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“A chiare lettere - Editoriali” • 2021: sempre in attesa di una legge generale sulle libertà di religione, tra inadeguatezza e paura del cimento - ​ Giuseppe Casuscelli

SOMMARIO: 1. Uno sguardo preliminare - 2. La Francia e il progetto di legge “confortant le respect des principes de la République”: realtà sociale e volontà politica - 3. La crisi italiana della laicità e i suoi riflessi sul piano normativo - 4. La vana ricerca dell’attuale indirizzo politico in materia ecclesiastica delle forze di maggioranza nel governo nazionale e la deriva anti-islamista delle forze di opposizione - 5. La pretesa regionale di legiferare in materia di sicurezza e identità non supera il vaglio di legittimità costituzionale - 6. L’impegno della dottrina. la “proposta Astrid”, le critiche e la mancanza di progetti alternativi - 7. Preparare il futuro.

2021: always awaiting a general law on freedom of religion, between inadequacy and fear of the trial

ABSTRACT: While France wonders how the secular character of the Republic sholuld change, and President Macron presents a project to profoundly revise 1905 separation law (Loi concernant la Séparation des Eglises e de l’Etat), Italy is still tryng to update 1929 minority cults law (“sull’esercizio dei culti ammessi nello Stato”). The parties that should implement the sucularity principle and religion's freedom, don't have a clear political direction. However, preparing for the future is strictly necessary in these times of health, economic and social emergency.

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Laicità e bilateralità a trent’anni dalla sentenza madre. I test dell’Islam italiano e dell’ateismo militante - ​ Francesco Alicino

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. L’idioma della laicità - 3. Laicità e bilateralità - 4. La difficile convivenza con il favor religionis - 5. Gli Islam e l’ateismo - 6. Gli obblighi internazionali della laicità - 7. Conclusioni. Le potenzialità nascoste della laicità.

Secularism and Bilateralism Thirty Years after the 1989 Landmark Constitutional Decision. The Italian Secularism tested by Islam and atheism

ABSTRACT: In 1989 the Constitutional Court stated that secularism (laicità) is one of the supreme principles (principi supremi) of the Italian constitutional order. On the basis of articles 2, 3, 7, 8, 19 and 20 of the 1948 Constitution, the Court said that secularism does not affirm indifference of the State towards religions; rather, it sustains the protection of religious freedom in a context of cultural-confessional pluralism. With this essay the author examines the way the Italian supreme principle of secularism has developed in the last thirty years, especially in relation to the so-called bilateralism method (as stated in articles 7.2 and 8.3 of the Italian Constitution) and in the light of today’s pluralism, which is characterized by the presence of new collective organizations, such as those referring to Islam and atheism.

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Giustizia e riparazione per le vittime delle contemporanee forme di schiavitù. Una valutazione alla luce del diritto internazionale consuetudinario, del diritto internazionale privato europeo e dell’agenda delle Nazioni Unite 2030 (parte prima) - ​ Nerina Boschiero

