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Articoli in Corte di giustizia

La questione della riconoscibilità civile del divorzio islamico al vaglio della Corte di giustizia dell’Unione europea (a margine della pronunzia del 20 dicembre 2017, C-372/16) - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Notazioni introduttive - 2. I termini della vicenda da cui origina il rinvio pregiudiziale e la competenza della Corte di giustizia a pronunziarsi sulla questione controversa - 3. La portata applicativa del regolamento n. 1259 del 2010 e le sentenze dei tribunali religiosi - 4. Le implicazioni di carattere sistematico della pronunzia in rapporto al principio di incompetenza dell’Unione nella materia ecclesiastica o religiosa - 5. I dubbi sostanziali circa la riconoscibilità in Europa del ripudio islamico - 6. Conclusioni.

The issue of the civil recognizability of the Islamic divorce by the EU Court of Justice (considerations on the ruling of December 20th 2017, C-372/16)

ABSTRACT: The present paper takes as a starting point a recent ruling by the EU Court of Justice concerning the issue of recognizability of Islamic repudiation under the EU Regulation No. 1259/2010. After assessing the conditions underlying the jurisdiction of the Court of Justice to rule on such a controversial matter, the Author excludes that the religious judgments fall within the scope of the aforementioned regulation (and within the purpose of Regulation No. 2201/2013), also in light of the so-called principle of the Union’s incompetence in ecclesiastical or religious matters. Moreover, although the unilateral repudiation is to be considered contrary to the principle of public order of the moral and legal equality of the spouses, the Author concludes that, consistently with the current trend of many legal systems to give increasing broader space to the “negotiating” management of the marriage bond, effective protection of the principle of equality should involve letting women, in some particular situations, have the choice of concretely enforcing that principle.

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Soggettività tributaria e tassabilità delle attività d’impresa nei luoghi religiosi - di Laura Sabrina Martucci

SOMMARIO: 1. Attività d’impresa degli enti religiosi: il contenzioso come indicatore di performance del sistema italiano delle esenzioni - 2. L’endiadi ente/attività nella giurisprudenza: un caso recente - 3. I centri culturali islamici e i Gurdwara sikh: dalla indefinibilità alle soggettività del terzo settore - 4. Segue: La particolare difficoltà di qualificazione delle attività d’impresa nei luoghi di culto islamici - 5. Attività e accesso alle agevolazioni tributarie: la non discriminazione attraverso il Codice del Terzo settore (CTS) - 6. Segue: Le APS islamiche: la positiva esperienza nel Comune di Torino rispetto alla riconoscibilità dei soggettivi passivi tributari - 7. L’autonomia imperfetta, o secondo diritto comune, degli enti delle religioni prive di intesa.

Tax subjectivity and taxability of business activities held in religious places

ABSTRACT: The activities of ecclesiastical institutions, different from those of worship and religion and carried out by entrepreneurial method and rules of the free market, are subject to ordinary taxation. Otherwise, according to our Supreme Court and the European Court of Justice, they would go against the ban of so called incompatible state aid (art. 107, § 1, TFEU), as the status that every national law acknowledges to a artificial person is irrelevant. The Islamic cultural centers, the Sikh Gurdwara are generally in a limbo with a possible discrimination in the enforcement of the regulation under art. 8 of the Constitution. This paper, however, points out a few associative models, that the ecclesiastical institutions could implement so that their religious places can enjoy at least the common exemptions.

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Diritto concordatario versus diritto eurounitario: a chi spetta la primauté? (a margine della pronunzia della Corte di Giustizia del 27 giugno 2017, C-74/16, in tema di agevolazioni fiscali per le “attività economiche” della Chiesa) - di Angelo Licastro Antonio Ruggeri

