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Le frontiere europee della religious accommodation. Spunti di comparazione - di Greta Pavesi

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. La religious accommodation in Europa - 3. (segue) Gli sviluppi più recenti - 4. Il ruolo della giurisprudenza europea: primi segnali di apertura all’accomodamento religioso - 5. Il know-how statunitense e canadese: modelli giurisprudenziali a confronto e possibili interazioni - 6. La religious accommodation in Europa: una prospettiva de iure condendo.

The European frontiers of religious accommodation. Starting points for comparison

ABSTRACT: In the last years several scholars pointed out the desirability to extend the accommodation beyond disability. Currently, indeed, a duty of reasonable accommodation is exclusively provided in favour of people with disabilities (art. 5 dir. 2000/78/CE). Previous contributions, however, have stressed how the existing lack of a provision on religious accommodation can result not only in a low level of protection of religious freedom, but also in the rise of a hierarchy related to discrimination grounds in which religion and belief seem to be left at the bottom. Recently, also the European Courts (especially the ECtHR) have apparently open to the extension of the concept of reasonable accommodation, in line with the sensitivity of the Supreme Courts of USA and Canada, where the religious accommodation was first stated. Moving from the comparison between the American and Canadian jurisprudences and the European one, this paper argues about the transposability of the religious accommodation in Europe, in order to strengthen, even in the workplace, the protection of the freedom of religion.

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La sfida del pluralismo educativo nella prospettiva sovranazionale e interna - di Nadia Spadaro

SOMMARIO: 1. La sfida del pluralismo educativo - 2. Il pluralismo educativo secondo l’elaborazione giurisprudenziale della Corte Europea dei diritti dell’Uomo - 3. La prospettiva antidiscriminatoria ed economica della Corte di Giustizia dell’Unione Europea - 4. L’effettività dell’istruzione pluralistica nell’ordinamento italiano - 5. Conclusioni.

The challenge of educational pluralism from a supranational and internal perspective

ABSTRACT: Whereas education plays a fundamental role in the construction of an inclusive society, the paper tries to outline the delicate balance between respect for pluralistic demands and state discretion in the educational field, with particular reference to Italy, where an increasingly multi-ethnic society is accompanied by deeply rooted cultural and religious traditions. The analysis will focus on the different approach of supranational and national Courts on issues that are now crucial in educational pluralism both in the perspective of pluralism for the school and in the school.

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Giustizia e riparazione per le vittime delle contemporanee forme di schiavitù. Una valuzione alla luce del diritto internazionale consuetudinario, del diritto internazionale privato europeo e dell’agenda delle Nazioni Unite 2030 (parte seconda) - di Nerina Boschiero

SOMMARIO: parte prima. Introduzione - 1. Dalle più antiche forme di schiavitù a quelle contemporanee: definizioni - 1.1. L’impostazione tradizionale e il suo progressivo superamento: dal concetto di “proprietà” alle diverse forme di “controllo” - 1.2. Le definizioni convenzionali delle diverse e moderne “istituzioni e pratiche” schiaviste - 2. I numeri e le cause della schiavitù, nelle sue forme contemporanee - 2.1. I numeri - 2.2. I fattori di rischio - 3. Jus cogens e obblighi erga omnes. Lo status del divieto di schiavitù - 3.1. La classificazione dei diritti umani “fondamentali”. La nozione di jus cogens - 3.2. La nozione di obblighi erga omnes e l’emersione di valori collettivi della comunità internazionale. La responsabilità (aggravata) degli Stati per violazione di questi obblighi - 3.3. Il ruolo delle sanzioni/contromisure (specifiche o globali) come efficace deterrente rispetto a gravi violazioni e abusi dei diritti umani - 3.4. Dal Rwanda al Myanmar e oltre: recenti e incoraggianti dati della prassi relativi alla repressione giudiziale dei crimini internazionali nelle controversie tra Stati - 4. Il diritto delle vittime all’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi - 4.1. Due diritti distinti o due facce della stessa medaglia? La loro evoluzione - 4.2. Riparazione individuale v. riparazione collettiva - 4.3. Il diritto a “effective remedies” negli strumenti di soft law da far valere nei confronti di attori non-statali - 5. La più recente prassi giudiziale internazionale in materia di accesso alla giustizia riguardo al crimine di schiavitù - 5.1. La giurisprudenza della Corte Edu - 5.2. La giurisprudenza di altre Corti e Istituzioni internazionali in materia di schiavitù e pratiche contemporanee assimilabili: il sistema interamericano - 5.3. Il sistema africano - 5.4 Le decisioni rese dai Tribunali penali internazionali - parte seconda. 6. I limiti alla protezione giudiziaria delle vittime di crimini: il problema della competenza universale (penale e civile) nella prassi giudiziale internazionale e interna, in particolare a fronte dell’immunità garantita dal diritto internazionale generale - 6.1. Competenza universale (civile e penale) e crimini: una sintetica valutazione della giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo - 6.2. Una possibile evoluzione della prassi in materia di competenza civile universale per crimini? - 6.3. La giurisprudenza americana in materia di competenza civile universale basata sull’Alien Tort Act e la sua recente evoluzione - 6.4. Da Kiobel a Nevsun: un nuovo ATS? - 6.5. Un “effetto orizzontale” dei diritti umani nella sfera delle relazioni tra “privati”? - 6.6. Qualche breve considerazione di carattere metodologico - 6.7 Il ruolo propulsivo delle legislazioni nazionali in tema di responsabilità d’impresa - 7. Un possibile, rinnovato ruolo per il diritto internazionale privato europeo in materia di accesso alla giustizia - 7.1. La posizione della Commissione europea rispetto all’applicazione extraterritoriale dell’Alien Tort Act statunitense alle multinazionali straniere ai tempi della sentenza Kiobel - 7.2. Il nuovo quadro normativo europeo sulla responsabilità d’impresa e l’obbligo di diligenza presentato dalla Commissione Europea nel 2020 - 7.3. La proposta di una nuova direttiva europea in materia di due diligence d’impresa. Una prima valutazione - 7.4. L’auspicabile revisione internazionalprivatistica del regolamento Bruxelles I bis: il criterio del forum necessitatis e la sua distinzione rispetto alla competenza civile universale e al forum non conveniens - 7.5. (segue) La riforma del regolamento Roma II: la legge applicabile “astrattamente” più adatta a garantire rimedi effettivi nei procedimenti relativi al risarcimento dei danni derivanti dal crimine di schiavitù - 8. Il target 8.7 dei sustainable development goal dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite - 8.1. I persistenti trend socio-economici alla base delle persistenti forme delle moderne schiavitù - 8.2. Le difficoltà relative all’attuazione del Target 8.7 dell’Agenda 2030 - 9. Considerazioni conclusive. Le azioni della comunità internazionale necessarie nell’immediato futuro per assicurare giustizia e riparazione alle vittime delle moderne forme di schiavitù - 9.1. Le azioni necessarie: aggiornare le vecchie convenzioni ONU del secolo scorso sulla schiavitù dotandole di strumenti che consentano alle vittime di usufruire di speciali “complaint procedures” - 9.2. (segue) Attuare le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - 9.3. (segue) Adottare sanzioni unilaterali come contromisure “legittime” ai sensi del diritto internazionale contemporaneo nei confronti degli Stati che ancora praticano o tollerano forme di schiavitù - 9.4. (segue) Utilizzare al meglio tutti gli strumenti messi a disposizione del diritto internazionale privato e processuale. La necessità di una nuova convenzione sulla responsabilità internazionale d’impresa che consenta agli Stati di dotarsi di criteri di giurisdizione civile universale. In via sussidiaria, la necessità per gli Stati di dotarsi di un forum necessitatis e criteri di collegamento per la legge applicabile idonei a meglio soddisfare i diritti delle vittime - 9.5. (segue) Adottare una prospettiva realmente “victim-centred and human rights-based”.

