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alimentazione artificiale, cass., sez. i, n. 21748 del 2007, cass., sez. i, n. 23676 del 2008, libertà religiosa individuale, stato incoscienza, trasfusione, trattamenti medici - alimentazione artificiale, cass., sez. i, n. 21748 del 2007, cass., sez. i, n. 23676 del 2008, libertà religiosa individuale, stato incoscienza, trasfusione, trattamenti medici - alimentazione artificiale, cass., sez. i, n. 21748 del 2007, cass., sez. i, n. 23676 del 2008, libertà religiosa individuale, stato incoscienza, trasfusione, trattamenti medici - alimentazione artificiale, cass., sez. i, n. 21748 del 2007, cass., sez. i, n. 23676 del 2008, libertà religiosa individuale, stato incoscienza, trasfusione, trattamenti medici - alimentazione artificiale, cass., sez. i, n. 21748 del 2007, cass., sez. i, n. 23676 del 2008, libertà religiosa individuale, stato incoscienza, trasfusione, trattamenti medici - alimentazione artificiale, cass., sez. i, n. 21748 del 2007, cass., sez. i, n. 23676 del 2008, libertà religiosa individuale, stato incoscienza, trasfusione, trattamenti medici - alimentazione artificiale, cass., sez. i, n. 21748 del 2007, cass., sez. i, n. 23676 del 2008, libertà religiosa individuale, stato incoscienza, trasfusione, trattamenti medici -

La Cassazione fra coscienza e incoscienza

Come si stabilisce quali sono le convinzioni di coscienza di una persona in stato di incoscienza? Lo spinoso interrogativo accomuna due recenti decisioni della Corte di Cassazione relative a persone in stato di incoscienza che, prima di cadere in tale condizione, hanno manifestato contrarietà per motivi di coscienza al trattamento medico cui sono attualmente sottoposte. L’opposizione assume forme diverse: precedenti dichiarazioni orali nel caso di una persona in stato vegetativo permanente che viene sottoposta a idratazione e alimentazione artificiali; possesso di un cartellino con la scritta “niente sangue” nel caso di una persona in stato di incoscienza che viene sottoposta a trasfusione sanguigna. In entrambi i casi il trattamento medico consente di evitare la morte della persona; tuttavia, nel primo serve più precisamente a tenerla «in vita biologica non cognitiva»; nell’altro serve «a salvare la vita del paziente». (Continua)

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