SOMMARIO: 1. La riproposizione da parte della Corte di Giustizia dello schema collaudato dell’“assorbimento” delle forme di rilevanza del fenomeno religioso nelle regole (e nelle logiche) del libero mercato - 2. La vicenda oggetto del rinvio pregiudiziale - 3. Le valutazioni di merito operate dalla Corte - 4. Le analogie con la vicenda italiana riguardante l’esenzione ICI/IMU degli immobili degli enti ecclesiastici cattolici non esclusivamente destinati a fini di culto - 5. I riflessi della sentenza sulla fiscalità agevolata degli enti ecclesiastici prevista dall’ordinamento italiano - 6. La questione dell’incidenza di tale tipo di controversie sulla clausola di salvaguardia dello status riconosciuto dal diritto nazionale alle Confessioni religiose (art. 17 TFUE) - 7. La “copertura” costituzionale della normativa di derivazione concordataria e il principio del primato del diritto dell’Unione - 8. Struttura internamente composita dell’identità dell’Unione, in seno alla quale si dà il principio del primato del diritto eurounitario come pure quello della salvaguardia dei principi fondamentali degli ordinamenti nazionali, e necessità che, caso per caso (e con la tecnica del bilanciamento), si raggiunga e tenga fermo l’equilibrio tra gli stessi - 9. Struttura parimenti composita dell’identità costituzionale dello Stato e modi di farla valere al momento (e per effetto) dell’ingresso in ambito interno di norme di origine esterna, alla luce del bisogno di affermazione di tutti i principi fondamentali (in ispecie, di quelli espressivi della coppia assiologica fondamentale di libertà e uguaglianza) - 10. Diritto concordatario versus diritto eurounitario: conflitto reale o apparente? - 11. Il significato della decisione qui annotata al piano delle relazioni istituzionali: verso una rimessa a punto del rinvio pregiudiziale e dell’equilibrio per il suo tramite raggiungibile tra la Corte dell’Unione e il giudice nazionale?

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“A chiare lettere – Transizioni” • Esenzioni fiscali a favore delle confessioni e aiuti di stato: le quattro condizioni ex art. 107, paragrafo 1, TFUE e il tetto massimo di 200.00 euro - di Giuseppe Casuscelli

Il trattamento fiscale preferenziale previsto in molti Paesi dell’Unione Europea per le confessioni religiose e per gli enti religiosi e, più in generale, il finanziamento pubblico, diretto o indiretto, di cui essi possono godere – in forza di speciali discipline concordatarie o di diritto comune - deve misurarsi con la previsione del primo comma dell’art. 107 TFUE che dispone essere “incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”. L’Italia ha già sperimentato quanto spinoso sia il problema sollevato dall’interpretazione della norma con specifico riferimento al (mancato) pagamento dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) da parte di enti ecclesiastici che svolgevano (anche) attività imprenditoriale nel settore alberghiero e in quello scolastico.

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Lavoro, discriminazioni religiose e politiche d’integrazione - di Livia Saporito Francesco Sorvillo Ludovica Decimo

SOMMARIO: 1. La forza sociale delle religioni negli attuali scenari geopolitici - 2. Libertà religiosa, selezione lavorativa e integrazione nel mondo del lavoro - 3. La tutela della libertà religiosa nel rapporto di lavoro -3.1 Le discriminazioni religiose nei rapporti di lavoro nel quadro del diritto primario dell’Unione europea - 3.2 La giurisprudenza comunitaria - 3.3 L’incidenza del precetto religioso sul rapporto di lavoro - 3.4 La “presenza” delle religioni nei luoghi di lavoro: profili simbologici - 4. Istanze religiose e diritto negoziato nelle politiche d’integrazione - 5. Diritto, religione e sfide dell’integrazione.

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Il velo delle donne musulmane tra libertà di religione e libertà d’impresa. Prime osservazioni alla sentenza della Corte di giustizia sul divieto di indossare il velo sul luogo di lavoro - di Nicola Colaianni

Si può essere uguali e diversi? Il porto del velo da parte delle donne musulmane è da anni, nel comune sentire, l’emblema di tale questione, decisiva per le democrazie occidentali sempre più tentate d’interpretare l’uguaglianza come indifferenziazione, che spoglia le persone delle loro qualità peculiari per ridurle a unità numeriche. Eppure, non c’è dubbio che la libertà di abbigliamento sia un tratto caratteristico, e anzi il più evidente, dell’identità personale, che si configura quale “diritto ad essere se stesso (…) con le convinzioni ideologiche, religiose, morali e sociali che differenziano, e al tempo stesso qualificano, l’individuo“. (continua)

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Imu, enti ecclesiastici e aiuti di Stato: riflessioni a margine delle sentenze del Tribunale UE di primo grado, in attesa della decisione della Corte di Giustizia - di Marco Allena

Sommario: 1. Introduzione – 2. Il contesto delle decisioni del Tribunale – 3. Le sentenze del Tribunale UE – 4. Problemi giuridici non risolti a livello interno e prospettive de iure condendo.

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Protezione internazionale e persecuzione per motivi religiosi: la giurisprudenza più recente - di Miriam Abu Salem Nicola Fiorita

SOMMARIO: 1. Prime considerazioni su diritto di asilo e protezione internazionale – 2. La giurisprudenza italiana - 3. La nozione di persecuzione religiosa secondo la Corte di Giustizia – 4. La Corte europea dei diritti dell’uomo torna sul diritto di asilo: conversione, apostasia, rischio di persecuzione.

