi internazionale: in particolare, il ruolo degli organismi internazionali indipendenti - 4. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e la rilevanza delle convinzioni religiose dei genitori - 5. Segue: il rispetto del diritto all’educazione dei minori - 6. Il limitato rilievo dei principi generali a tutela dei minori e la necessità di riconoscere loro un locus standi in sede processuale.

Children's right to religious freedom: between international norms and practice

ABSTRACT: Religious freedom is considered a cornerstone of democratic societies, a vital element that contributes to forming the identity of believers and, with reference to minors, the course of their education and upbringing, accompanying them to adulthood. In international law studies, the right of minors to religious freedom, understood as the set of international obligations imposed on States, in both the negative and positive senses inherent in its achievement, has been little explored. The paper aims to identify systematic elements to help reconstruct the “minimum” content of a child’s right to religious freedom, pursuing two main lines of investigation: one relating to the exercise of freedom of worship in the various social contexts in which minors grow up; the other inherent in the educational project that leads them to adulthood. Recognition of the child of a locus standi in the independent court of law compared to that of the family members in charge of his care will help to realize the subjectivity of the child even in such a sensitive subject matter as religious freedom.

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Oltre il pluralismo religioso.Il veganismo come convincimento di coscienza - di Federico Colombo

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Il caso Casamitjana Costa v. The League Against Cruel Sports - 3. Il veganismo nella giurisprudenza italiana - 4. Pari dignità delle coscienze … - 5. (segue) e specificità del fenomeno confessionale - 6. Definire le convinzioni personali tra libertà del singolo e necessità di accertamento - 7. Spunti conclusivi.

Beyond religious pluralism. Veganism as an expression of freedom of conscience

ABSTRACT: A recent judgement of the Employment Tribunals and a following one of the Tribunal of Bologna recognized veganism as a belief worth of protection. The two judges went beyond the bounds of the religious sphere, exploring the horizon of cultural pluralism, which the Italian Republic, as a secular state, should guarantee. The sentences therefore represent a starting point for addressing the complex issue of the relationship between law and conscience, which recently acquired major importance. As a matter of fact, according to an authoritative doctrine, there is a tendency in all Western legal systems to leave moral or ethical matters to individual self-determination, in accordance with the personalist and pluralist principle. This contribution will then start from the examination of the sentences and then it will deal with some of the main problems concerning freedom of conscience and its protection.

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I musulmani di Tracia e la sentenza CEDU Molla Sali c. Grecia: un itinerario storico-giuridico tra pluralismo religioso e istanze d’uguaglianza - di Andrea Miccichè

SOMMARIO: 1. Premessa: le tappe di un leading case controverso - 2. La presenza dei musulmani in Tracia: un itinerario storico tra fonti interne e internazionali - 3. Il quadro normativo vigente al momento della causa - 4. La Corte e il suo legal reasoning tra equità e uguaglianza - 5. Conclusione: il soft law come substrato valoriale di una decisione annunciata.

The Muslims of Thrace and the case Molla Sali c. Greece. A historical and legal itinerary between religious pluralism and demands for equality

ABSTRACT – The article is inspired by the Molla Sali v. Greece case, resolved by the ECHR. Starting from this case, the article analyzes the complex historical development of the legislation relating to the Muslim minority in the Greek region of Thrace. In particular, the article deals with the prerogatives of the mufti in the judicial field and the application of Islamic law to relations among private individuals. In addition to the treaties concluded between the decaying Ottoman Empire and the main European powers, the article explores the corresponding implementing rules in the Greek legal system. Finally, the article proposes some critical considerations about balancing the principle of equality and the rights of minorities.

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Alevism in Turkey and in Transnational Space: Negotiated Identities between Religion, Culture and Law - di Erdoğan Gedik Hande Birkalan-Gedik Adelaide Madera

SUMMARY: 1. Introduction - 2. Alevi Population in Turkey and in Europe - 3. What is Alevism? Who are the Alevis? - 4. Discrimination against Alevis and Alevi Massacres from the Ottoman Empire to the Turkish Republic - 5. Alevi Migration in Turkey and to Europe - 6. Alevi Organizations in Europe: Cultural, Social, and Historical Perspectives - 7. Discourses of “Other” vs “Equal” on Alevis - 8. Alevi Associations in Europe: Legal Perspectives - 9. Alevism in the Turkish Legal Setting - 10. Alevism at the European Court of Human Rights - 11. Concluding Remarks on Legal Issues - 12. Concluding Remarks on Social and Cultural Issues.

ABSTRACT: Using interdisciplinary lenses, this article examines the cultural, social, and juridical status of the Alevis in Turkey and Western Europe. The ongoing social exclusion and discrimination against Alevis in Turkey make their everyday lives challenging. In Europe, Alevis organized themselves in associations, forming vibrant transnational communities. They struggled for recognition of their cultural-religious rights, and in some European countries, they are given special status. As we will illustrate, their recognition in Europe significantly effected in their case in Turkey but failed to emancipate them fully and posed further issues to tackle with and for the Alevis in Turkey. Gedik and Birkalan-Gedik present sociological, historical, and political contexts to understand the current realities of Alevis in Turkey and Europe, mostly based on their ethnographic studies. Madera examines five cases between 2007-2016 which were presented by the Alevis to the European Court. We conclude that currently, Turkey does not try to suffice the European requirements, namely, the implementation of policies aimed at guaranteeing adequate protection of the collective dimension of religious freedom in a way consistent with European directives.

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Accomodamenti ragionevoli basati sulla religione tra diritto antidiscriminatorio e diversity management - di Barbara G. Bello

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Premessa teorica: la funzione di orientamento sociale del diritto - 2.1. Chiarezza dei messaggi normativi (a monte) - 2.2. Chiarezza dei messaggi normativi (a valle) - 3. Accomodamenti ragionevoli nel diritto antidiscriminatorio dell’Unione europea - 3.1. Perché manca una disposizione sugli accomodamenti ragionevoli basati su tutti i fattori? - 3.2. Perché ampliare la norma sugli accomodamenti ragionevoli? - 4. Dalla norma inderogabile al diversity management - 5. Ripensare il diritto antidiscriminatorio e il diversity management in una prospettiva interculturale - 6. Considerazioni conclusive.

Reasonable Accommodation Based on Religion in Law and Diversity Management

ABSTRACT: The ban on discrimination against workers grounded on religion is a fundamental principle enshrined in the European Union’s primary legislation and anti-discrimination law. However, currently, there is no binding provision at this level of legislation which imposes on employers to adopt reasonable accommodation based on this category. Many scholars promote the adoption of this measure based on religion. Still, the recent jurisprudence of the Court of Justice does not seem encouraging in this sense. In light of this situation, the article aims to investigate the reasons underlying the limitations of the hard law provisions and the implications of the shift from the level of the mandatory norm to that of policy and diversity management in accommodating religious diversity at work, with particular regard to Muslim women working in the private sector. European institutions seem to delegate the law-related function of social orientation to policy and diversity management. Various critical issues emerge from this process of de-juridification, although diversity management generates some good practices, also within the so-called Diversity Charters. With the aim to support the implementation of reasonable religion-based accommodation, this article suggests rethinking the anti-discrimination law and diversity management from an intercultural perspective.

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Turkish secularism’s ordeal with lucifer at Strasbourg: reflexions inspired by the Işik v. Turkey case - di Emre Öktem


SUMMARY: 1. Preliminary remark - 2. The Işık v. Turkey case before the European Court of Human Rights and its background - 3. The previous case-law of the ECtHR in connection with the Işık case - 4. A new protagonist on the Strasbourg stage: The Religious Affairs Directorate - 5. Follow-up cases and subsequent developments – 5.1. ECtHR’s case law – 5.2. Domestic law - 6. Instead of a conclusion: trying to analyse an identity crisis.


 

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Il porto di simboli religiosi nel contesto giudiziario - di Adelaide Madera

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Simboli religiosi e sfera pubblica - 3. Il ruolo della giurisprudenza e il difficile rapporto con l’Islam - 4. Il porto di simboli religiosi nel contesto giudiziario - 5. Le pronunzie Hamidović v. Bosnia and Herzegovina e Lachiri v. Belgium - 6. Presenza o no di una base normativa che valga a giustificare la restrizione della libertà religiosa - 7. La tensione fra il test di proporzionalità e il margine di apprezzamento - 8. La connessione fra posizione individuale e istituzione pubblica …- a) … nel caso Hamidović - b) … nel caso Lachiri - 9. Disamina breve delle pronunzie in materia di porto di simboli e della loro ratio - 10. L’analisi del limite “dei diritti e delle libertà altrui” - 11. Una svolta a favore delle minoranze? - 12. La questione irrisolta di forme religiosamente motivate di face covering in ambito europeo - 13. L’uso di abbigliamento religiosamente caratterizzato nell’ambito delle aule giudiziarie in Canada: l’opinione di maggioranza nella pronunzia R. v. NS. - 14. La concurring opinion del giudice LeBel - 15. La dissenting opinion del giudice Abella - 16. Le potenziali ricadute della pronunzia canadese sulla libertà religiosa individuale e su quella del gruppo di appartenenza - 17. La giurisprudenza canadese successiva - 18. Il porto di simboli religiosi nelle aule giudiziarie negli U.S.A. – 19. Il porto del niqab nelle aule giudiziarie negli U.S.A. - 20. La questione del niqab nelle aule giudiziarie in Australia - 21. Le corti e le minoranze: un tentativo di comparazione fra la giurisprudenza dei giudici extraeuropei di common law … - 22. … e la giurisprudenza della Corte europea - 23. Lo strumento dell’„accomodamento ragionevole” negli ordinamenti extraeuropei di common law - 24. La possibilità del “trapianto” dell’accomodamento ragionevole in ambito comunitario. Il caso Eweida - 25. La conciliabilità del parametro dell’accomodamento ragionevole con gli standard della Corte europea - 26. La garanzia di propozionalità in ambito europeo e i suoi limiti - 27. Il limite del margine di apprezzamento - 28. La necessità di un più rigoroso bilanciamento fra margine di apprezzamento e principio di proporzionalità - 29 Le potenzialità del “ragionevole accomodamento” nell’ambito convenzionale europeo - 30. Una valutazione comparativa del rapporto fra libertà di espressione religiosa “privata” e spazio “pubblico” - 31. La libertà di manifestazione religiosa dei privati nelle aule giudiziarie … - a) … in ambito europeo - b) ... in ambito extraeuropeo - 32) Annotazioni riepilogative.

Religious Garb in the Courtroom

ABSTRACT: The present essay analyses the crucial issue of the freedom to wear religious garments in the courtroom. It provides a comparative survey of European, U.S., Canadian and Australian case law, investigating how they are facing the question concerning the place of religious expression in the public square, and taking into consideration different legal frameworks and their recent developments.

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La libertà religiosa nella giurisprudenza delle Corti europee - di Natascia Marchei

SOMMARIO: 1. - La fisionomia del diritto di libertà religiosa nello spazio europeo: due sistemi a confronto - 2. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di libertà religiosa individuale: le nuove prospettive sul divieto di porto di simboli religiosi - 3. La Corte di giustizia e la libertà religiosa: l’(apparente) risvegliato interesse - 4. Brevi considerazioni conclusive.