Justice and Reparation for the Victims of Contemporary Forms of Slavery. An Evaluation in the Light of the Evolving Nature of Public and Private International Law, European Law and the United Nations’ Agenda 2030

ABSTRACT: The Article enlighten the emergence in the twentieth century, through a rigorous exam of the fundamental elements constituting international custom, of a new enlarged notion of slavery which, under the umbrella’s definition of contemporary forms of slaveries, brings together the most heinous forms of  this pervasive and everlasting crime against the humanity. All these new institutions and practices share the same peremptory status and erga omnes nature of the original prohibition, as well as all the (aggravated) consequences that the current apparatus of international law provides for the protection of fundamental interests of the international community as a whole. The Article also explores the way the major limitations to the fundamental right to access to justice and effective reparation for the victims (especially, immunity from foreign courts’ civil jurisdiction) have been recently implemented by national, international and supranational courts. It also prospects the  progressive rise of a human rights’ horizontal effect in the private sphere,  underlying the fundamental role that private international law might have in letting States to exercise extra-territorial jurisdiction in order to guarantee fundamental human rights obligations; thus, reflecting the growing recognition that a pure State-sovereignty-oriented approach has already been gradually supplanted by a human-being-oriented approach. Many concrete suggestions have been advanced in order to put an end in the near future to the crime of slavery, in whatever way declined.

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Giustizia e riparazione per le vittime delle contemporanee forme di schiavitù. Una valutazione alla luce del diritto internazionale consuetudinario, del diritto internazionale privato europeo e dell’agenda delle Nazioni Unite 2030 (parte prima) - di Nerina Boschiero

SOMMARIO: PARTE PRIMA. Introduzione - 1. Dalle più antiche forme di schiavitù a quelle contemporanee: definizioni - 1.1. L’impostazione tradizionale e il suo progressivo superamento: dal concetto di “proprietà” alle diverse forme di “controllo” - 1.2. Le definizioni convenzionali delle diverse e moderne “istituzioni e pratiche” schiaviste - 2. I numeri e le cause della schiavitù, nelle sue forme contemporanee - 2.1. I numeri - 2.2. I fattori di rischio - 3. Jus cogens e obblighi erga omnes. Lo status del divieto di schiavitù - 3.1. La classificazione dei diritti umani “fondamentali”. La nozione di jus cogens - 3.2. La nozione di obblighi erga omnes e l’emersione di valori collettivi della comunità internazionale. La responsabilità (aggravata) degli Stati per violazione di questi obblighi - 3.3. Il ruolo delle sanzioni/contromisure (specifiche o globali) come efficace deterrente rispetto a gravi violazioni e abusi dei diritti umani - 3.4. Dal Rwanda al Myanmar e oltre: recenti e incoraggianti dati della prassi relativi alla repressione giudiziale dei crimini internazionali nelle controversie tra Stati - 4. Il diritto delle vittime all’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi - 4.1. Due diritti distinti o due facce della stessa medaglia? La loro evoluzione - 4.2. Riparazione individuale v. riparazione collettiva - 4.3. Il diritto a “effective remedies” negli strumenti di soft law da far valere nei confronti di attori non-statali - 5. La più recente prassi giudiziale internazionale in materia di accesso alla giustizia riguardo al crimine di schiavitù - 5.1. La giurisprudenza della Corte Edu - 5.2. La giurisprudenza di altre Corti e Istituzioni internazionali in materia di schiavitù e pratiche contemporanee assimilabili: il sistema interamericano - 5.3. Il sistema africano - 5.4 Le decisioni rese dai Tribunali penali internazionali – PARTE SECONDA. 6. I limiti alla protezione giudiziaria delle vittime di crimini: il problema della competenza universale (penale e civile) nella prassi giudiziale internazionale e interna, in particolare a fronte dell’immunità garantita dal diritto internazionale generale - 6.1. Competenza universale (civile e penale) e crimini: una sintetica valutazione della giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo - 6.2. Una possibile evoluzione della prassi in materia di competenza civile universale per crimini? - 6.3. (segue) L’effetto orizzontale dei diritti umani nella sfera delle relazioni tra privati - 6.4. La giurisprudenza americana in materia di competenza civile universale basata sull’Alien Tort Act e la sua recente evoluzione - 6.5 (segue) Da Kiobel a Nevsun: un nuovo ATS canadese? - 6.6. (segue) Qualche breve considerazione di carattere metodologico - 6.7 Il ruolo propulsivo delle legislazioni nazionali in tema di responsabilità d’impresa - 7. Un possibile, rinnovato, ruolo per il diritto internazionale privato europeo in materia di accesso alla giustizia - 7.1. La posizione della Commissione europea rispetto all’applicazione extraterritoriale dell’Alien Tort Act statunitense alle multinazionali straniere ai tempi della sentenza Kiobel - 7.2. Il nuovo quadro normativo europeo sulla responsabilità d’impresa e l’obbligo di diligenza presentato dalla Commissione Europea nel 2020 - 7.3. La proposta di una nuova direttiva europea in materia di due diligence d’impresa. Una prima valutazione - 7.4. L’auspicabile revisione internazionalprivatistica del regolamento Bruxelles I bis: il criterio del forum necessitatis e la sua distinzione rispetto alla competenza civile universale e al forum non conveniens - 7.5. (segue) La riforma del regolamento Roma II: la legge applicabile “astrattamente” più adatta a garantire rimedi effettivi nei procedimenti relativi al risarcimento dei danni derivanti dal crimine di schiavitù -  8. Il target 8.7 dei sustainable development goal dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite - 8.1. I persistenti trend socio-economici alla base delle persistenti forme delle moderne schiavitù - 8.2. Le difficoltà relative all’attuazione del Target 8.7 dell’Agenda 2030 - 9. Considerazioni conclusive. Le azioni della comunità internazionale necessarie nell’immediato futuro per assicurare giustizia e riparazione alle vittime delle moderne forme di schiavitù - 9.1. Le azioni necessarie: aggiornare le vecchie convenzioni ONU del secolo scorso sulla schiavitù dotandole di strumenti che consentano alle vittime di usufruire di speciali “complaint procedures” - 9.2 Attuare le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - 9.3 (segue) Adottare sanzioni unilaterali come contromisure “legittime” ai sensi del diritto internazionale contemporaneo nei confronti degli Stati che ancora praticano o tollerano forme di schiavitù - 9.4 Utilizzare al meglio tutti gli strumenti messi a disposizione del diritto internazionale privato e processuale. La necessità di una nuova convenzione sulla responsabilità internazionale d’impresa che consenta agli Stati di dotarsi di criteri di giurisdizione civile universale. In via sussidiaria, la necessità per gli Stati di dotarsi di un forum necessitatis e criteri di collegamento per la legge applicabile idonei a meglio soddisfare i diritti delle vittime - 9.5 Adottare una prospettiva realmente “victim-centred and human rights-based”.

