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Tre scritti su laicità, pluralismo, sentimento religioso

1 - Tutti più o meno conveniamo nel riporre le radici più profonde del lai­cismo liberale nell’«anti-dogmatismo» che gli è consustanziale. Risulta – l’«idea di laicità» – dalla attitudine critica (e polemica) della fi­losofia razionalistica [quella del «Secolo dei Lumi»] verso qualunque asseverazione categorica che intenda riferire ai «sommi valori dello spirito» –  o all’«intima essenza delle cose» – o questo o quel «giudizio di certezza». Impugnano – invero – i Philosophes la perentorietà assiomatica delle grandi Confessioni storiche. Con­testano la presunzione di coloro che se ne sentono partecipi: di poter rifarsi a «verità assolute» [«oggettive», «universali»] del tutto indubitabili. Con l’incentrare la propria riflessione sul principio della «soggettività della coscienza» e del «sapere», i Philosophes vogliono invece risvegliare una reazione della umana in­telligenza avverso la categoricità di tali assiomi: i quali [per il loro medesimo accamparsi siccome «non controvertibili»] tolgono spazio alla creatività libera e piena che – per diritto nativo – s’appartiene alla inventiva vigile degli uomini. (continua)

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