Freedom of religion before European Courts

ABSTRACT: This essay aims to investigate the content of the right to religious freedom in the European Court of Human Rights’ and the EU Court of Justice’s case law. As a matter of fact, the approach of these courts appears to be very different. While in the Strasbourg Court’s case law this right is gradually recognized more and more clearly and the legitimate restrictions foreseen in the Convention are interpreted with increasing restraint, the Court of Luxembourg rarely applies the right recognized by art. 10 of the EU Charter of Fundamental Rights in a direct way and often decides the cases through the lenses of an extensive interpretation of the EU anti-discrimination law.

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Sulla libertà di manifestare le proprie opinioni religiose nel luogo di lavoro: brevi note in merito ai casi Achbita e Bougnaoui - di Alex Borghi

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La pregiudiziale belga: causa C-157/15, G4S Secure Solution - 3. La pregiudiziale francese: causa C-188/15, Bougnaoui e ADDH - 4. Le pronunce “gemelle” della Grande Sezione della Corte di giustizia: la sentenza 14 marzo 2017, Achbita, EU:C:2017:203 e la sentenza 14 marzo 2017, Bougnaoui, EU:C:2017:204 - 5. Uno sguardo alla più recente dottrina ecclesiasticistica - 6. La giurisprudenza della Corte Edu: la sentenza Eweida e altri c. Regno Unito del 15 gennaio 2013 (ricorsi nn. 48420/10, 59842/10, 51671/10 e 36516/10) - 7. Osservazioni conclusive.

Freedom to express religious beliefs in the workplace: brief notes on the Achbita and Bougnaoui cases

ABSTRACT: This paper seek to address the delicate issue of religious freedom, from a juridical perspective, analyzing the Achbita and Bougnaoui cases and comparing it with the Eweida one. It intends to elaborate some of the key question of the doctrinal debate on the links between the expression of one's religious beliefs and the workplace. Can neutrality be a valid defense against discriminations? To what extent can the religious freedom of the worker be sacrificed in favor of the business freedom? These are just some of the questions that are posed to the interpreter and to the scholar of ecclesiastical law. They require a careful evaluation of the values involved and the search for solutions of high balance and responsibility.

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Educación, proselitismo y adoctrinamiento: perfil y repercusiones jurídicas - di José Mª Martí Sánchez

SUMARIO: 1. Introducción - 2. El concepto de educación-enseñanza, vinculado a la libertad religiosa y el pluralismo - 3. El proselitismo o incitación articulada para compartir una opción de vida - 4. El concepto de adoctrinamiento, como conducta lícita e ilícita - 5. Consecuencias jurídicas: la educación y sus parámetros - 6. Consecuencias jurídicas: El proselitismo legítimo y el abusivo o ilícito - 7. Los conflictos del proselitismo en el seno de la familia, según el TEDH - 8. Consecuencias jurídicas: el “adoctrinamiento” en la educación familiar y reglada - 9. El adoctrinamiento en los tipos penales - 10. Conclusiones.

Education, proselytism and indoctrination: profile and legal treatment

ABSTRACT: Nowadays the identity is a big question, and his preservation depends by a great deal on the education, the proselytism and the indoctrination. These three concepts, close and complex, demand a juridical explanation. This study looks for to light up them, in the European and Spanish context, through the legislation and the case-law.

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Religione e guarigione: libertà religiosa e principio di autodeterminazione in materia di salute mentale (salus aegroti suprema lex o voluntas aegroti suprema lex) - di Cristiana Maria Pettinato

SOMMARIO: 1. Linee di lettura - 2. La guarigione forzata: i fatti di Vilnius - 3. Il percorso giudiziario che conduce alla decisione di Strasburgo - 4. La dissenting opinion: brevi appunti sul metodo -5. Il sofferto cammino della libertà religiosa tra fede, stregoneria e follia - 6. La forza terapeutica della libertà religiosa: “capacità-libertà” di credere e diritto di guarire - 7. La funzione politica della religione in terra lituana: semi di neo-confessionismo - 8. La sfida dell’inclusione dell’altro da sé: scelte etero-spirituali e prudentia iuris.

Religion and healing: religious freedom and the principle of self-determination in matters of mental health (Salus aegroti suprema lex o voluntas aegroti suprema

ABSTRACT: The case before the Court of Strasbourg, projects us into the most sacred and private dimension of the life of the human being: that of religious options. In the present case, a young woman with behavioral disorders, manifested even before joining the group close to the Movement founded by the Indian Master Osho, following undergoes a series of medical treatments obligatory that force her to the suspension of the religious practices to which she usually devotes for her own psychophysical well-being. But according to the opinion of the doctors these practices compromised the applicant's mental health status, representing a serious and ascertained danger. The doctor becoming the promoter of his patient's health, ends up interfering in the personal sphere of the girl's religious sentiment, trying to modify the choices deemed to be non-conforming to tradition and prejudicial to health, without scientific evidence and, exclusively, on basis of presumptions and religious prejudices. The facts give rise to some considerations on the methods and criteria for balancing the protection of the right to health, and self-determination in therapeutic choices, and the exercise of religious freedom in conditions of compromised mental health, and the risk of a reviving confessional in Lithuania.

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Trattamenti sanitari, diritto all’autodeterminazione ed etiche di fine vita dopo l’ordinanza n. 207 del 2018 della Corte costituzionale - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Considerazioni introduttive - 2. L’ordinanza n. 207 del 2018 della Consulta e la rilevanza costituzionale del “bene vita” - 3. L’„assolutezza” del diritto all’autodeterminazione terapeutica e la sua prevalenza sulla “indisponibilità” del diritto alla vita - 4. Il necessario riconoscimento del diritto all’aiuto al suicidio a tutela della visione personale della “dignità” nel morire ... - 5. ... e del divieto di discriminazioni nel darsi la morte attraverso il distacco delle macchine di sostegno vitale - 6. La “laicità” del biodiritto e il governo delle questioni “eticamente sensibili” - 7. L’apparente “neutralità” dell’opzione pro choice e la disciplina giuridica delle scelte di fine vita.

Health Treatments, Right to Self-determination and End-of-life Choices after Constitutional Court Ordinance No. 207/2018

ABSTRACT: The present essay deals with the issue regarding end-of-life choices after Italian Constitutional Court ruling No. 207/2018, which has prefigured, in certain exceptional situations, the partial unconstitutionality of the provision prohibiting aid to suicide (Article 580 of the Italian Criminal Code). The Author stresses that the patient’s right to refuse or interrupt life-saving treatment can be deemed to be protected by the Constitution, while the enactment of a right to assisted suicide into Italian law would require an ethical choice, which should instead be left to the discretionary assessment of the lawmakers.

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Organizzazioni di tendenza religiosa tra Direttiva europea, diritti nazionali e Corte di giustizia UE - di Pierangela Floris

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La Direttiva 2000/78 CE e i casi Egenberger e IR arrivati a Lussemburgo - 3. Autonomia delle chiese e tutela giurisdizionale dei diritti all’interno delle organizzazioni religiosamente orientate. I contenuti criptici delle pronunce di Lussemburgo - 4. Il requisito ideologico nelle organizzazioni di tendenza. Le integrazioni della Corte UE e le riletture in corso da parte confessionale - 5. L’art. 17 TFUE e l’attesa di chiarimenti.

Religious-Ethos Employers between European Directive, national laws and Court of Justice EU

ABSTRACT: This article examines two recent rulings of the Court of Justice of the European Union (cases Egenberger and IR). These are the first rulings on art. 4, par. 2, Directive 2000/78/EC on “occupational activities within churches and other public or private organisations the ethos of which is based on religion or belief“. On the one hand the author focuses on the passages concerning religious autonomy and jurisdictional protection of rights; on the other hand she highlights the links between the jurisprudence of the two European courts (CJEU and ECHR) and tries to reconcile the statements of the Court of Justice and those of the German constitutional Court on the limits to the autonomy of churches. However, the article highlights how the Court of Justice has not adequately addressed neither the art. 10 of the European Charter of Fundamental Rights EU, nor the art. 17 of the TFEU. As regards the ideological requirement set by art. 4, par. 2 of the European Directive, the study focuses on the additions made by the Court of Justice and recalls the reinterpretations of the ideological requirement recently adopted by the Catholic and Evangelical Churches in Germany.

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Brevi considerazioni a margine della proposta di legge n. 387 del 2018 “Disposizioni concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni” - di Silvia Baldassarre

SOMMARIO: 1. Premessa − 2. Quadro normativo di riferimento ­− 3. Sulla valenza culturale del crocifisso − 4. Laicità, imparzialità, neutralità dei luoghi pubblici - 5. La rimozione dei crocifissi: una condotta da sanzionare? - 6. Osservazioni conclusive.

Draft law n. 387/18, “Provisions concerning the crucifix exhibition in schools and public administrations”: brief reflections.

ABSTRACT: The draft law n. 387 of March 26, 2018, (obligation to expose the Crucifix in schools and public administrations), is part of a complex legal-constitutional context of relations between state and religious phenomenon, characterized by multiple unresolved issues and problematic profiles. The law refers to the theory of cultural and identity value of the symbol, sustained with continuity by the administrative jurisprudence in disputes concerning the regulations governing the exposure of the crucifix. The questionability of this hermeneutical perspective, largely outdated, is clear and evident if we consider the most current judgments on the subject. The most critical issues of the current proposal will be examined.

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Appunti sulla circoncisione rituale nel diritto ecclesiastico e delle religioni - di Alex Borghi

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La giurisprudenza della Suprema Corte - 3. L’introduzione del § 1631, lett. d, nel BGB tedesco e la giurisprudenza di Colonia - 4. Risoluzioni e raccomandazioni del Consiglio d’Europa - 5. Il recente dibattito islandese - 6. Prospettive per l’Italia: necessità o ultroneità di una legge ad hoc? - 7. Osservazioni conclusive.

Notes on ritual circumcision in Ecclesiastical and Religious Law.

ABSTRACT: This paper deals with the delicate issue of ritual circumcision in Ecclesiastical and Religious Law. After having investigated the etymological origin of the word and reconstructed the history of the practice in question – distinguishing between circumcisions: a) therapeutic or prophylactic, b) ritual, c) cultural or ethnic – the focus is on the jurisprudential orientations of the Italian Court of Cassation. The solution proposed by the judgment of 24 November 2011, n. 43646, is carefully read and compared with the EU's law, the German legislation and the results of the recent Icelandic debate. Nevertheless, the absence of an ad hoc law on circumcision does not represent a vulnus in the Italian legal system, since the discipline can be found in the positive law in force, and even before in constitutional principles, as interpreted by the jurisprudence of merit and legitimacy. On the contrary, the essay raises the question that the introduction of a law on circumcision would not only be superfluous (for ethical and cultural reasons, even before legal ones), but also late".

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L’Europa di chi non crede - di Nicola Colaianni

Son passati quasi trent’anni dacché tra le varie dichiarazioni apposte in calce al trattato di Maastricht comparve abbastanza inaspettatamente quella che impegna l’Unione Europea al “dialogo trasparente, costante e regolare” con “le chiese e le associazioni o comunità religiose” non più e non meno, tuttavia, che con le “organizzazioni filosofiche e non confessionali”. Dichiarazione apparentemente innocua, giacché espressamente si esclude che da essa possa essere pregiudicato lo status a quelle organizzazioni assegnato dai diritti nazionali, ma politicamente impegnativa per l’Unione, tanto che fece strada e si riversò nell’art. 17 del TFUE, assumendo così un carattere anche giuridicamente impegnativo. (segue)

Non-believer’s Europe

ABSTRACT: In spite of the Treaty on the Functioning of the European Union, which puts on the same footing the status of the churches and of the humanist organizations, the status  of believers and non-believers is not the same in each state, regardless its model (the paper quotes briefly the features of United Kingdom, France, Belgium, Italy, Germany  and Malta). The reason lies in a kind of mass religious tradition, which at present is even more hard to defeat because of the rampant populism, which takes advantage also of the religion. The antidote stays in the pluralistic – not monist and excluding the differences -  secularism in order to grant the same dignity of believers also to both differently believers and non-believers.