Justice and Reparation for the Victims of Contemporary Forms of Slavery. An Evaluation in the Light of the Evolving Nature of Public and Private International Law, European Law and the United Nations’ Agenda 2030

ABSTRACT: The Article enlighten the emergence in the twentieth century, through a rigorous exam of the fundamental elements constituting international custom, of a new enlarged notion of slavery which, under the umbrella’s definition of contemporary forms of slaveries, brings together the most heinous forms of  this pervasive and everlasting crime against the humanity. All these new institutions and practices share the same peremptory status and erga omnes nature of the original prohibition, as well as all the (aggravated) consequences that the current apparatus of international law provides for the protection of fundamental interests of the international community as a whole. The Article also explores the way the major limitations to the fundamental right to access to justice and effective reparation for the victims (especially, immunity from foreign courts’ civil jurisdiction) have been recently implemented by national, international and supranational courts. It also prospects the  progressive rise of a human rights’ horizontal effect in the private sphere,  underlying the fundamental role that private international law might have in letting States to exercise extra-territorial jurisdiction in order to guarantee fundamental human rights obligations; thus, reflecting the growing recognition that a pure State-sovereignty-oriented approach has already been gradually supplanted by a human-being-oriented approach. Many concrete suggestions have been advanced in order to put an end in the near future to the crime of slavery, in whatever way declined.

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Società multiculturali e tutela dell’identità alimentare: alcune riflessioni sulle macellazioni rituali - di Cristina Gazzetta

SOMMARIO: 1. Cibo e religione (e mercato) - 2. L’evoluzione storica del rapporto tra cibo e religione - 3. Elementi utili per una definizione giuridica di macellazione rituale - 4. La questione dello stordimento - 5. La sentenza della Grande Chambre della Corte di giustizia del 29 maggio 2018 (causa C-426/16): la posizione dell’Avvocato Generale Nils Wahl - 6. La sentenza della Grande Chambre della Corte di giustizia del 26 febbraio 2019 (causa C-497/17) - 7. Alcune considerazioni (non) conclusive.

Multicultural societies and protection of food identity: some reflections on ritual slaughter.

ABSTRACT: The intensification of migratory flows and the demographic increase of the population of the Islamic religion in Europe now make it unavoidable to consolidate that process of cultural integration between different ethnic, linguistic and religious components, which had already begun a few decades ago in Western countries and aimed at defining of a new model of open and pluralist society. This process calls into question, in various areas - including that of food protection - the values ​​of dignity, freedom and equality on which European democracies are founded, imposing the search for new balances between potentially conflicting interests. This contribution aims to investigate the compatibility profiles between respect for the food identity of religious minorities, the protection of human health and food safety and the prohibition of causing unnecessary suffering to animals, to highlight whether the principle of neutrality accepted by the current EU legislation is indeed the most suitable for promoting the fundamental values ​​of European society.

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Accomodamenti ragionevoli basati sulla religione tra diritto antidiscriminatorio e diversity management - di Barbara G. Bello

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Premessa teorica: la funzione di orientamento sociale del diritto - 2.1. Chiarezza dei messaggi normativi (a monte) - 2.2. Chiarezza dei messaggi normativi (a valle) - 3. Accomodamenti ragionevoli nel diritto antidiscriminatorio dell’Unione europea - 3.1. Perché manca una disposizione sugli accomodamenti ragionevoli basati su tutti i fattori? - 3.2. Perché ampliare la norma sugli accomodamenti ragionevoli? - 4. Dalla norma inderogabile al diversity management - 5. Ripensare il diritto antidiscriminatorio e il diversity management in una prospettiva interculturale - 6. Considerazioni conclusive.

Reasonable Accommodation Based on Religion in Law and Diversity Management

ABSTRACT: The ban on discrimination against workers grounded on religion is a fundamental principle enshrined in the European Union’s primary legislation and anti-discrimination law. However, currently, there is no binding provision at this level of legislation which imposes on employers to adopt reasonable accommodation based on this category. Many scholars promote the adoption of this measure based on religion. Still, the recent jurisprudence of the Court of Justice does not seem encouraging in this sense. In light of this situation, the article aims to investigate the reasons underlying the limitations of the hard law provisions and the implications of the shift from the level of the mandatory norm to that of policy and diversity management in accommodating religious diversity at work, with particular regard to Muslim women working in the private sector. European institutions seem to delegate the law-related function of social orientation to policy and diversity management. Various critical issues emerge from this process of de-juridification, although diversity management generates some good practices, also within the so-called Diversity Charters. With the aim to support the implementation of reasonable religion-based accommodation, this article suggests rethinking the anti-discrimination law and diversity management from an intercultural perspective.