SOMMARIO: PARTE PRIMA. Introduzione - 1. Dalle più antiche forme di schiavitù a quelle contemporanee: definizioni - 1.1. L’impostazione tradizionale e il suo progressivo superamento: dal concetto di “proprietà” alle diverse forme di “controllo” - 1.2. Le definizioni convenzionali delle diverse e moderne “istituzioni e pratiche” schiaviste - 2. I numeri e le cause della schiavitù, nelle sue forme contemporanee - 2.1. I numeri - 2.2. I fattori di rischio - 3. Jus cogens e obblighi erga omnes. Lo status del divieto di schiavitù - 3.1. La classificazione dei diritti umani “fondamentali”. La nozione di jus cogens - 3.2. La nozione di obblighi erga omnes e l’emersione di valori collettivi della comunità internazionale. La responsabilità (aggravata) degli Stati per violazione di questi obblighi - 3.3. Il ruolo delle sanzioni/contromisure (specifiche o globali) come efficace deterrente rispetto a gravi violazioni e abusi dei diritti umani - 3.4. Dal Rwanda al Myanmar e oltre: recenti e incoraggianti dati della prassi relativi alla repressione giudiziale dei crimini internazionali nelle controversie tra Stati - 4. Il diritto delle vittime all’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi - 4.1. Due diritti distinti o due facce della stessa medaglia? La loro evoluzione - 4.2. Riparazione individuale v. riparazione collettiva - 4.3. Il diritto a “effective remedies” negli strumenti di soft law da far valere nei confronti di attori non-statali - 5. La più recente prassi giudiziale internazionale in materia di accesso alla giustizia riguardo al crimine di schiavitù - 5.1. La giurisprudenza della Corte Edu - 5.2. La giurisprudenza di altre Corti e Istituzioni internazionali in materia di schiavitù e pratiche contemporanee assimilabili: il sistema interamericano - 5.3. Il sistema africano - 5.4 Le decisioni rese dai Tribunali penali internazionali – PARTE SECONDA. 6. I limiti alla protezione giudiziaria delle vittime di crimini: il problema della competenza universale (penale e civile) nella prassi giudiziale internazionale e interna, in particolare a fronte dell’immunità garantita dal diritto internazionale generale - 6.1. Competenza universale (civile e penale) e crimini: una sintetica valutazione della giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo - 6.2. Una possibile evoluzione della prassi in materia di competenza civile universale per crimini? - 6.3. (segue) L’effetto orizzontale dei diritti umani nella sfera delle relazioni tra privati - 6.4. La giurisprudenza americana in materia di competenza civile universale basata sull’Alien Tort Act e la sua recente evoluzione - 6.5 (segue) Da Kiobel a Nevsun: un nuovo ATS canadese? - 6.6. (segue) Qualche breve considerazione di carattere metodologico - 6.7 Il ruolo propulsivo delle legislazioni nazionali in tema di responsabilità d’impresa - 7. Un possibile, rinnovato, ruolo per il diritto internazionale privato europeo in materia di accesso alla giustizia - 7.1. La posizione della Commissione europea rispetto all’applicazione extraterritoriale dell’Alien Tort Act statunitense alle multinazionali straniere ai tempi della sentenza Kiobel - 7.2. Il nuovo quadro normativo europeo sulla responsabilità d’impresa e l’obbligo di diligenza presentato dalla Commissione Europea nel 2020 - 7.3. La proposta di una nuova direttiva europea in materia di due diligence d’impresa. Una prima valutazione - 7.4. L’auspicabile revisione internazionalprivatistica del regolamento Bruxelles I bis: il criterio del forum necessitatis e la sua distinzione rispetto alla competenza civile universale e al forum non conveniens - 7.5. (segue) La riforma del regolamento Roma II: la legge applicabile “astrattamente” più adatta a garantire rimedi effettivi nei procedimenti relativi al risarcimento dei danni derivanti dal crimine di schiavitù -  8. Il target 8.7 dei sustainable development goal dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite - 8.1. I persistenti trend socio-economici alla base delle persistenti forme delle moderne schiavitù - 8.2. Le difficoltà relative all’attuazione del Target 8.7 dell’Agenda 2030 - 9. Considerazioni conclusive. Le azioni della comunità internazionale necessarie nell’immediato futuro per assicurare giustizia e riparazione alle vittime delle moderne forme di schiavitù - 9.1. Le azioni necessarie: aggiornare le vecchie convenzioni ONU del secolo scorso sulla schiavitù dotandole di strumenti che consentano alle vittime di usufruire di speciali “complaint procedures” - 9.2 Attuare le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - 9.3 (segue) Adottare sanzioni unilaterali come contromisure “legittime” ai sensi del diritto internazionale contemporaneo nei confronti degli Stati che ancora praticano o tollerano forme di schiavitù - 9.4 Utilizzare al meglio tutti gli strumenti messi a disposizione del diritto internazionale privato e processuale. La necessità di una nuova convenzione sulla responsabilità internazionale d’impresa che consenta agli Stati di dotarsi di criteri di giurisdizione civile universale. In via sussidiaria, la necessità per gli Stati di dotarsi di un forum necessitatis e criteri di collegamento per la legge applicabile idonei a meglio soddisfare i diritti delle vittime - 9.5 Adottare una prospettiva realmente “victim-centred and human rights-based”.