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Pluralismo religioso e integrazione europea: le nuove sfide - di AA. VV. (Angelucci e altri) Antonio Angelucci Maria Ilia Bianco Wojciech Brozowski Marco Croce Lucia Giannuzzo Sina Haydn-Quindeau Corinne Maioni Francesca Mauri Joshua Moir Stefano Montesano Costanza Nardocci Alessandro Negri Marcello Toscano Alessia Tranfo Julia Wagner Giovanni Zaccaroni Marco Parisi Filippo Croci Rosa Geraci

Il 28 settembre 2018, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è tenuto un convegno internazionale co-finanziato dall’Unione Europea, che ha visto la partecipazione di giovani studiosi delle più diverse discipline giuridiche, italiani e stranieri. I relatori, selezionati in seguito ad una “call for papers”, cui è stata data ampia pubblicità in Italia e all’estero, si sono confrontati sul tema del pluralismo religioso nel sistema europeo e, soprattutto, nella recente giurisprudenza delle Corti sovranazionali. (continua)

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Modes of neutrality in the ECtHR jurisprudence related to religious matters: some critical remarks - di Alice Ollino

SUMMARY: 1. Introduction - 2. The meaning of State neutrality: some conceptual clarifications - 3. State’s neutrality vis-à-vis religious organizations: neutrality as absence of interference - 4. State’s neutrality vis-à-vis public education: neutrality as objectivity - 5. State neutrality vis-à-vis religious symbols in the public sphere: neutrality as exclusion of religion - 6. ‘Reversed’ patters of neutrality: the disruptive effect of Lautsi v. Italy - 7. Concluding remarks: decoding the patterns of State neutrality in the jurisprudence of the ECtHR.

ABSTRACT: This contribution discusses the notion of State neutrality in the jurisprudence of the European Court of Human Rights. State neutrality has become increasingly relevant in the rulings of the ECtHR concerning religious freedom, with the Court explicitly resorting to the idea that States should act as neutral and impartial organizers of religious life within their community. Yet, the conception of State neutrality developed by the Court is inconsistent and often gives rise to criticism. By exploring the Court’s main jurisprudence in the context of religious disputes, religious education in public education, and the display of religious symbols in public spaces, this contribution seeks to disentangle the different understandings of neutrality employed by the Court and to critically engage with them.

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Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose - di Nicola Colaianni

SOMMARIO: 1. La direttiva europea 2000/78/CE e le organizzazioni di tendenza - 2. Il caso Egenberger c. Evangelisches Werk dinanzi alla Corte di giustizia - 3. La sindacabilità dei provvedimenti confessionali in materia di lavoro - 4. I controlimiti alla disapplicazione della direttiva - 5. L’obbligo giudiziario di conformazione del diritto nazionale a quello europeo - 6. Il divieto di discriminazione sul lavoro alla stregua della Carta dei diritti del cittadino europeo.

No difference of treatment on grounds of religion or belief and religious organizations

ABSTRACT: It’s the first time that the Court of Justice E.U. deals with the limits of the exemption from ban on discrimination on grounds of religion or belief in favour of organisations the ethos of which is based on religion or belief. The German law implemented softly the directive 2000/78/CE favouring that ethos, as interpreted by those organizations, and consequently limiting the judicial review merely to its plausibility. Viceversa according to the European Court the religion or belief must constitute a genuine, legitimate and justified occupational requirement, having regard to the organisation’s ethos and the proportionality principle (even though not explicitly recalled by the directive). So an exhaustive judgement allows an objective, not spiritualistic, evaluation of the occupational activities and therefore a stronger legal protection of workers under articles 10, 21 and 47 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union.

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Soggettività tributaria e tassabilità delle attività d’impresa nei luoghi religiosi - di Laura Sabrina Martucci

SOMMARIO: 1. Attività d’impresa degli enti religiosi: il contenzioso come indicatore di performance del sistema italiano delle esenzioni - 2. L’endiadi ente/attività nella giurisprudenza: un caso recente - 3. I centri culturali islamici e i Gurdwara sikh: dalla indefinibilità alle soggettività del terzo settore - 4. Segue: La particolare difficoltà di qualificazione delle attività d’impresa nei luoghi di culto islamici - 5. Attività e accesso alle agevolazioni tributarie: la non discriminazione attraverso il Codice del Terzo settore (CTS) - 6. Segue: Le APS islamiche: la positiva esperienza nel Comune di Torino rispetto alla riconoscibilità dei soggettivi passivi tributari - 7. L’autonomia imperfetta, o secondo diritto comune, degli enti delle religioni prive di intesa.

Tax subjectivity and taxability of business activities held in religious places

ABSTRACT: The activities of ecclesiastical institutions, different from those of worship and religion and carried out by entrepreneurial method and rules of the free market, are subject to ordinary taxation. Otherwise, according to our Supreme Court and the European Court of Justice, they would go against the ban of so called incompatible state aid (art. 107, § 1, TFEU), as the status that every national law acknowledges to a artificial person is irrelevant. The Islamic cultural centers, the Sikh Gurdwara are generally in a limbo with a possible discrimination in the enforcement of the regulation under art. 8 of the Constitution. This paper, however, points out a few associative models, that the ecclesiastical institutions could implement so that their religious places can enjoy at least the common exemptions.

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Quando la libertà prevale sulla morale: la pubblicità - di Nicola Colaianni

1 - La questione, cruciale nelle società multiculturali, dell’uso della simbologia religiosa è tornata sotto la supervisione della Corte europea dei diritti umani, che già se n’era occupata più volte per i segni portati attraverso o per complemento dell’abbigliamento personale e una volta anche per quelli esposti nei luoghi pubblici. Stavolta si trattava di citazioni, o meglio allusioni, evangeliche utilizzate a scopo di marketing da un'azienda lituana che produce vestiti: tre manifesti, diffusi anche sul web, con la foto di un uomo e una donna con l'aureola, lui tatuato in jeans, lei con un vestito bianco e una collana di perline, che sembra una corona di rosario. L'allusione a Gesù e Maria si trae dalle frasi esclamative: "Gesù, che pantaloni!", "Gesù, Maria! Cosa indossate!", "Cara Maria, che vestito!" (segue).

Sometimes freedom of expression overrides public morals: the case of advertising

ABSTRACT: This article examines the case Sekmadienis v. Lithuania, where the European Court of human rights found that the advertisements by a clothing company, despite using models and captions referring to “Jesus” and “Mary”, did not offend public morals. Nevertheless the balancing in favour, for once, of freedom of expression is due not to a revirement but, essentially, to two factors: the advertisements neither were gratuitously offensive nor incited hatred and, on the other hand, domestic authorities did not provide sufficient justifications for why such use of religious symbols would had been contrary to public morals. Therefore, it’s an assertion not of secularism in front of religion but – the author says quoting Pier Paolo Pasolini - a new laicity, that does not compete with religion: the advertising laicity, born in middle-class entropy.

I

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Security and Religious Radicalization. Securitization of Islam in Europe - di Agustín Motilla

SUMMARY: 1. Introduction - 2. General measures of the anti-terrorist laws; social surveillance and immigration control - 3. Antiterrorist laws and Islam: the securitization of Muslims in western countries - 4. The enforcement of measures affecting Muslim population not directly related to security: the vague criminalization of Islam - 5. Effects of the measures direct or indirectly justified on security reasons in religious freedom; specially related to Muslim population - 6. Closing remarks; positive statements in the construction of the European Union framework.

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“A ognuno la sua croce”. Notazioni sparse in tema di ostensione istituzionale dei simboli cristiani nella sfera pubblica europea (con particolare riferimento all’art. 28 della legge francese di separazione) - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Delimitazione del tema d’indagine - 2. Gli epigoni giurisprudenziali del caso Lautsi in una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna - 3. L’art. 28 della legge francese di separazione del 9 dicembre 1905 - 4. Il banco di prova dei monumenti ai caduti edificati dopo la legge del 1905 - 5. Le oscillazioni interpretative della giurisprudenza amministrativa in materia di esposizione dei presepi - 6. I dubbi sulla “riscrittura” dell’art. 28 operata dal Conseil d’État - 7. Le sorti della statua “fuorilegge” di papa Giovanni Paolo II - 8. La “prova di forza” della Slovacchia nella vicenda della moneta commemorativa dei Santi Cirillo e Metodio - 9. Conclusioni: trasfigurazione dei simboli o della laicità?

To each his own cross”. Disparate remarks concerning the public display of Christian symbols in the European public sphere (with specific regard to Article 28 of the French Separation Law)

ABSTRACT: The present essay takes as a starting point some recent case law on the so-called “institutional” display of religious symbols (and in particular Christian symbols), in Italy and other European countries. The analysis focuses on both the French legal system and some recent rulings of the administrative jurisprudence, which seems to mark a shift from the more consolidated and traditional reading keys of the “secularism”.

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Libertà religiosa e cittadinanza integrativa. Alcune note sul ‘vivere assieme’ in una società plurale - di Antonio Angelucci

SOMMARIO: 1. Cittadinanza e identità religiosa - 2. Cittadinanza e pluralismo religioso - 3. “Cittadinanza integrativa” e libertà religiosa - 4. La Risoluzione 2076 (2015) e la Raccomandazione 2080 (2015).

Religious Freedom and Integrative Citizenship. Some Notes on 'Living Together' in a Plural Society

ABSTRACT: Circumcision concerns the religious identity of Jews and Muslims. In addition to these circumcisions which can be defined as "confessional-religious" there are also those related to local customs. These types deserve renewed attention after Resolution 1952 (2013) and Recommendation 2023 (2013) of the Parliamentary Assembly of the Council of Europe, both concerning "the right of children to physical integrity", and subsequent resolutions 2076 (2015) and Recommendation 2080 (2015) devoted to "(R) Religion and Living together in a Democratic Society". Citizenship is, in fact, the much broader horizon to be found behind circumcision. While the first two documents tend to consider non-therapeutic circumcision as a possible assault to the physical integrity of children without, therefore, focusing on the profiles inherent the right to religious freedom and the possible inclusive value of its "recognition" for the purposes of universal citizenship, the latter two, focusing on the freedom of 'living together' according to the practices of each religion, seem to be more aware of the need to move towards the realization of a European, inclusive and plural citizenship. However, the category of 'living together', evanescent and ambiguous for its correlation with the principle of majority (as is evident from the most recent case law of the ECHR), requires a new approach that gives it greater objectivity. Concepts such as those of pluralism and plural citizenship, in which civic belonging and religious affiliation can live together, help to go in that direction, renewing, in the end, the membership of a Europe of peoples and not just of economies.