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Il porto di simboli religiosi nel contesto giudiziario - di Adelaide Madera

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Simboli religiosi e sfera pubblica - 3. Il ruolo della giurisprudenza e il difficile rapporto con l’Islam - 4. Il porto di simboli religiosi nel contesto giudiziario - 5. Le pronunzie Hamidović v. Bosnia and Herzegovina e Lachiri v. Belgium - 6. Presenza o no di una base normativa che valga a giustificare la restrizione della libertà religiosa - 7. La tensione fra il test di proporzionalità e il margine di apprezzamento - 8. La connessione fra posizione individuale e istituzione pubblica …- a) … nel caso Hamidović - b) … nel caso Lachiri - 9. Disamina breve delle pronunzie in materia di porto di simboli e della loro ratio - 10. L’analisi del limite “dei diritti e delle libertà altrui” - 11. Una svolta a favore delle minoranze? - 12. La questione irrisolta di forme religiosamente motivate di face covering in ambito europeo - 13. L’uso di abbigliamento religiosamente caratterizzato nell’ambito delle aule giudiziarie in Canada: l’opinione di maggioranza nella pronunzia R. v. NS. - 14. La concurring opinion del giudice LeBel - 15. La dissenting opinion del giudice Abella - 16. Le potenziali ricadute della pronunzia canadese sulla libertà religiosa individuale e su quella del gruppo di appartenenza - 17. La giurisprudenza canadese successiva - 18. Il porto di simboli religiosi nelle aule giudiziarie negli U.S.A. – 19. Il porto del niqab nelle aule giudiziarie negli U.S.A. - 20. La questione del niqab nelle aule giudiziarie in Australia - 21. Le corti e le minoranze: un tentativo di comparazione fra la giurisprudenza dei giudici extraeuropei di common law … - 22. … e la giurisprudenza della Corte europea - 23. Lo strumento dell’„accomodamento ragionevole” negli ordinamenti extraeuropei di common law - 24. La possibilità del “trapianto” dell’accomodamento ragionevole in ambito comunitario. Il caso Eweida - 25. La conciliabilità del parametro dell’accomodamento ragionevole con gli standard della Corte europea - 26. La garanzia di propozionalità in ambito europeo e i suoi limiti - 27. Il limite del margine di apprezzamento - 28. La necessità di un più rigoroso bilanciamento fra margine di apprezzamento e principio di proporzionalità - 29 Le potenzialità del “ragionevole accomodamento” nell’ambito convenzionale europeo - 30. Una valutazione comparativa del rapporto fra libertà di espressione religiosa “privata” e spazio “pubblico” - 31. La libertà di manifestazione religiosa dei privati nelle aule giudiziarie … - a) … in ambito europeo - b) ... in ambito extraeuropeo - 32) Annotazioni riepilogative.

Religious Garb in the Courtroom

ABSTRACT: The present essay analyses the crucial issue of the freedom to wear religious garments in the courtroom. It provides a comparative survey of European, U.S., Canadian and Australian case law, investigating how they are facing the question concerning the place of religious expression in the public square, and taking into consideration different legal frameworks and their recent developments.

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Interpreting Article 17 TFEU: New Openings towards a European Law and Religion System - di Federico Colombo

SUMMARY: 1. Introduction: From the Traditional Interpretation towards New Openings - 2. Some interpretative difficulties - 3. The Necessary Balance with Other European Interests - 4. Conclusions.

Interpreting Article 17 TFEU: New Openings towards a European Law and Religion System

ABSTRACT: Article 17 TFEU has been mainly interpreted as a “safeguard clause” aimed at preventing the EU from affecting (even indirectly) national disciplines religiously connoted. Although this traditional interpretation seems to find confirmation in the letter of the provision, in the systematic reading with Article 4 TEU, second paragraph, as well as in the original will of the parties, some scholars started giving credit to a different interpretation: the Article could allow the development of a European Law and Religion System. This article aims to investigate the current possibility for the aforementioned change of prospective. It focuses on three key factors: the interpretative difficulties concerning the Article, the recent jurisprudential evolution of the Court of Justice of the European Union and the growing axiological-systematic relevance of the Charter of Fundamental Rights of the European Union. This work argues that Article 17 TFEU does not recognize a national competence ex ante in all religious matters; it only requires the EU to refrain from regulating cases that are concretely characterized by a high rate of denominational specificity.

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La libertà religiosa nella giurisprudenza delle Corti europee - di Natascia Marchei

SOMMARIO: 1. - La fisionomia del diritto di libertà religiosa nello spazio europeo: due sistemi a confronto - 2. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di libertà religiosa individuale: le nuove prospettive sul divieto di porto di simboli religiosi - 3. La Corte di giustizia e la libertà religiosa: l’(apparente) risvegliato interesse - 4. Brevi considerazioni conclusive.

Freedom of religion before European Courts

ABSTRACT: This essay aims to investigate the content of the right to religious freedom in the European Court of Human Rights’ and the EU Court of Justice’s case law. As a matter of fact, the approach of these courts appears to be very different. While in the Strasbourg Court’s case law this right is gradually recognized more and more clearly and the legitimate restrictions foreseen in the Convention are interpreted with increasing restraint, the Court of Luxembourg rarely applies the right recognized by art. 10 of the EU Charter of Fundamental Rights in a direct way and often decides the cases through the lenses of an extensive interpretation of the EU anti-discrimination law.

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Sulla libertà di manifestare le proprie opinioni religiose nel luogo di lavoro: brevi note in merito ai casi Achbita e Bougnaoui - di Alex Borghi

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La pregiudiziale belga: causa C-157/15, G4S Secure Solution - 3. La pregiudiziale francese: causa C-188/15, Bougnaoui e ADDH - 4. Le pronunce “gemelle” della Grande Sezione della Corte di giustizia: la sentenza 14 marzo 2017, Achbita, EU:C:2017:203 e la sentenza 14 marzo 2017, Bougnaoui, EU:C:2017:204 - 5. Uno sguardo alla più recente dottrina ecclesiasticistica - 6. La giurisprudenza della Corte Edu: la sentenza Eweida e altri c. Regno Unito del 15 gennaio 2013 (ricorsi nn. 48420/10, 59842/10, 51671/10 e 36516/10) - 7. Osservazioni conclusive.