Justice and Reparation for the Victims of Contemporary Forms of Slavery. An Evaluation in the Light of the Evolving Nature of Public and Private International Law, European Law and the United Nations’ Agenda 2030

ABSTRACT: The Article enlighten the emergence in the twentieth century, through a rigorous exam of the fundamental elements constituting international custom, of a new enlarged notion of slavery which, under the umbrella’s definition of contemporary forms of slaveries, brings together the most heinous forms of  this pervasive and everlasting crime against the humanity. All these new institutions and practices share the same peremptory status and erga omnes nature of the original prohibition, as well as all the (aggravated) consequences that the current apparatus of international law provides for the protection of fundamental interests of the international community as a whole. The Article also explores the way the major limitations to the fundamental right to access to justice and effective reparation for the victims (especially, immunity from foreign courts’ civil jurisdiction) have been recently implemented by national, international and supranational courts. It also prospects the  progressive rise of a human rights’ horizontal effect in the private sphere,  underlying the fundamental role that private international law might have in letting States to exercise extra-territorial jurisdiction in order to guarantee fundamental human rights obligations; thus, reflecting the growing recognition that a pure State-sovereignty-oriented approach has already been gradually supplanted by a human-being-oriented approach. Many concrete suggestions have been advanced in order to put an end in the near future to the crime of slavery, in whatever way declined.

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Lo specchio rotto del Liebeskonzil: un caso di blasfemia nell’Impero guglielmino - ​ Carlo Sabbatini

SOMMARIO: 1. Panizza, un suddito infedele - 2. Scalpori e processi - 3. La pietra dello scandalo - 4. Un “teologo [...] eretico pittore di immagini sacre” - 5. Una scelta [quasi] obbligata - 6. Una foresta di simboli performativi - 7. Ordine religioso e ordine politico: l’ecosistema del processo - 8. Un “martire” a processo - 9. Martedì 30 aprile 1895, ore 19: la condanna - 10. Panizza sulla censura - 11. Morale religiosa come morale sessuale - 12. Manicomio, prigione, fuga - 13. “Un uomo fuori dal mondo”: ontologia di un blasfemo - 14. Istituzioni che succhiano il sangue.

The broken mirror of Liebeskonzil: a case of blasphemy in the Wilhelminian Empire

ABSTRACT: In 1895, due to the publication of the play Liebeskonzil, the writer Oskar Panizza was sentenced to one year imprisonment for blasphemy. Starting with such exemplary conviction, the essay reconstructs some aspects of the writer's existential and creative path, treating his vitriolic satires of religion as an access key to the political and social situation during the Wilhelminian Empire, where press laws and targeted use of crimes such as lèse majesté, obscenity and profanity, highlight the tenacity of Government, right-wing parties and Catholic Centre Party in pursuing the common purpose of silencing the opponents of the status quo.

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“A chiare lettere – Confronti” • L’Inquisizione come tipo di giudice immune da intuitus personae (papale, o episcopale). Un’alternativa per il superamento dell’attuale crisi dell’udienza penale diocesana e di quella della giustizia amministrativa - ​ Francesco Zanchini

SOMMARIO: 1. Preambolo - 2. Si autem peccaverit in te frater tuus. Un caso di sviluppo esorbitante di un brano scritturale? - 3. Istituzione e metanoia; ovvero della irriducibile individualità del soggetto - 4. Su una ipotesi “diffusa” di episkopé. Dislocazione dell’azione penale a livello collegiale? - 5. (segue) Verso un rinnovamento radicale del processo penale (e non solo).

The inquisition as model for a papal or episcopal magistrature exempt from intuitus personae. Towards an alternative to overcome the current crisis of penal and administrative justice

ABSTRACT: The purpose of this article is to highlight the remains of absolutism that still permeate the legal codes of the Catholic Church (1917 and 1983), as traceable in and hierarchical relationship existing between the udienza diocesana (diocesian audience) and the udienza pontificia (Papal audience) and the individualistic nature of both. The author highlights dramatic elements of inefficiency and anti-historical prejudice in these institutions, which contrast with the hegemonic collegial ethos that has emerged from Vatican II. In proposing the inquisition as archetypal model for a transversal concentration of the judicial districts of different dioceses - as already implemented since 1938 in regard to judgements of matrimonial annulment - the article supports the overcoming of the limits that canon 1423 imposes on the collegial autonomy of bishops. These limits - the author concludes - can be surmounted only by a gradual recentering a collegial strategy on a recognizable unitary fulcrum of penal jurisdiction and the institutionalization of that “tribunal administrativum” that had been promised by canon 1400, § 2, of the current code, but has remained buried between indolence and oblivion in the Papal Curia.

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