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“A chiare lettere - Transizioni” • Il divieto di indossare il niqab del codice penale belga all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo: un passo in avanti per la formazione del “precedente“ che mette a rischio il pluralismo religioso - di Giuseppe Casuscelli

Pochi giorni or sono la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la pronuncia relativa al caso Belcacemi et Oussar c. Belgique, ha ritenuto che l’art. 653bis del codice penale belga, introdotto dalla legge 1° giugno 2011 - punendo quanti "sauf dispositions légales contraires, se présentent dans les lieux accessibles au public le visage masqué ou dissimulé en tout ou en partie, de manière telle qu’ils ne soient pas identifiables" con la pena "d’une amende de quinze euros à vingt-cinq euros (lire: de 120 à 200 euros) et d’un emprisonnement d’un jour à sept jours ou d’une de ces peines seulement" – non viola gli artt. 8, 9 e 14 della Convenzione. La Corte ha ritenuto di mettere l’accento in special modo sull’art. 9, poiché il divieto di indossare nello spazio pubblico un capo d’abbigliamento destinato a nascondere, in tutto o in parte, il viso pone degli interrogativi sia in ordine al rispetto della vita privata delle donne che desiderano portare il velo integrale per motivi legati ai loro convincimenti, sia in ordine alla loro libertà di manifestare questi convincimenti. (continua)

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Una disciplina-quadro delle libertà di religione: perché, oggi più di prima, urge “provare e riprovare” a mettere al sicuro la pace religiosa - di Giuseppe Casuscelli

SOMMARIO: 1. “Provare e riprovare” - 2. Le ragioni dell’odierna urgenza. I quattro macro fenomeni: sicurezza, crisi economica, migrazioni e populismi - 3. Di alcuni effetti dei macro fenomeni - 4. Avanzando verso la disuguaglianza graduata. Selezione degli interlocutori, margine d’apprezzamento, e limiti della “democrazia costituzionale” - 5. Le scelte di Astrid, e alcuni punti fermi - 6. Una considerazione ancora.

A Framework of Freedom of Religion: for today, it urges "to try and try again" to secure religious peace
ABSTRACT: This article analyzes the theme of the continuing lack of a law on religious freedom in Italy, despite the fact that seventy years have passed since the Republican Constitution was approved. According to the Author, the combination of four macro-phenomena (security, economic crisis, immigration, populism) nowadays urges the Italian Parliament to start debating how to implement the rights guaranteed under art. 19 Cost. - irrespective of the nationality of the person - and to regulate the procedures for reaching the agreements provided for in the third paragraph of art. 8 Cost. using the well-articulated bill proposed by the Astrid study group. The Author, finally, identifies a number of firm points necessary in his view to ensure respect for religious pluralism, secularism of the state and “religious peace”.

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Lavoro, discriminazioni religiose e politiche d’integrazione - di Livia Saporito Francesco Sorvillo Ludovica Decimo

SOMMARIO: 1. La forza sociale delle religioni negli attuali scenari geopolitici - 2. Libertà religiosa, selezione lavorativa e integrazione nel mondo del lavoro - 3. La tutela della libertà religiosa nel rapporto di lavoro -3.1 Le discriminazioni religiose nei rapporti di lavoro nel quadro del diritto primario dell’Unione europea - 3.2 La giurisprudenza comunitaria - 3.3 L’incidenza del precetto religioso sul rapporto di lavoro - 3.4 La “presenza” delle religioni nei luoghi di lavoro: profili simbologici - 4. Istanze religiose e diritto negoziato nelle politiche d’integrazione - 5. Diritto, religione e sfide dell’integrazione.

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Il velo delle donne musulmane tra libertà di religione e libertà d’impresa. Prime osservazioni alla sentenza della Corte di giustizia sul divieto di indossare il velo sul luogo di lavoro - di Nicola Colaianni

Si può essere uguali e diversi? Il porto del velo da parte delle donne musulmane è da anni, nel comune sentire, l’emblema di tale questione, decisiva per le democrazie occidentali sempre più tentate d’interpretare l’uguaglianza come indifferenziazione, che spoglia le persone delle loro qualità peculiari per ridurle a unità numeriche. Eppure, non c’è dubbio che la libertà di abbigliamento sia un tratto caratteristico, e anzi il più evidente, dell’identità personale, che si configura quale “diritto ad essere se stesso (…) con le convinzioni ideologiche, religiose, morali e sociali che differenziano, e al tempo stesso qualificano, l’individuo“. (continua)

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Protezione internazionale e persecuzione per motivi religiosi: la giurisprudenza più recente - di Miriam Abu Salem Nicola Fiorita

SOMMARIO: 1. Prime considerazioni su diritto di asilo e protezione internazionale – 2. La giurisprudenza italiana - 3. La nozione di persecuzione religiosa secondo la Corte di Giustizia – 4. La Corte europea dei diritti dell’uomo torna sul diritto di asilo: conversione, apostasia, rischio di persecuzione.

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L’istruzione religiosa in Turchia: gli Aleviti e la Corte Europea dei Diritti Umani - di Anna Parrilli

SOMMARIO : 1. Breve premessa sull’insegnamento della religione in Europa - 2. La Corte Europea dei Diritti Umani e l’istruzione religiosa - 3. Scuola e religione in Turchia - 4. Alevismo e istruzione religiosa: il caso “Hasan e Eylem Zengin c. Turchia” - 5. La reazione alle sentenze in Turchia e in Europa - 6. Conclusione.

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“A chiare lettere” – Transizioni • La farsa del burqini: ma c’è un giudice a Parigi! (di g.c.) - di Giuseppe Casuscelli

Nei giorni dello sgomento, del lutto per le atrocità degli attentati terroristici, le ordinanze sindacali sul divieto d’indossare il burqini sulle spiagge francesi hanno avuto il sapore penoso di una farsa fuori luogo, che ha alimentato un “dibattito surrealista” sulla laicità “balneare”. Quei divieti di carattere assoluto sono parsi una ripicca inappropriata, inutile se non dannosa: in questi casi, certo, non era in gioco la necessità di salvaguardare le esigenze fondamentali del “vivre ensemble”, regola derogatoria della libertà di abbigliamento individuata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella decisione della Grande Chambre nel caso S.A.S. c. France del 1° luglio 2014 con riferimento all’uso nello spazio pubblico del burqa, che copre l’intero volto. Quei divieti, si legge in un comunicato dell’Onu, “non rafforzano la sicurezza ma, al contrario, alimentano intolleranza religiosa e discriminazione dei musulmani in Francia, in particolare le donne. La parità di genere non si ottiene regolamentando i vestiti che le donne decidono di portare”.

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Tutela della coscienza, tra freedom to resign e indeclinabilità delle funzioni pubbliche - di Vera Valente

SOMMARIO: 1. Freedom to act. Ammissibilità e limiti all’esercizio dell’obiezione di coscienza - 2. Convincimenti religiosi e prestazioni lavorative - 3. Il principio di laicità nella ponderazione tra valori. Note a margine dell’affaire Ebrahimian c. France - 4. La giurisprudenza di Strasburgo: freedom to resign e limiti all’obiezione di coscienza a partire dalla sentenza Eweida - 5. I labili confini dell’agere licere, tra indeclinabilità delle funzioni pubbliche e tutela dei diritti altrui - 6. Un’osservazione conclusiva.

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Verso una tutela nazionale e sovranazionale delle unioni (matrimoniali e civili) tra persone dello stesso sesso? Riflessioni a margine del caso Oliari e altri contro Italia - di Marco Parisi

Sommario : 1. Introduzione - 2. Percorsi giurisprudenziali e normativi interni in materia di unioni civili - 3. Il caso Oliari contro Italia e le sue ripercussioni sul dibattito in tema di coppie same sex - 4. Conclusioni.

ABSTRACT : At a supranational level, there has been a progressive evolution of the concept of family, which would not seem rooted solely on the traditional concept that refers to heterosexual marriage, nor necessarily requiring the difference in sex of the engaged couple. In Italy, the difficulties encountered in terms of legislative action at a national level, in the purpose of the definition of a legal status to the unions between persons of the same sex, have led, in recent years, many couples to turn to the European Court of Human Rights in order to obtain the recognition, within the italian legal system, of the right to marry for homosexual unions, and the right to the transcript of the marriage or registered partnership concluded abroad. This has generated a lively and stimulating legal and jurisprudential debate. The article aims to reconstruct conceptually the problem raised by the question of "egalitarian marriage", accessible to all couples, regardless of possible gender identity of the contractors, and the resulting answers and solutions offered, in a internal and supranational level, by political and judicial bodies.

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Appartenenza confessionale e ostracismo: qualcosa di nuovo, anzi d’antico, nelle dinamiche dell’affiliazione religiosa - di Laura Sabrina Martucci

SOMMARIO: 1. Le dimissioni da “socio aderente non da fedele”: il caso della sentenza della Corte di Appello di Bari, 28 ottobre 2014 - 2. Rilevanza ed effetti dell’“annuncio” alla comunità - 3. La regola dell’ostracismo - 4. La preminenza dell’autonomia confessionale nella giurisprudenza CEDU: osservazioni critiche - 5. Il bilanciamento tra persona e comunità nella post-modernità.

Religious Belonging and Ostracism: something new, or rather old, in the dynamics of the religious affiliation

ABSTRACT: The case relating to the resignation as “adherent”, and not as “believer”, to the Christian Congregation of Jehovah's Witnesses (App. Bari, October 28, 2014), brings out again the problem of the relationship between individual and authorities in the religious confessions. Indeed the procedures followed in order to limit the intra-confessional dissent can bring about an ostracism, biasing the dynamics of the religious affiliation. This paper indicates the novelties of the problem, as pointed out by the sociological studies, in order to accommodate the always necessary balance between the rights of the person and the power to inflict banishments, recognized to the community (autonomy).

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“A chiare lettere” - Transizioni • Libertà di religione e libertà d’opinione a confronto: bilanciamento e obbligazioni positive degli Stati membri dell’UE (di g.c.) - di Giuseppe Casuscelli

La sentenza della Corte EDU nel caso Karaahmed v. Bulgaria , divenuta definitiva da pochi giorni e di seguito riportata per esteso, affronta il problema del bilanciamento tra la libertà di coscienza e di religione, garantita dell’art. 9 della Convenzione EDU, e le libertà di manifestazione del pensiero e di espressione riunione e associazione, garantite dagli artt. 10 e 11. Si tratta, è noto, di una questione aperta e fortemente dibattuta in molti Paesi dell’Unione Europea; nel nostro, che ci riguarda più da vicino, le forze politiche ne hanno fatto l’oggetto di aspri contrasti di vedute, che assumono spesso gli aspetti (non solo teorici) dell’estremismo ideologico, dell’iperbole e dell’esasperazione linguistica, dell’indifferenza ai principi costituzionali del pluralismo confessionale e della libertà di religione indistintamente garantita a “tutti” dalla nostra Carta (art. 8, primo comma, e 19 Cost.). (continua)

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Libertà sindacale nelle confessioni religiose. Spunti comparativi - di Laura Sabrina Martucci

SOMMARIO : 1. La tutela dei diritti fondamentali all’interno delle confessioni religiose: la tesi e l’ipotesi - 2. Il caso emblematico del Sindicatul Păstorul cel Bun: a) la giurisprudenza rumena - 3. ( segue ) b) la giurisprudenza della Corte EDU - 4. Autonomia e libertà sindacale: limiti e ordine d’esercizio - 5. Attività ecclesiastiche neutre o non strettamente “spirituali” - 6. Una libertà (sindacale) senza necessità negata.