Freedom to express religious beliefs in the workplace: brief notes on the Achbita and Bougnaoui cases

ABSTRACT: This paper seek to address the delicate issue of religious freedom, from a juridical perspective, analyzing the Achbita and Bougnaoui cases and comparing it with the Eweida one. It intends to elaborate some of the key question of the doctrinal debate on the links between the expression of one's religious beliefs and the workplace. Can neutrality be a valid defense against discriminations? To what extent can the religious freedom of the worker be sacrificed in favor of the business freedom? These are just some of the questions that are posed to the interpreter and to the scholar of ecclesiastical law. They require a careful evaluation of the values involved and the search for solutions of high balance and responsibility.

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Dalle tradizioni costituzionali comuni all’identità costituzionale il passo è breve? Riflessioni introduttive - di Stefania Ninatti

SOMMARIO: 1. L’identità costituzionale: un crocevia nel rapporto fra ordinamenti - 2. Un’istantanea del dibattito - 3. Visto da Lussemburgo: la prospettiva della Corte di giustizia.

From common constitutional traditions to constitutional identity: is it a short road? A critical introduction

ABSTRACT: Constitutional identity has lately emerged as the most relevant argument underlying the dialogue between the national constitutional courts and the European Court of Justice nowadays. As a matter of fact, this new identitarian seam of the constitutional discourse represents the real battlefield between the national constitutional dimension and the European one. In order to analyse the main features of the EU legal landscape upon which this discussion takes place, this essay investigates the gradual development of the use of the common constitutional traditions as well as the progressive emergence of the concept of constitutional identity as a fundamental element of the whole EU integration process up to including in the Lisbon Treaty a specific provision on this matter, i.e. Art. 4, 2 TEU.

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Dalla tonaca alla toga: il monaco greco-ortodosso Ireneo capofila di un cambiamento? - di Valeria Marzullo

SOMMARIO: 1. Premessa in fatto - 2. L’impugnazione al Consiglio di Stato greco - 3. La recente sentenza (7 maggio 2019, C 431-17) della Corte di Giustizia UE e il suo approdo ermeneutico.

From the cassock to the court dress: is Ireneo, the Greek orthodox monk, leader of a change?

ABSTRACT: The European Court of Justice, declares the Greek legislation contrary to the UE law, according to the judgment of 7 May 2019, C-431/17. The Greek legislation prohibits a monk qualified for the legal profession in Cyprus from enrolling in the register and practicing the profession, in the host Member State, using the title of the Member State of origin.

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La presencia de la religión en la escuela pública inglesa: los actos de culto colectivo por primera vez impugnados ante la High Court - di José Ramón Polo Sabau

SUMARIO: 1. Introducción: las manifestaciones de la confesionalidad inglesa y su creciente cuestionamiento por la doctrina científica - 2. Confesionalidad estatal y sistema educativo en Inglaterra - 3. Los actos de culto colectivo en la escuela pública ante la High Court.

The Place of Religion in State-funded Schools of England: the Act of Collective Worship for the First Time on Trial at the High Court

ABSTRACT: Collective Worship that needs to be wholly or mainly of a broadly Christian character is currently a statutory requirement in all State-funded schools under English law. This legal requirement, along with the inevitable presence in this same type of schools of religious education that also has to reflect the fact that the religious traditions in Great Britain are in the main Christian, whilst taking account of the teaching and practices of the other principal religions represented in Great Britain, are both two requirements that have been frequently considered as very controversial and arising from them are serious concerns about their compliance with human rights legal framework. Very recently a High Court action has been launched against this law on collective worship, in a case that will be heard on 29 November 2019 (Lee and Lizanne Harris v. Oxford Diocesan Schools Trust). This paper gives notice of this recent judicial challenge and briefly explores its main legal implications.

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Il recupero dell’ICI non versata dagli enti non commerciali (anche religiosi). Presupposti ed esiti di una recente pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea - di Alessandro Perego

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. L’esenzione ICI concessa agli immobili degli enti non commerciali: tratti salienti di una vicenda giuridica lunga e complessa – 3. La decisione della Commissione e la conferma del Tribunale UE: l’esenzione dall’ICI era un aiuto di Stato che non può essere recuperato - 4. Il recupero degli aiuti illegittimi: il contesto normativo e giurisprudenziale di riferimento – 5. Il merito della sentenza: la mancata leale collaborazione nella ricerca di modalità alternative per il recupero dell’aiuto - 6. Possibili esiti della sentenza – 7. Ipotesi di “modalità alternative” per il recupero dell’aiuto – 8. Il legittimo affidamento degli enti non commerciali – 9. L’incidenza del tempo sulla possibilità di recupero: la prescrizione – 10. Il valore dell’imposta da recuperare e la deroga prevista per gli aiuti de minimis.

Recovery of the ICI from non-commercial entities (including religious entities) in a recent Court of Justice EU ruling

ABSTRACT. On 6 November 2018, the Court of Justice ruled on the recover of ICI from non-commercial entities (including religious entities) carry out economic activities. The essay analys the judgment (C-622/16, Scuola elementare Maria Montessori/Commissione, EU:C:2018:873) and its practical significance.

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Organizzazioni di tendenza religiosa tra Direttiva europea, diritti nazionali e Corte di giustizia UE - di Pierangela Floris

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. La Direttiva 2000/78 CE e i casi Egenberger e IR arrivati a Lussemburgo - 3. Autonomia delle chiese e tutela giurisdizionale dei diritti all’interno delle organizzazioni religiosamente orientate. I contenuti criptici delle pronunce di Lussemburgo - 4. Il requisito ideologico nelle organizzazioni di tendenza. Le integrazioni della Corte UE e le riletture in corso da parte confessionale - 5. L’art. 17 TFUE e l’attesa di chiarimenti.

Religious-Ethos Employers between European Directive, national laws and Court of Justice EU

ABSTRACT: This article examines two recent rulings of the Court of Justice of the European Union (cases Egenberger and IR). These are the first rulings on art. 4, par. 2, Directive 2000/78/EC on “occupational activities within churches and other public or private organisations the ethos of which is based on religion or belief“. On the one hand the author focuses on the passages concerning religious autonomy and jurisdictional protection of rights; on the other hand she highlights the links between the jurisprudence of the two European courts (CJEU and ECHR) and tries to reconcile the statements of the Court of Justice and those of the German constitutional Court on the limits to the autonomy of churches. However, the article highlights how the Court of Justice has not adequately addressed neither the art. 10 of the European Charter of Fundamental Rights EU, nor the art. 17 of the TFEU. As regards the ideological requirement set by art. 4, par. 2 of the European Directive, the study focuses on the additions made by the Court of Justice and recalls the reinterpretations of the ideological requirement recently adopted by the Catholic and Evangelical Churches in Germany.

