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Date a Dio anche quello che è di Cesare

Sconsigliano i Maestri di intitolare gli scritti in modo che esplicitamente dichiarino le intenzioni dell’autore. Contravvengo alla regola per chiarire subito ciò che voglio dire, escludendo con consapevolezza quell’effetto sorpresa che sembra utile per mantenere desta l’attenzione. Spero di recuperarlo cercando di limitare al minimo i tempi del mio intervento. 1 - Il senso della mia relazione è dunque già espresso nel titolo. Quello che vorrei infatti dimostrare è che la famosa frase evangelica, da cui prende spunto anche il nostro convegno, date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio (Mt. 22, 15-22; Mc. 12, 13-17; Lc. 20, 20-26), finisce per avere nel pensiero della Chiesa un significato del tutto diverso rispetto a quanto comunemente attribuito e addirittura opposto a quello assegnato da certa letteratura di carattere apologetico, trasformandosi, in realtà, da enunciazione del principio di separazione della Chiesa dallo Stato, che troverebbe origine nel patrimonio culturale cristiano, ad affermazione del principio di dipendenza dello Stato dalla legislazione religiosa e dalla volontà della gerarchia ecclesiastica (con tutto ciò che ne consegue sul piano della democrazia laica): la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio appartiene alla struttura fondamentale del cristianesimo, politica e fede sono ordini distinti ma sempre in reciproca relazione ... (Continua)

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