Freedom of Union inside Religious Organizations. A few comparative Cues.

ABSTRACT: Inside religious Organizations clerics are forbidden to form and to join trade unions . This paper takes its cue from the case of the “Sindicatul Păstorul cel Bun”, to whom Romania refused the registration as a trade union, in order to point out that a few duties practised by priests in favour of their churches are not closely spirituals but rather neutral. Thus, with regard to them, the foregoing ban doesn’t appear as “necessary in a democratic society” under the art. 11 of the European Convention on Human Rights .

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Persecuzioni religiose e diritto d’asilo nella giurisprudenza delle Corti sovranazionali europee - di Pasquale Annicchino

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Divieto di tortura e persecuzioni religiose nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – 3. La nozione di persecuzione religiosa nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea e divergenza rispetto alla Corte di Strasburgo – 4. Conclusioni.

Religious Persecutions and Asylum Law in the case law of European Supranational Courts

ABSTRACT: The rise of restrictions on religious freedom, resulting in the denial of fundamental rights in many parts of the world, has caused an increase in asylum requests in many European countries. This article compares and contrasts the approaches of the European Court of Human Rights and the Court of Justice of the European Union, highlighting common approaches and divergences. Part I introduces the topic. Part II discusses the case law of the European Court of Human Rights. Part III compares and contrasts the approach of the Strasbourg Courts with a recent decision of the Court of Justice of the European Union. Part V concludes arguing for the need of further development of the case law of the European Court of Human Rights in line with the recent developments in EU law.

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I mille splendidi volti della giurisprudenza della Corte di Strasburgo: “guardarsi in faccia” è condizione minima del “vivere insieme” - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Introduzione – 2. Il velo integrale davanti alla Corte di Strasburgo – 3. I profili procedurali e la sussidiarietà – 4. La ratio della legge francese sul divieto di occultamento del viso – 5. La questione del margine di apprezzamento – 6. Il limite alla libertà di manifestare la religione derivante dalla “protezione dei diritti e delle libertà altrui” – 7. La Corte di Strasburgo “dietro” il velo: la “laïcité” e il suo riverberarsi sulla tutela del diritto di libertà di religione.

ABSTRACT: The French Law no. 2010-1192 of 11 October 2010, introduced the ban on wearing clothing designed to conceal one’s face in public places. Muslim women do not have the possibility of wearing the full-face veil ( burqa / niqab ) in public. The present article explores the question concerning whether the burqa ban is compatible with the democratic society in Europe and particularly with Article 9 of the European Convention of Human Rights, which guarantees the exercise of freedom of thought, conscience and religion. To do so, the paper critically analyzes a recent decision of the Strasbourg Court, S.A.S. v. France of July, the 1 st 2014. The Court held that the barrier raised against others by a veil concealing the face can be perceived as breaching the right of others to live in a space of socialisation which makes living together easier. The Author examines the issue considering various features of secularism and their effects on the different points of view regarding religious freedom.

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Islamic Symbols in Europe: the European Court of Human Rights and the European Institutions - di Sara Tonolo

SUMMARY: 1. Preliminary Remarks - 2. The veil before the European Court of Human Rights – 3. Religious Symbols in Article 9 ECHR case law and women’s religious freedom in Europe – 4. Islamic Symbols and European Institutions. Indirect Discrimination? – 5. Conclusive Remarks.

ABSTRACT: Religious freedom within Europe and the place of Islam within Europe are of particular contemporary interest. The focus of recent case law developed by the European Court of Human Rights (ECtHR) has been on national laws which proscribe the wearing of religious symbols in certain aspects of the public sphere, and on the claims more generally to religious and cultural freedom of Muslim minorities in European states. Stepping back from these cases, this Article aims at a theoretical analysis of the subject, involving the contrast between value pluralism as a basis for religious freedom in international law, and other fundamental rights, i.e. women’s or children’s rights. By recognizing the intrinsic connection between individual rights and communal goods, value pluralism opens new pathways for enforcing human rights.

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Brevi note sul tema della territorializzazione dei diritti di libertà religiosa - di Francesco Dimichina

SOMMARIO: 1. Territorializzazione o de-territorializzazione? - 2. Origini del fenomeno - 3. Attualità del problema - 4. Eguaglianza e territorializzazione - 5. Riforma del Titolo V, Parte II della Costituzione e valorizzazione del pluralismo religioso a livello locale - 6. Federalismo e principio di uguaglianza - 7. Il ‘900, la tutela internazionale dei diritti e l’affaire Lautsi - 8. La concezione della laicità “relativa” o “storico ponderata” (rinvio) - 9. Il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo - 10. La decisione della Grande Camera e il principio di laicità - 11. Margine di apprezzamento e territorializzazione - 12. La libertà religiosa come diritto umano universale e il “dilemma del pluralismo”.

Short paper about the territorialization of religious freedom rights

ABSTRACT: Can we talk about the territorialization of religious freedom rights in an era called “the era of the de-territorialization”? This is the question that this short paper tries to resolve. In the opinion of the author, these dual phenomena of territorialization and de-territorialization of religious freedom rights may coexist as it is in the affaire Lautsi. Religious freedom can be assumed as a human right, although its protection varies all over the world. The affaire Lautsi seems to demonstrate that human rights can be considered universal, even though the crucifix can stay in Italian classrooms.
 

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Il simbolismo religioso sul luogo di lavoro nella più recente giurisprudenza europea - di Salvatore Taranto

SOMMARIO: 1. Il problema del simbolismo religioso sul luogo di lavoro – 2. La soluzione per la Giurisprudenza francese – 3. La soluzione per la Corte EDU – 4. Considerazioni conclusive.

ABSTRACT: The author of this paper comments some recent judgments of the French Cour de Cassation and of the European Court of Human Rights concerns the exercise of religious freedom in the workplace. The examination shows some critic aspects of this right in Europe .

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Une progression sans révolution dans l’appréhension européenne des persécutions religieuses - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction - 2. Une issue retentissante: la concrétisation d’une protection conventionnelle contre les persécutions religieuses - 3. Un raisonnement parcellaire: les apories de l’analyse européenne à l’aune de la liberté de religion - 4. Conclusion - 5. Jurisprudence liée - 6. Appendice .

ABSTRACT : By banning deporting of a coptic christian by France to Egypt, where he might suffer persecution, European court of human rights has made an important contribution to the protection of foreigners against measures involving expulsion. The European solution is important because it deals with a complex, but crucial, concept: religious persecution. Unfortunatly, the opportunity offered by this case hase not been fully exploited. Freedom of religion was at the heart of this case, but European court did’nt use it enough.

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Quando il legislatore predilige un punto di vista etico/religioso: il caso del divieto di donazione dei gameti - di Giovanni Di Cosimo

SOMMARIO: 1. Laicità – 2. Eguaglianza e pluralismo – 3. La questione – 4. Strategie: riformulazione – 5. Parallelo – 6. Strategie: minimizzazione – 7. Controvertibilità – 8. Norme – 9. Paternalismo.
 

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Il ruolo delle organizzazioni religiose in Italia e in Europa tra rappresentanza degli interessi e attività di lobbying - di Gianfranco Macrì

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Il ruolo peculiare delle “confessioni” religiose – 3. Modalità distorsive di rilevazione degli interessi religiosi – 4. Particolarismo confessionale vs pluralismo religioso – 5. Il carattere “lobbistico” dello strumento pattizio – 6. Europa, governance e fattore religioso: il lobbying delle chiese e delle altre comunità di fede – 7. Il caso Lautsi c. Italia – 8. Conclusioni.

ABSTRACT: This article analyzes the role of religious groups in the national and European public spaces with a particular focus on their contribution to the new transformation taking place in the field of individual and collective participation to the common good. The main focus of the article deals with the legal and political condition under which religious groups try to advance their lobbying activities in Italy and in Europe.

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Un nouvel équilibre européen dans l’appréhension des convictions religieuses au travail - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction – 2. Une évolution conceptuelle favorable aux employés: d’une logique d’exclusion à une logique de mise en balance – 3. Se vêtir au travail conformément à ses convictions religieuses: Un renforcement du droit des employés de manifester leur religion – 4. Agir au travail conformément à ses convictions religieux: Les oscillations européennes face à l’objection de conscience – 5. Conclusion – 6. Appendice. Jurisprudence liée.

ABSTRACT: In a landmark decision impatiently awaited across the Channel, the European Court of Human Rights provided clarifications on the employee right to manifest religious beliefs at work. The balance between employee rights and requirements of employers is not completely upset. But there has been an important new trend in the european reasoning, in regard to the free expression of religious belief. This will not be without consequence, especially in France where many contemporary debate echo the european solution.

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La “ricerca dell’effettività”: dalla lotta per l’attuazione dei principi costituzionali all’obiettivo della “massima espansione delle tutele” - di Luisa Cassetti

SOMMARIO: Premessa – 1. La CEDU e l’integrazione del parametro costituzionale (art. 117, co. 1 Cost.): i confini del vincolo derivante dalla interpretazione della Corte europea di Strasburgo – 2. Il bilanciamento tra l’interpretazione vincolante della Corte europea ed il “sistema “ dei diritti e dei principi costituzionali: la lotta per l’effettività della Costituzione e l’equilibrio tra i poteri – 2.1. Il sistema dei diritti e gli spazi del legislatore: la soluzione (inammissibilità) che lascia al Parlamento la piena responsabilità di dare forma al “diritto di vivere la coppia omosessuale” – 2.2. Il sindacato sulle scelte legislative alla luce dell’evoluzione dei principi fondamentali dell’ordinamento maturati in ambito CEDU – 3. Il bilanciamento alla luce del sistema costituzionale dei diritti: le trasformazioni dei principi e la ricerca del massimo livello di tutela nel sistema del processo penale. La variegata forza delle additive di principio – 4. L’effettività dei diritti nelle dinamiche tra il livello statale ed il livello regionale dell’intervento legislativo. Il ruolo degli standard omogenei di tutela a livello nazionale ed il potenziamento a livello locale delle garanzie fondato sulla illegittima discriminazione tra i destinatari dei benefici – 5. Un occhio a Strasburgo e un occhio alla storia della Corte costituzionale.

The “Research of Effectiveness” : from the Struggle for the Implementation of the Constitution to the Objective of the Best Protection of Rights

ABSTRACT: The paper reflects on the Case-Law of the Italian Constitutional Court, through which the recent Judgments (beginning with the leading cases nn. 348 and 349 of 2007) that have contributed to the clarification of the status of conventional rules (ECHR), as developed and interpreted by Strasbourg Judges, can be understood in the context of the domestic constitutional system. The author sees in the Jurisprudence of the Constitutional Court dating back to the “struggle” for the effectiveness of the Constitution (including the norms concerning programs and objectives), in the interpretative decisions that have limited the impact of unconstitutionality, according to the budgetary needs in the light of the gradualism of social rights guarantees, and in the  significance of the effectiveness of fundamental rights in the context of the reformed Italian regionalism, interpretative rules which would allow the Constitutional Judge to identify the “best level of protection” of fundamental rights (Judgments 311 and 317 of 2009),
so as to be able to enforce checks and balances among constitutional powers, id est with respect to the responsibility of the legislature and the role of the judiciary.
 