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Libertà religiosa collettiva e principio di non discriminazione nel sistema ‘costituzionale’ dell’Unione europea - di Maria Elena Gennusa

SOMMARIO: 1. Autonomia delle organizzazioni religiose e diritti dei singoli: il problema ‘classico’ del contemperamento - 2. Il problema del contemperamento dinanzi alla Corte di giustizia. I casi Vera Egenberger e JQ: stessa narrativa per due gemelli (in parte) diversi? - 3. Il profilo sostanziale delle decisioni: le dimensioni della libertà religiosa e il principio di non discriminazione - 4. Il profilo ordinamentale: Carta dei diritti e principi generali del diritto dell’Unione europea nel rapporto fra sistemi.

Collective religious freedom and principle of non-discrimination in the ‘constitutional’ system of the European Union

ABSTRACT: In the two recently handed down Judgments in the cases Vera Egenberger and JQ, the Court of Justice of the European Union for the first time interpreted Article 4, par. 2 of the Anti-discrimination Framework Directive (Directive 2000/78/EC) admitting a ‘religious exemption’ in favour of Churches and other religious organisation, and ruled on the horizontal application of the right not to be discriminated against in situations coming within the scope of EU law. The paper explores the substantive implications of those Judgments for the collective religious freedom and their contribution in clarifying the horizontal direct effect of the fundamental rights and principles enshrined in the Charter of Fundamental Rights of the European Union.

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Pluralismo religioso e integrazione europea: le nuove sfide - di AA. VV. (Angelucci e altri) Antonio Angelucci Maria Ilia Bianco Wojciech Brozowski Marco Croce Lucia Giannuzzo Sina Haydn-Quindeau Corinne Maioni Francesca Mauri Joshua Moir Stefano Montesano Costanza Nardocci Alessandro Negri Marcello Toscano Alessia Tranfo Julia Wagner Giovanni Zaccaroni Marco Parisi Filippo Croci Rosa Geraci

Il 28 settembre 2018, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è tenuto un convegno internazionale co-finanziato dall’Unione Europea, che ha visto la partecipazione di giovani studiosi delle più diverse discipline giuridiche, italiani e stranieri. I relatori, selezionati in seguito ad una “call for papers”, cui è stata data ampia pubblicità in Italia e all’estero, si sono confrontati sul tema del pluralismo religioso nel sistema europeo e, soprattutto, nella recente giurisprudenza delle Corti sovranazionali. (continua)

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La questione della riconoscibilità civile del divorzio islamico al vaglio della Corte di giustizia dell’Unione europea (a margine della pronunzia del 20 dicembre 2017, C-372/16) - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Notazioni introduttive - 2. I termini della vicenda da cui origina il rinvio pregiudiziale e la competenza della Corte di giustizia a pronunziarsi sulla questione controversa - 3. La portata applicativa del regolamento n. 1259 del 2010 e le sentenze dei tribunali religiosi - 4. Le implicazioni di carattere sistematico della pronunzia in rapporto al principio di incompetenza dell’Unione nella materia ecclesiastica o religiosa - 5. I dubbi sostanziali circa la riconoscibilità in Europa del ripudio islamico - 6. Conclusioni.

The issue of the civil recognizability of the Islamic divorce by the EU Court of Justice (considerations on the ruling of December 20th 2017, C-372/16)

ABSTRACT: The present paper takes as a starting point a recent ruling by the EU Court of Justice concerning the issue of recognizability of Islamic repudiation under the EU Regulation No. 1259/2010. After assessing the conditions underlying the jurisdiction of the Court of Justice to rule on such a controversial matter, the Author excludes that the religious judgments fall within the scope of the aforementioned regulation (and within the purpose of Regulation No. 2201/2013), also in light of the so-called principle of the Union’s incompetence in ecclesiastical or religious matters. Moreover, although the unilateral repudiation is to be considered contrary to the principle of public order of the moral and legal equality of the spouses, the Author concludes that, consistently with the current trend of many legal systems to give increasing broader space to the “negotiating” management of the marriage bond, effective protection of the principle of equality should involve letting women, in some particular situations, have the choice of concretely enforcing that principle.

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Soggettività tributaria e tassabilità delle attività d’impresa nei luoghi religiosi - di Laura Sabrina Martucci

SOMMARIO: 1. Attività d’impresa degli enti religiosi: il contenzioso come indicatore di performance del sistema italiano delle esenzioni - 2. L’endiadi ente/attività nella giurisprudenza: un caso recente - 3. I centri culturali islamici e i Gurdwara sikh: dalla indefinibilità alle soggettività del terzo settore - 4. Segue: La particolare difficoltà di qualificazione delle attività d’impresa nei luoghi di culto islamici - 5. Attività e accesso alle agevolazioni tributarie: la non discriminazione attraverso il Codice del Terzo settore (CTS) - 6. Segue: Le APS islamiche: la positiva esperienza nel Comune di Torino rispetto alla riconoscibilità dei soggettivi passivi tributari - 7. L’autonomia imperfetta, o secondo diritto comune, degli enti delle religioni prive di intesa.

Tax subjectivity and taxability of business activities held in religious places

ABSTRACT: The activities of ecclesiastical institutions, different from those of worship and religion and carried out by entrepreneurial method and rules of the free market, are subject to ordinary taxation. Otherwise, according to our Supreme Court and the European Court of Justice, they would go against the ban of so called incompatible state aid (art. 107, § 1, TFEU), as the status that every national law acknowledges to a artificial person is irrelevant. The Islamic cultural centers, the Sikh Gurdwara are generally in a limbo with a possible discrimination in the enforcement of the regulation under art. 8 of the Constitution. This paper, however, points out a few associative models, that the ecclesiastical institutions could implement so that their religious places can enjoy at least the common exemptions.

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Diritto concordatario versus diritto eurounitario: a chi spetta la primauté? (a margine della pronunzia della Corte di Giustizia del 27 giugno 2017, C-74/16, in tema di agevolazioni fiscali per le “attività economiche” della Chiesa) - di Angelo Licastro Antonio Ruggeri

SOMMARIO: 1. La riproposizione da parte della Corte di Giustizia dello schema collaudato dell’“assorbimento” delle forme di rilevanza del fenomeno religioso nelle regole (e nelle logiche) del libero mercato - 2. La vicenda oggetto del rinvio pregiudiziale - 3. Le valutazioni di merito operate dalla Corte - 4. Le analogie con la vicenda italiana riguardante l’esenzione ICI/IMU degli immobili degli enti ecclesiastici cattolici non esclusivamente destinati a fini di culto - 5. I riflessi della sentenza sulla fiscalità agevolata degli enti ecclesiastici prevista dall’ordinamento italiano - 6. La questione dell’incidenza di tale tipo di controversie sulla clausola di salvaguardia dello status riconosciuto dal diritto nazionale alle Confessioni religiose (art. 17 TFUE) - 7. La “copertura” costituzionale della normativa di derivazione concordataria e il principio del primato del diritto dell’Unione - 8. Struttura internamente composita dell’identità dell’Unione, in seno alla quale si dà il principio del primato del diritto eurounitario come pure quello della salvaguardia dei principi fondamentali degli ordinamenti nazionali, e necessità che, caso per caso (e con la tecnica del bilanciamento), si raggiunga e tenga fermo l’equilibrio tra gli stessi - 9. Struttura parimenti composita dell’identità costituzionale dello Stato e modi di farla valere al momento (e per effetto) dell’ingresso in ambito interno di norme di origine esterna, alla luce del bisogno di affermazione di tutti i principi fondamentali (in ispecie, di quelli espressivi della coppia assiologica fondamentale di libertà e uguaglianza) - 10. Diritto concordatario versus diritto eurounitario: conflitto reale o apparente? - 11. Il significato della decisione qui annotata al piano delle relazioni istituzionali: verso una rimessa a punto del rinvio pregiudiziale e dell’equilibrio per il suo tramite raggiungibile tra la Corte dell’Unione e il giudice nazionale?

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“A chiare lettere – Transizioni” • Esenzioni fiscali a favore delle confessioni e aiuti di stato: le quattro condizioni ex art. 107, paragrafo 1, TFUE e il tetto massimo di 200.00 euro - di Giuseppe Casuscelli

Il trattamento fiscale preferenziale previsto in molti Paesi dell’Unione Europea per le confessioni religiose e per gli enti religiosi e, più in generale, il finanziamento pubblico, diretto o indiretto, di cui essi possono godere – in forza di speciali discipline concordatarie o di diritto comune - deve misurarsi con la previsione del primo comma dell’art. 107 TFUE che dispone essere “incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”. L’Italia ha già sperimentato quanto spinoso sia il problema sollevato dall’interpretazione della norma con specifico riferimento al (mancato) pagamento dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) da parte di enti ecclesiastici che svolgevano (anche) attività imprenditoriale nel settore alberghiero e in quello scolastico.

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Lavoro, discriminazioni religiose e politiche d’integrazione - di Livia Saporito Francesco Sorvillo Ludovica Decimo

SOMMARIO: 1. La forza sociale delle religioni negli attuali scenari geopolitici - 2. Libertà religiosa, selezione lavorativa e integrazione nel mondo del lavoro - 3. La tutela della libertà religiosa nel rapporto di lavoro -3.1 Le discriminazioni religiose nei rapporti di lavoro nel quadro del diritto primario dell’Unione europea - 3.2 La giurisprudenza comunitaria - 3.3 L’incidenza del precetto religioso sul rapporto di lavoro - 3.4 La “presenza” delle religioni nei luoghi di lavoro: profili simbologici - 4. Istanze religiose e diritto negoziato nelle politiche d’integrazione - 5. Diritto, religione e sfide dell’integrazione.

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Il velo delle donne musulmane tra libertà di religione e libertà d’impresa. Prime osservazioni alla sentenza della Corte di giustizia sul divieto di indossare il velo sul luogo di lavoro - di Nicola Colaianni

Si può essere uguali e diversi? Il porto del velo da parte delle donne musulmane è da anni, nel comune sentire, l’emblema di tale questione, decisiva per le democrazie occidentali sempre più tentate d’interpretare l’uguaglianza come indifferenziazione, che spoglia le persone delle loro qualità peculiari per ridurle a unità numeriche. Eppure, non c’è dubbio che la libertà di abbigliamento sia un tratto caratteristico, e anzi il più evidente, dell’identità personale, che si configura quale “diritto ad essere se stesso (…) con le convinzioni ideologiche, religiose, morali e sociali che differenziano, e al tempo stesso qualificano, l’individuo“. (continua)

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Imu, enti ecclesiastici e aiuti di Stato: riflessioni a margine delle sentenze del Tribunale UE di primo grado, in attesa della decisione della Corte di Giustizia - di Marco Allena

Sommario: 1. Introduzione – 2. Il contesto delle decisioni del Tribunale – 3. Le sentenze del Tribunale UE – 4. Problemi giuridici non risolti a livello interno e prospettive de iure condendo.

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Protezione internazionale e persecuzione per motivi religiosi: la giurisprudenza più recente - di Miriam Abu Salem Nicola Fiorita

SOMMARIO: 1. Prime considerazioni su diritto di asilo e protezione internazionale – 2. La giurisprudenza italiana - 3. La nozione di persecuzione religiosa secondo la Corte di Giustizia – 4. La Corte europea dei diritti dell’uomo torna sul diritto di asilo: conversione, apostasia, rischio di persecuzione.

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Il dubbio di una “velata” discriminazione: il diritto di indossare l’hijab sul luogo di lavoro privato nei pareri resi dall’Avvocato generale alla Corte di giustizia dell’Unione europea - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. La novità e la rilevanza della questione pregiudiziale relativa all’uso del velo islamico in azienda sollevata davanti alla Corte di giustizia – 2. I termini della vicenda esaminata dalla Cassazione belga – 3. Il rinvio operato dalla pronunzia “gemella” della Cassazione francese – 4. Il profilarsi della questione pregiudiziale in controversie riguardanti lavoratori del settore pubblico – 5. Le conclusioni dell’Avvocato generale nella causa C-157/15: a ) l’approccio “onnicomprensivo” nell’analisi della fattispecie – 6. (segue): b ) discriminazione diretta o indiretta? – 7. (segue): c ) la giustificazione del trattamento differenziato – 8. (segue): d ) la salvaguardia dell’”identità nazionale” degli Stati – 9. Le conclusioni dell’Avvocato generale nella causa C-188/15 – 10. La querelle sulla mise da spiaggia per le donne islamiche (breve divagazione, in attesa della decisione della Corte di giustizia).