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Sur la reconnaissance de la compétence exclusive des groupements religieux afin d‘instaurer leur structure intrinsèque et les normes intérieures des relations en tant qu’une des garanties ... - di Philip Ryabykh Igor V. Ponkin Alexandra A. Ponkina

SOMMAIRE: 1. Brève histoire de l’affaire – 2. Préambule – 3. Protection de la compétence exclusive des groupements religieux en vue d’instaurer leur structure intrinsèque et les normes intérieures des relations au point de vue de la législation de la Roumanie – 4. Application du principe de l’autonomie des groupements religieux et du principe de l’inadmissibilité d’intervenir pour l’État aux affaires intérieures des groupements religieux – 5. Non-contradiction de la Convention des exigences intérieures des groupements religieux sur la loyauté et la conformité des personnes se trouvant dans les relations de service avec le groupement religieux – 6. Absence des raisons fournies par les faits juridiques suffisantes et justifiant réellement l’assimilation (la mise au même niveau) des groupements religieux avec n’importe quelles autres organisations-employeurs dans la sphère de la réglementation des relations de travail – 7. Légalité de l’instauration des restrictions à la création et les activités des syndicats dans les certaines sphères des relations publiques – 8. Compétence de la Roumanie de fixer dans la législation les restrictions à la liberté des syndicats conformément à la sphère des relations religieuses – 9. Signification des résultats du jugement de l’affaire «Syndicat “Le Bon Pasteur” c. Roumanie» (requête 2330/09) pour L’Église Orthodoxe Russe- 10. Conclusion.

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L’esercizio dell’attività sindacale dei ministri di culto nella Chiesa ortodossa romena - di Federica Botti

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. La costituzione di organizzazioni sindacali di ministri di culto e laici appartenenti alla BOR - 3. Il riconoscimento della personalità giuridica civile al “Sindicatul Pǎstorul cel Bun”- 4. La questione davanti alla Corte EDU: la preminenza del diritto alla tutela attraverso l’azione sindacale - 5. La Corte EDU e l’esistenza di un “besoin social impérieux” - 6. La risposta della Chiesa ortodossa romena alla sentenza CEDU e l’appello alla Grand Chambre - 7. Alcune considerazioni conclusive.


The exercise of trade-union activity of ministers of religion in the Ortodox Rumenian Church

ABSTRACT: The paper analyses the decision of the EDU Court on lack of recognition of the civil corporate status to the “Sindicatul Pǎstorul cel Bun” formed by ministers of religion and laics of the BOR. This decision was appealed before the Grand Chambre of the Romenian State. In this perspective the debate around the development of the situation within the BOR in relation to what is established by the Romanian law is studied, posing the accent on ecclesiological as well as juridical aspects of the problem. Though without omitting to analyse the labor law aspect of the dispute, the A. offers elements of consideration on the connection between the decision of the EDU Court and art. 8 of the Convention on Human Rights, in relation to the protection of religious denominations autonomy and their right to auto-organization. The paper ends up with considerations on the possibility of juridical systems to impose religious denominations organizations elements of democracy, without violating the principles of autonomy, separation and secularity.

 

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Libertà religiosa e libertà di educazione di fronte alla Corte di Strasburgo - di Vincenzo Turchi

SOMMARIO: 1. Libertà religiosa e libertà di educazione: note preliminari – 2. Consiglio d’Europa ed Unione Europea: la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – 3. La Corte europea dei diritti dell’uomo – 4. La funzione interpretativa della Corte nel diritto interno. In particolare, quale fonte integratrice del parametro interposto di costituzionalità ex art. 117, comma 1° Cost. – 5. Educazione e religione nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. I rapporti familiari – 6. Libertà religiosa e libertà di educazione nel prisma della struttura scolastica. Le scuole confessionalmente orientate – 7. Gli insegnamenti obbligatori di religione – 8. I simboli religiosi – 9. In particolare, la “questione” del crocifisso (caso Lautsi c. Italia) – 10. Sintesi conclusiva.

ABSTRACT: The purpose of the paper consists in examining the cases submitted to the European Court of Human Rights in which religious freedom (art. 9 of European Convention of Human Rights) is, in a specific way, related to the right to education (art. 1 of Protocol 1). The fields where arise most important problems are as follows: family relationship, denominational Schools, compulsory denominational (confessional) instruction in Schools, religious symbols in State Schools. From the latest judgments at Strasbourg Court, it seems to emerge a new perspective of the principle of laicità, clearly open to social pluralism. As the Court stated concerning educative pluralism: “the possibility of pluralism in education […] is essential for the preservation of the “democratic society” as conceived by the Convention”.

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I simboli religiosi nello spazio pubblico nella recente esperienza europea - di Paolo Cavana

SOMMARIO: 1. Premessa: alle origini del dibattito attuale - 2. La giurisprudenza della CEDU sui simboli religiosi - 3. La sentenza Lautsi e la sua ratio decidendi: a) Il crocifisso come simbolo passivo - 4. (segue) b) Il margine di apprezzamento dello Stato e le tradizioni nazionali - 5. (segue) c) La garanzia di un contesto pluralista e l’evoluzione del principio di laicità - 6. Gli effetti della  sentenza Lautsi sulla giurisprudenza della CEDU - 7. Gli effetti della sentenza Lautsi in Europa. a) Francia. b) Turchia. c) Germania. d) Paesi di tradizione ortodossa. e) Spagna - 8. Il caso italiano e il ruolo dello Stato nel sostegno ai simboli religiosi della tradizione - 9. La soluzione legislativa: pro e contro - 10. Osservazioni conclusive.

ABSTRACT: This paper examines the issue of religious symbols in the public spaces in the recent European experience. After some preliminary remarks about the origins of the present debate, comparing the American and European religious models, it focuses on the line of decisions of the ECHR in matters of religious symbols. In particular it takes the contents of the Lautsi judgement (2011) into consideration and evaluates its possible effects on the future decisions of the ECHR and of national courts of European countries like France, Turkey, Germany, countries of Orthodox tradition and Spain. In the end it makes some conclusive remarks about the Italian case and the role of the State in supporting the religious symbols of the tradition, examining the advantages and disadvantages of the legislative solution.

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Liberté d’expression (art. 10 CEDH): les funestes paradoxes européens de l’espace public verrouillé - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction – 2. Un abandon européen partiel des clefs de l’espace public – 2.a. L’espace public sous l’emprise apparente des contraintes de conventionalité – 2.b. L’espace public sous le sceau d’une large marge nationale d’appréciation – 3. Le verrouillage axiologique de l’espace public par l’opinion majoritaire – 3.a. La désactivation et l’omission de présupposés favorables à la liberté d’expression – 3.b. Un contrôle européen restreint, perclus de contradictions et de paradoxes – 4. Conclusions.
.
 

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Liberté syndicale (art. 11 CEDH): conflit entre le droit de fonder un syndicat et le principe d’autonomie des communautés religieuses - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction. L’enjeu du droit les employés cléricaux et laïcs d’une communauté religieuse de se constituer en syndicat – 2. L’applicabilité à une communauté religieuse des principes conventionnels dérivés de l’article 11 CEDH – 3. L’intensité de la protection offerte par l’article 11 dans le contexte religieux – 4. L’interdiction d’un syndicat au sein d’une communauté religieuse: une violation conventionnelle per se – 5. Conclusion.

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Note su religione e sfera pubblica tra Costituzione italiana e Convenzione europea “dei diritti dell’uomo” - di Filippo Vari

Il tema del ruolo della religione nella società e del rapporto tra potere pubblico e religione o, per riprendere una terminologia antica, tra imperium e sacerdotium, oggetto di una poderosa riflessione scientifica, è stato riproposto con forza dalla decisione della seconda sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Lautsi v. Italia. (Continua)
 

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Il caso Lautsi contro l’Italia - di Grégor Puppinck

SOMMARIO: 1. Premesse – 2. Il ragionamento della Seconda Sezione – 2.1. La ridefinizione dalla finalità del sistema educativo pubblico – 2.2. Il pluralismo educativo come finalità – 2.3. Sintesi del ragionamento della Sezione – 2.4. Una sentenza contestata - 3. Il ragionamento sviluppato dalla Grande Camera - 3.1. La sussidiarietà e il margine di apprezzamento – 3.2. Il laicismo è una convinzione filosofica non neutra – 3.3. La neutralità si applica all’ “agire” e non all’ “essere” dello Stato – 3.4. Democrazia, neutralità confessionale e laicità – 3.5. L’educazione pubblica nel senso della Grande Camera – 3.6. Il crocefisso: un simbolo passivo – 3.7. L’assenza d’ingerenza dello Stato - 4. Gli sviluppi supplementari alla sentenza della Grande Camera – 4.1. Il crocefisso e il velo islamico – 4.2. La libertà negativa di religione dei non credenti – 4.3. La falsa soluzione bavarese – 4.4. La  tradizione – 4.5. La religione maggioritaria – 4.6. Il dibattito religioso e politico – 4.7. Le conseguenze del caso Lautsi.
 

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La sentenza Lautsi e altri c. Italia della Corte europea dei Diritti dell’Uomo - di Marcello Toscano

SOMMARIO: 1. Premessa: uno strano silenzio – 2. Il ricorso governativo e il suo seguito – 3. La sentenza della Grande Camera – 4. La “fuga“ dalla laicità e la regressione del principio di neutralità – 5. Simboli “forti” e simboli “passivi” – 6. Considerazioni conclusive.

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La pronuncia della Grande Chambre della Corte di Strasburgo sul caso Lautsi C. Italia: post nubila Phoebus - di Vincenzo Turchi

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La giurisdizione domestica sul caso Lautsi - 3. La sentenza della Seconda Sezione della Corte - 4. La sentenza della Grande Chambre - 5. Laicità al plurale - 6. Metagiuridica del crocifisso.

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Rapport. Sur le droit à l’appréciation critique et sur les restrictions légitimes de l’importunité de l’homosexualité - di Mikhaïl N. Kouznetsov Igor V. Ponkin

SOMMAIRE: Introduction - 1. Argumentation du droit à l’évaluation critique de l'homosexualité et de ses aspects sociaux - 2. Caractère agressif de l'idéologie de l'homosexualisme - 3. Atteinte cruelle et inhumaine de lésions corporelles portée à l’individu, les dommages à sa santé dans la pratique de l'homosexualité ”masculine” - 4. Sur la manipulation par les chiffres - 5. Mythe sur la discriminations massives des homosexuels - 6. Violation des Droits de l’Homme et insulte à la dignité humaine pendant les ”gay parades” - 7. Normes de la législation étrangère, émanant de la reconnaissance par l'État des méfaits sociaux de l'homosexualité - 8. Positions juridiques de la Cour Européenne des Droits de l'Homme ayant le point d’impact sur l’élaboration des solutions à propos des questions à discuter - 9. Contradiction à ”l’Ordre public” de la Fédération de Russie des exigences d'établir des régimes juridiques privilégiés pour les homosexuels et leurs groupements et de poursuivre pour toute critique de l'homosexualité – 10. Conclusions.

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L’appartenenza religiosa tra apostasia, divieto di proselitismo e ricerca d’identità - di Giovanni Cimbalo

SOMMARIO: 1. Globalizzazione e difesa dell’identità religiosa - 2. L’apostasia in Italia da atto individuale a comportamento  collettivo - 3. Proselitismo aggressivo e apostasia - 4. La “difesa dello spazio territoriale” nell’ortodossia e il proselitismo tra le confessioni cristiane. Il “modello greco” - 5. La CEDU di fronte al divieto di proselitismo e a tutela della libertà di coscienza - 6. La libertà di non credere nello spazio giuridico dell’Unione Europea.
 