The doubt on a “veiled” discrimination: the right to wear an Islamic headscarf at work in the opinions given by the Advocate General to the European Court of Justice

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Quando è l’abito a fare il lavoratore. La questione del velo islamico, tra libertà di manifestazione della religione ed esigenze dell’impresa - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Simboli religiosi e competenze dell’Unione europea – 2. Il divieto di discriminazione del lavoratore e l’ammissibilità di regimi derogatori – 3. La problematica delimitazione della portata dell’art. 4, par. 1, della direttiva 2000/78/CE – 4. Il rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di giustizia della questione del velo islamico – 5. ( segue ) I dubbi sull’eccessiva concretezza del quesito – 6. Gli orientamenti della giurisprudenza francese – 7. La libertà religiosa nell’impresa privata e le deroghe al diritto antidiscriminatorio: tre notazioni generali – 8. ( segue ) Il problema della rilevanza del requisito professionale “negativo” – 9. ( segue ) Gli spazi di operatività della discriminazione indiretta – 10. Divieto di discriminazione ed esigenze dell’impresa. Una conclusione provvisoria in attesa della pronunzia della Corte di giustizia.

ABSTRACT: An employer refusing to hire an applicant (or discharging an employee) wearing an Islamic headscarf, because of the individual’s religious practice, could be seen as a case of discrimination based on religion and therefore contrary to Council Directive 78/2000/EC of 27 November 2000, establishing a general framework for equal treatment in employment and occupation . However, Article 4(1) of this Directive provides that a difference in treatment based on a characteristic related to the listed grounds of discrimination may not be discriminatory if a particular religion or belief is a genuine occupational requirements for the post. The article examines the question referred at the Court of Justice of the European Union from the Cour de cassation (France) on 24 April 2015: “Must Article 4(1) … be interpreted as meaning that the wish of a customer of an information technology consulting company no longer to have the information technology services of that company provided by an employee, a design engineer, wearing an Islamic headscarf, is a genuine and determining occupational requirement, by reason of the nature of the particular occupational activities concerned or of the context in which they are carried out?”

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Persecuzioni religiose e diritto d’asilo nella giurisprudenza delle Corti sovranazionali europee - di Pasquale Annicchino

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Divieto di tortura e persecuzioni religiose nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – 3. La nozione di persecuzione religiosa nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea e divergenza rispetto alla Corte di Strasburgo – 4. Conclusioni.

Religious Persecutions and Asylum Law in the case law of European Supranational Courts

ABSTRACT: The rise of restrictions on religious freedom, resulting in the denial of fundamental rights in many parts of the world, has caused an increase in asylum requests in many European countries. This article compares and contrasts the approaches of the European Court of Human Rights and the Court of Justice of the European Union, highlighting common approaches and divergences. Part I introduces the topic. Part II discusses the case law of the European Court of Human Rights. Part III compares and contrasts the approach of the Strasbourg Courts with a recent decision of the Court of Justice of the European Union. Part V concludes arguing for the need of further development of the case law of the European Court of Human Rights in line with the recent developments in EU law.

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Droit d’asile (Directive 2011/95/UE dite “qualification”): L’atteinte à la liberté de religion comme persécution - di Luc Leboeuf

SOMMAIRE: 1. Introduction – 2. Le contexte factuel et les questions préjudicielles – 3. La réponse apportée par la Cour de justice – 4. La Convention de Genève cède la place à la Convention européenne des droits de l’homme.

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Conclusions présentées le 19 avril 2012 [Affaires jointes C-71/11 et C-99/11 Bundesrepublik Deutschland contre Y (C-71/11), Z (C-99/11) - di Yves Bot

SOMMARIO: Directive 2004/83/CE – Normes minimales relatives aux conditions que doivent remplir les ressortissants des pays tiers ou les apatrides pour pouvoir prétendre au statut de réfugié – Conditions de l’octroi du statut de réfugié – Article 9 – Notion d’ «actes de persécution» – Existence d’une crainte fondée d’être persécuté – Atteinte grave à la liberté de religion – Ressortissants pakistanais membres de la communauté religieuse Ahmadiyya – Actes des autorités pakistanaises visant à limiter le droit de manifester sa religion en public.

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Enti non profit e diritto dell’Unione Europea - di Andrea Perrone

SOMMARIO: 1. Diritto dell’Unione Europea e disciplina degli enti non profit - 2. Principio di non discriminazione, libera circolazione dei capitali e disposizioni nazionali in materia di fiscalità degli enti non profit - 2.1. Alcune implicazioni sistematiche della recente giurisprudenza della Corte di Giustizia - 2.2. Le ricadute operative e le conseguenze per le confessioni religiose - 3. Agevolazioni fiscali per gli enti non profit come aiuti di Stato? - 3.1. Le conseguenze della giurisprudenza della Corte di Giustizia su una dibattuta questione italiana - 3.2. Uno spunto finale di riflessione.

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Le confessioni religiose e il principio di sussidiarietà nell’Unione europea: un nuovo giurisdizionalismo attraverso il mercato - di Federica Botti

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Il Trattato di Lisbona: un nuovo ruolo per le Confessioni religiose - 3. La gestione dei servizi alla persona come opportunità di investimento attraverso il ricorso alla sussidiarietà orizzontale - 4. Il ruolo delle Confessioni religiose nella costruzione di posizioni dominanti sul mercato dei servizi alla persona: il caso della Romania - 5. Il divieto di aiuti statali alle attività economiche e la costruzione di posizioni di vantaggio: il caso della Chiesa Cattolica in Italia - 6. Invarianze e aporie del Diritto comunitario.

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L’incidenza del diritto comunitario sulla fiscalità degli enti e delle confessioni religiose - di Marco Miccinesi

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Agevolazioni fiscali e divieto comunitario di aiuti di Stato – 2.1. I singoli presupposti applicativi della disciplina sugli aiuti: impresa e mercato, selettività, potenziale anticoncorrenzialità - 2.2. I presupposti degli aiuti nella dimensione delle agevolazioni fiscali agli enti religiosi. - 3. Le singole agevolazioni previste dal diritto tributario italiano - 3.1. L’esenzione ICI. - 3.2. Le altre misure agevolative a favore degli enti ecclesiastici - 4. Conclusioni.

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