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Convenzione europea, giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo e sua incidenza sul diritto ecclesiastico italiano. Un’opportunità per la ripresa del pluralismo confessionale? - di Giuseppe Casuscelli

SOMMARIO: 1. Un primo interrogativo: il nostro pluralismo confessionale è “vivo o morto”? - 2 – Il raffronto tra il pluralismo confessionale in Italia e quello dell’Europa – 3. La supervisione internazionale nella tutela dei diritti fondamentali e l’art. 9 della CEDU – 4. Il tema delle relazioni tra gli stati-membri e le chiese e le vicende del “margine di apprezzamento” - 5. Le difficoltà italiane nell’adeguamento ai principi della Convenzione europea – 6. L’elaborazione dei principi ad opera delle Corti e la loro applicazione – 7. Verso uno standard minimo convenzionale? – 8. Le norme della CEDU quali fonti interposte nel sistema gerarchico delle fonti - 9 - L’interpretazione convenzionalmente orientata del diritto interno – 10. (segue) e il contesto dei fini-valori della CEDU - 11. Il sistema integrato delle fonti – 12. L’esecuzione delle decisioni della Cedu - 13. Per un pluralismo di “sana e robusta costituzione”, con qualche considerazione sul pragmatismo.

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Liberté de religion (Art. 9 CEDH) : Reconnaissance conventionnelle du droit à l’objection de conscience - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction. Sur l’existence d’un droit à l’objection de conscience – 2. La consécration du droit à l’objection de conscience: entre revirement de jurisprudence et correction tardive d’une interprétation passée – 3. Les implications du droit à l’objection de conscience: entre souhait d’effectivité et souci d’encadrement – 4. Conclusion.

ABSTRACT: In the Bayatyan v. Armenia case, the Grand Chamber of the European Court of Human Rights has decided to reverse the solution previously adopted by the Chamber and devote a right to conscientious objection. Obviously, this result is remarkable because totally new and against the grain of earlier decisions, particularly the decisions of the former European Commission of Human Rights. To find a breach of Article 9 (Freedom of thought, conscience and religion), the Grand Chamber has used – again – a dynamic and evolutive approach, and has “reiterated (…) that the Convention is a living instrument which must be interpreted in the light of present-day conditions and of the ideas prevailing in democratic States today” (§ 102).

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La difficile posizione giuridica dei Testimoni di Geova in Russia di fronte alla Corte di Strasburgo - di Chiara Lapi

SOMMARIO: 1. Il fatto - 2. Il ruolo dei Testimoni di Geova e delle altre religioni in Russia dal 1891 a oggi - 3. Il merito - 4. Conclusioni.

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L’“Affaire Lautsi c. Italie”: la vicenda giudiziaria dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche - di Alessia Leoni

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Precisazione preliminare: l’efficacia nel diritto interno delle sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo - 3. Il percorso giudiziario innanzi ai giudici amministrativi dello Stato - 4. La sentenza della Seconda Sezione della Corte di Strasburgo del 3 novembre 2009 - 5. La decisione del “panel” della Corte EDU del 2 marzo 2010 - 6. L'udienza della Grande Chambre del 30 giugno 2010 – 7. La sentenza della GC del 18 marzo 2011 - 8. Le “opinioni separate” dei giudici della GC nel caso Lautsi.

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Defamation of Religions: A Vague and Overbroad Theory that Threatens Basic Human Rights - di Allison G. Belnap

SUMMARY: 1. Introduction - 2. History of and Motivations for the OIC Defamation of Religions Resolutions - 2.a - The OIC Exerts a Concerted Effort to Protect Islam - 2.b - Terrorist Attacks and Danish Cartoons Raise the Stakes - 3. Defamation of Religions: A Permissible Restraint on Freedom of Speech and Expression? - 3.a - History, Basic Elements, and Contemporary Usage of Defamation - 3.b - Interaction Between Defamation of Religions and the Basic Human Rights Enumerated in Major International Instruments - 4. The Evolution of a Resolution - 4.a. 1999-2000: Beginnings - 4.b. 2001: A Pre-9/11 World - 4.c. 2002: Reactions to the Violent Backlash Against Muslims - 4.d. 2003-2004: Fluctuations in Support - 4.e. 2005: Intensification of a Campaign - 4.f. 2006-2007: The Move to the General Assembly - 4.g. 2008: Decreasing Margins of Support - 4.h. 2009: Current Resolution and Recommendations for Application - 5. Consequences of Accepting the Resolutions and Subsequent Enactment of Statutes Designed to Prevent Defamation of Religions - 5.a. Human Rights Committee - 5.b. The European Court of Human Rights - 5.c. Blasphemy, Incitement, and Hate Speech Laws and Their Enforcement - 5.d. Possible Future Statutes and Enforcement Under Defamation of Religions Theory - 6. Alternatives to Defamation of Religions in the U.N. Resolutions - 7. Conclusion.

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Il crocifisso nelle aule scolastiche in Italia. Una condanna revocata, ma condizionata, dalla Corte Europea dei Diritti Umani - di Maria Gabriella Belgiorno de Stefano

SOMMARIO: La prima sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani del 3 novembre 2009 - Le reazioni in Italia dopo la prima sentenza della Corte di Strasburgo - La sentenza di riesame davanti alla Grande Camera della Corte Europea dei Diritti Umani del 18 marzo 2011 - Le condizioni per mantenere la legittimità dell’esposizione del crocifisso nella scuola statale.

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Droit à l’instruction et liberté de religion (art. 2 du Protocole n° 1 etart. 9 CEDH): Conventionalité de la présence des crucifix dans les salles de classe d’écoles publiques. - di Nicolas Hervieu

SOMMAIRE: 1. Introduction – 2. Les contraintes de conventionalité et la liberté étatique dans l’organisation de l’environnement scolaire: une articulation délicate pour les symboles religieux – 2.1. La soumission de l’aménagement de l’environnement scolaire à un minimum de contraintes de conventionalité – 2.2. La diversité européenne, source d’une large marge d’appréciation au profit des États – 3. Le principe conventionnel de neutralité: entre acrobaties jurisprudentielles et affaiblissement substantiel – 3.1. La minoration contestable de l’impact des crucifix exposés dans les salles de classe – 3.2. Que reste-t-il du principe de neutralité religieuse en matière scolaire? – 4. La portée du revirement.

ABSTRACT: In a particularly sensitive context, the Grand Chamber of the European Court of Human Rights has finally decided to reverse the solution adopted by the Chamber about the famous case Lautsi v. Italy (ECtHR, 2nd Sect. November 3, 2009, Lautsi v. Italy , Appl. No. 30814/06 – ADL’s November 3, 2009). By a majority of fifteen votes against two, the Grand Chamber refuses to condemn Italy for the presence of crucifixes in classrooms of its schools. Receptive to criticism of the solution in 2009, the Court decided to grant broad freedom to States regarding the presence of religious symbols in the school environment. But doing so, she carries out some acrobatics reasoning and reduces principle of neutrality. Lautsi v. Italy , Appl. No. 30814/06 – ADL’s November 3, 2009). By a majority of fifteen votes against two, the Grand Chamber refuses to condemn Italy for the presence of crucifixes in classrooms of its schools. Receptive to criticism of the solution in 2009, the Court decided to grant broad freedom to States regarding the presence of religious symbols in the school environment. But doing so, she carries out some acrobatics reasoning and reduces principle of neutrality.

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Liberté de religion (art. 9 CEDH): droit de ne pas être contraint de révéler ses convictions religieuses et prélèvement à la source de l’impôt cultuel. L’affaire Wasmuth c. Allemagne - di Nicolas Hervieu

Avec une certaine obstination contentieuse, un salarié a régulièrement cherché, depuis 1996, à remettre en cause le système de prélèvement à la source de l’impôt cultuel tel qu’il existe en Allemagne. Dans cet Etat, en effet, les employés doivent remettre à leur employeur respectif “une carte d’impôt sur le salaire" sur  laquelle, entre autres informations, figure  “l’appartenance à une Eglise ou une société religieuse habilitée à lever l’impôt cultuel”. Si le salarié use de son droit de refuser le paiement d’un tel impôt, la mention «--» sera portée dans la case dédiée à l’appartenance religieuse. Dès lors, l’employeur ne retiendra pas sur le salaire la fraction correspondant à cet impôt et ne la transmettra pas au Trésor Public. (Continua)
 

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The European Convention on Human Rights and Church-State Relations. Pluralism vs. Pluralism - di Françoise Tulkens

SUMMARY: INTRODUCTION: Key Provision – An Indirect Regulation - The Court is Not a Constitutional Court - Judicial Restraint - A Vision of Religious Freedom - Institutional Dimension of Religious Freedom - I. MODELS: No Arbitrary State Interference - State Neutrality and Impartiality - II. COUNTER-MODELS: Islam – Sects.

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Diritto dell’Unione europea e status delle confessioni religiose. Profili lavoristici - di Matteo Corti

SOMMARIO: 1. Introduzione – 2. La rilevanza del fenomeno religioso nei rapporti di lavoro nel diritto dell’Unione europea: dal Trattato di Amsterdam a quello di Lisbona – 3. Religione e rapporto di lavoro prima del Trattato di Amsterdam: tendenza espansiva del principio di eguaglianza e limiti ai diritti di circolazione – 4. La direttiva 2000/78/CE e il divieto di discriminazione per motivi religiosi: conseguenze per le legislazioni statali e per i poteri organizzativi dei datori di lavoro (in particolare, la questione del riposo domenicale e delle festività) – 5. L’art. 4, dir. 2000/78/CE: la deroga in favore delle cd. organizzazioni di tendenza – 6. L’importanza della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo a fini interpretativi dell’ampiezza della deroga: i casi Vallauri, Obst e Schüths – 7. La garanzia delle libertà collettive (di religione e sindacale) come precondizione indispensabile per l’esercizio dei diritti di libertà individuale: l’“individualismo” esasperato della giurisprudenza europea.

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La tutela della libertà religiosa nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo - di Jlia Pasquali Cerioli

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. CEDU e sistema delle fonti (brevissimi cenni in prospettiva di diritto interno e di diritto dell’Unione europea) – 3. L’interpretazione “per valori” della Convenzione e il margine di apprezzamento statuale – 4. Lo sviluppo degli indirizzi giurisprudenziali della Corte europea in materia di libertà di religione e di convinzione individuale – 5. (segue…) e nella dimensione “organizzata” – 6. Laicità a presidio della libertà religiosa: pluralismo educativo e società democratica v. obbligo del crocifisso nelle aule (Lautsi c. Italia) – 7. Laicità a sacrificio della libertà religiosa: eccessi di difesa dell’ordine interno v. manifestazione dell’appartenenza confessionale nella pubblica via (Ahmet Arslan c. Turchia) – 8. Conclusioni: identità personale v. identità nazionale.

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Le confessioni religiose e il principio di sussidiarietà nell’Unione europea: un nuovo giurisdizionalismo attraverso il mercato - di Federica Botti

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Il Trattato di Lisbona: un nuovo ruolo per le Confessioni religiose - 3. La gestione dei servizi alla persona come opportunità di investimento attraverso il ricorso alla sussidiarietà orizzontale - 4. Il ruolo delle Confessioni religiose nella costruzione di posizioni dominanti sul mercato dei servizi alla persona: il caso della Romania - 5. Il divieto di aiuti statali alle attività economiche e la costruzione di posizioni di vantaggio: il caso della Chiesa Cattolica in Italia - 6. Invarianze e aporie del Diritto comunitario.

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Il crocifisso in giro per l’Europa: da Roma a Strasburgo (e ritorno) - di Nicola Colaianni

SOMMARIO: 1. Il contesto – 2. Le sentenze di Roma … – 3. … e quella di Strasburgo – 4. Il “margine di apprezzamento”: Roma o Strasburgo? – 5. (Segue): ipotesi e prospettive – 6. Roma e Strasburgo hand in hand.

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Simboli religiosi e laicità a partire dal caso Lautsi v. Italy - di Angela Scerbo

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. In breve: sulle circostanze del caso Lautsi – 3. Per un’analisi ponderata delle argomentazioni svolte dalla Seconda Sezione della Corte di Strasburgo … - 4. … (continua) alla luce del pregresso orientamento giurisprudenziale dei giudici europei … - 5. … (continua) e alla ricerca di una possibile convergenza con la giurisprudenza nazionale in tema di laicità e con il prevalente orientamento dottrinario in materia.

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Il problema della scuola - di Carlo Cardia

SOMMARIO: 1. Premessa. Contenuti e tematiche della trattazione - 2. La libertà della scuola. Un segno della diversità europea. Trattati e Convenzioni - 3. Legislazione e Concordati nazionali - 4. Le scuole dell’Unione Europea - 5. Insegnamento religioso e scuole pubbliche. Conferme ed evoluzione - 6. Multiculturalità, innovazioni, incertezze. La Corte di Strasburgo.

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Salarié d’une Église, Tu pourras commettre l’adultère … Enfin pas systématiquement (CEDH 23 septembre 2010, Obst et Schüth c. Allemagne). Licenciement pour cause d’adultère et obligations spécifiques - di Nicolas Hervieu

Dans des affaires distinctes, deux salariés ont été licenciés pour avoir entretenu des relations qualifiées d’adultères par leurs employeurs, des organisations religieuses situées en Allemagne. L’un, «directeur pour l’Europe au département des relations publiques» de l’Eglise mormone, avait confié à sa hiérarchie avoir eu des relations extraconjugales ce qui entraîna d’ailleurs, outre la rupture de son contrat de travail, son excommunication. L’autre, «organiste et […] chef de choeur» d’une paroisse catholique en Allemagne, avait rendu publique sa séparation d’avec son épouse – le divorce ne fut prononcé que plusieurs années après – et vécu ensuite avec sa nouvelle compagne dont il eu un enfant. Le contrat de travail fut rompu pour adultère et bigamie. Si les juridictions allemandes de première instance et d’appel ont accueilli les contestations de ces licenciements, la Cour fédérale du travail a pour sa part refusé d’y faire droit. (Continua)

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Il “Caso Lombardi Vallauri” dinanzi alla C.e.d.u.: una riscossa della libertà nella scuola? - di Marco Croce

La decisione della II sez. della Corte europea dei diritti dell’uomo del 20 ottobre 2009 sul “Caso Lombardi Vallauri”, pur manifestando un formale ossequio rispetto all’orientamento dell’unico precedente costituzionale in materia, introduce dei forti elementi di novità in rapporto alla dialettica libertà della scuola vs. libertà nella scuola.
Il quadro interno di riferimento entro cui si colloca tale vicenda è noto: con la s.n. 195/1972, emanata a seguito del “Caso Cordero”, la Corte costituzionale sancì, forse senza ponderare adeguatamente i termini delle sue affermazioni, che “non contrasta con l’art. 33 la creazione di università libere, che possono essere confessionali o comunque ideologicamente caratterizzate” e che dall’inquadramento fra le persone giuridiche di diritto pubblico “non consegue che dell’Università Cattolica siano state attenuate l’originaria destinazione finalistica e la connessa caratterizzazione confessionale”, per poi concludere che “negandosi ad una libera università ideologicamente qualificata il potere di scegliere i suoi docenti in base ad una valutazione della loro personalità ... (Continua)

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Kosteski v. FYRM: spunti di riflessione sulla religiosità individuale nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani - di Silvia Angeletti

SOMMARIO: 1. La dimensione individuale e collettiva della religione e l’intervento dello Stato - 2. Il caso Kosteski c. FYRM: l’onere della «prova pubblica» sugli orientamenti confessionali – 3. Religiosità individuale e appartenenza confessionale, tra manifestazioni legittime e riservatezza del forum internum - 3.1. Gli «atti motivati da ragioni religiose» nell’interpretazione della Corte europea. Effetti restrittivi nell’applicazione dell’art. 9 - 3.2. Recenti tendenze nella giurisprudenza dei giudici di Strasburgo: individual approach o state-oriented approach?

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Is the glass half empty or half full? Lautsi v Italy before the European Court of Human Rights - di Pasquale Annicchino

SUMMARY: 1. PART I. Introduction – 2. National proceedings – 3. The case before the ECtHR – 4. The decision of the court – 5. The reaction to the decision – Part II. A BRIEF ANALYSIS OF THE JUDGMENT. - 6. The composition of the court – 7. The meaning of the crucifix – 8. The holding of the case: did the court reach the right decision? – 9. The concept of neutrality – 10. Conclusion.

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Il crocifisso tra Roma e Strasburgo - di Nicola Colaianni

SOMMARIO: 1. Una norma senza legge – 2. Le sentenze di Roma … – 3. … e quella di Strasburgo – 4. La prospettiva della legge.

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Nuovi segnali di crisi: i casi Lombardi Vallauri e Lautsi davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo - di Marcello Toscano

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Il caso Lombardi Vallauri c. Italia: la vicenda - 3. L’analisi della Corte: diritto alla libertà d’espressione e diritto a un processo equo - 4. Università confessionali, procès équitable e principio supremo di tutela giurisdizionale-– 5. Tutela giurisdizionale, principio supremo di laicità e distinzione degli ordini - 6. La sentenza Lautsi c. Italia: i fatti - 7. La decisione della Corte - 8. Alcune osservazioni - 9. L’epilogo europeo di una vicenda tutta italiana - 10. Conclusioni … - 11. … e qualche (disillusa) previsione di breve periodo.

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Il crocifisso nelle aule scolastiche in Italia. Una condanna annunciata della Corte Europea dei Diritti Umani - di Maria Gabriella Belgiorno de Stefano

SOMMARIO: 1. I simboli di appartenenza religiosa – 2. La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre 2009, sul caso Lautsi c. Italia (ricorso n° 30814/06) – 3. Conclusioni sul caso Lautsi c. Italia – 4. Le reazioni in Italia dopo la sentenza della Corte di Strasburgo – 5. Le conseguenze in Italia dell’eventuale definitività della sentenza della Corte europea del 3 novembre 2009 – 6. Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nell’ambito dell’Unione Europea.

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L’efficacia civile delle sentenze ecclesiastiche contumaciali in materia matrimoniale nell’ordinamento spagnolo: spunti microcomparativi - di Sonia Fiorentino

SOMMARIO: 1. I limiti posti dall’ordinamento spagnolo al riconoscimento delle pronunce straniere rese in contumacia di una delle parti – 2. Rilevanza della componente volontaristica della contumacia nel caso delle pronunce confessionali – 3. Contumacia volontaria e libertà di coscienza: la sentenza 24 ottobre 2007 del Tribunale Supremo spagnolo – 4. L’ordinamento italiano e il riconoscimento delle pronunce ecclesiastiche rese in contumacia di una delle parti: considerazioni comparative - 5. La giurisprudenza italiana sul tema – 6. La specificità dell’ordinamento canonico ostativa al riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche contumaciali: possibili sviluppi a partire a) dalla sentenza n. 19809 del 2008 della Cassazione Sezioni Unite - 7. (segue): b) dalla giurisprudenza europea.

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Libertà religiosa e società multiculturali: il caso del velo islamico - di Nicola Fiorita

SOMMARIO: 1. Il velo islamico: un simbolo religioso? – 2. Il velo islamico e gli ordinamenti giuridici europei – 3. Il velo islamico e l’ordinamento giuridico italiano – 4. Oltre il velo: appunti e suggerimenti per società plurali in cerca di percorsi praticabili.

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L’insegnamento della religione sotto il controllo della Corte Europea dei Diritti umani - di Maria Gabriella Belgiorno de Stefano

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. La Corte Europea, il diritto all’istruzione ed il confessionismo statale - 3. Il Caso “Folgero” contro Norvegia – 4. La Norvegia e la clausola di vocazione cristiana – 5. Il Caso “Hasan e Eylem Zengin contro Turchia” – 6. La Sentenze della Corte europea e la laicità degli Stati membri – 7. L’Italia e “la ex religione dello Stato”.

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L’affaire di Scientology. La qualificazione in via giudiziaria di una confessione nel contesto ‘europeo’ della libertà di religione - di Germana Carobene

SOMMARIO: 1. Il caso della Chiesa di Scientology davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo - 2. La particolare evoluzione dei rapporti potere politico - fenomeno religioso nella storia russa - 3. Scientology e le problematiche di identificazione di una ‘confessione religiosa’ - 4. I rilievi dei giudici europei: violazione della libertà religiosa e necessità di intervento nella domestic jurisdiction.

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La libertà religiosa “organizzata” nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo: prime linee di lettura - di Marcello Toscano

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Le decisioni della Commissione - 3. L’approccio sostanzialistico della Corte - 4. Qualche osservazione conclusiva.

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Le minoranze islamiche nella Bulgaria post-comunista: ingerenze statali e libertà confessionale - di Paola Fantelli

SOMMARIO: 1. Profili istituzionali delle relazioni tra Stato e confessioni religiose nella Bulgaria post-comunista: la posizione dell’Islam - 2. Le ingerenze del Governo bulgaro nell’organizzazione interna delle rappresentanze islamiche secondo la Corte di Strasburgo - 3. Alcune osservazioni sull’ingresso della Bulgaria nell’U.E. e sulle problematiche dell’Islam bulgaro-balcanico.

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Le radici europee della laicità dello Stato - di Maria Gabriella Belgiorno de Stefano

SOMMARIO: 1. Premesse – 2. La carta della laicità dello Stato scritta nel secondo comma dell’art. 9 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo – 3. Gli Stati Europei e la Carta di Laicità per l’Europa.

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Le laicità e le democrazie: la laicità della “Repubblica democratica” secondo la Costituzione italiana - di Giuseppe Casuscelli

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Laicità e democrazia nell’Unione europea (nella giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo) - 3. La laicità della Repubblica italiana e le sue specificità (nella giurisprudenza della Corte costituzionale) - 4. Gli interventi per la promozione della libertà religiosa - 5. La distinzione degli ordini - 6. La laicità nella Costituzione tra “bilancio” e “progetto” - 7. Tra passato e presente: ratione peccati … - 8. Il “pieno rispetto” dell’indipendenza di Stato e Chiesa, ciascuno nel proprio ordine - 9. La “reciproca collaborazione” - 10. Il divieto di ingerenza e lo Stato - 11. Il divieto di ingerenza e la Chiesa cattolica - 12. L’esecuzione dell’Accordo del 1984 - 13. L’Unione Europea ed il timore di ingerenze - 14. La tutela della coscienza ed il “relativismo etico” - 15. Conclusioni.

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