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Il dubbio di una “velata” discriminazione: il diritto di indossare l’hijab sul luogo di lavoro privato nei pareri resi dall’Avvocato generale alla Corte di giustizia dell’Unione europea - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. La novità e la rilevanza della questione pregiudiziale relativa all’uso del velo islamico in azienda sollevata davanti alla Corte di giustizia – 2. I termini della vicenda esaminata dalla Cassazione belga – 3. Il rinvio operato dalla pronunzia “gemella” della Cassazione francese – 4. Il profilarsi della questione pregiudiziale in controversie riguardanti lavoratori del settore pubblico – 5. Le conclusioni dell’Avvocato generale nella causa C-157/15: a ) l’approccio “onnicomprensivo” nell’analisi della fattispecie – 6. (segue): b ) discriminazione diretta o indiretta? – 7. (segue): c ) la giustificazione del trattamento differenziato – 8. (segue): d ) la salvaguardia dell’”identità nazionale” degli Stati – 9. Le conclusioni dell’Avvocato generale nella causa C-188/15 – 10. La querelle sulla mise da spiaggia per le donne islamiche (breve divagazione, in attesa della decisione della Corte di giustizia).

The doubt on a “veiled” discrimination: the right to wear an Islamic headscarf at work in the opinions given by the Advocate General to the European Court of Justice

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Quando è l’abito a fare il lavoratore. La questione del velo islamico, tra libertà di manifestazione della religione ed esigenze dell’impresa - di Angelo Licastro

SOMMARIO: 1. Simboli religiosi e competenze dell’Unione europea – 2. Il divieto di discriminazione del lavoratore e l’ammissibilità di regimi derogatori – 3. La problematica delimitazione della portata dell’art. 4, par. 1, della direttiva 2000/78/CE – 4. Il rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di giustizia della questione del velo islamico – 5. ( segue ) I dubbi sull’eccessiva concretezza del quesito – 6. Gli orientamenti della giurisprudenza francese – 7. La libertà religiosa nell’impresa privata e le deroghe al diritto antidiscriminatorio: tre notazioni generali – 8. ( segue ) Il problema della rilevanza del requisito professionale “negativo” – 9. ( segue ) Gli spazi di operatività della discriminazione indiretta – 10. Divieto di discriminazione ed esigenze dell’impresa. Una conclusione provvisoria in attesa della pronunzia della Corte di giustizia.

ABSTRACT: An employer refusing to hire an applicant (or discharging an employee) wearing an Islamic headscarf, because of the individual’s religious practice, could be seen as a case of discrimination based on religion and therefore contrary to Council Directive 78/2000/EC of 27 November 2000, establishing a general framework for equal treatment in employment and occupation . However, Article 4(1) of this Directive provides that a difference in treatment based on a characteristic related to the listed grounds of discrimination may not be discriminatory if a particular religion or belief is a genuine occupational requirements for the post. The article examines the question referred at the Court of Justice of the European Union from the Cour de cassation (France) on 24 April 2015: “Must Article 4(1) … be interpreted as meaning that the wish of a customer of an information technology consulting company no longer to have the information technology services of that company provided by an employee, a design engineer, wearing an Islamic headscarf, is a genuine and determining occupational requirement, by reason of the nature of the particular occupational activities concerned or of the context in which they are carried out?”

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Persecuzioni religiose e diritto d’asilo nella giurisprudenza delle Corti sovranazionali europee - di Pasquale Annicchino

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Divieto di tortura e persecuzioni religiose nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – 3. La nozione di persecuzione religiosa nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea e divergenza rispetto alla Corte di Strasburgo – 4. Conclusioni.

Religious Persecutions and Asylum Law in the case law of European Supranational Courts

ABSTRACT: The rise of restrictions on religious freedom, resulting in the denial of fundamental rights in many parts of the world, has caused an increase in asylum requests in many European countries. This article compares and contrasts the approaches of the European Court of Human Rights and the Court of Justice of the European Union, highlighting common approaches and divergences. Part I introduces the topic. Part II discusses the case law of the European Court of Human Rights. Part III compares and contrasts the approach of the Strasbourg Courts with a recent decision of the Court of Justice of the European Union. Part V concludes arguing for the need of further development of the case law of the European Court of Human Rights in line with the recent developments in EU law.

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Droit d’asile (Directive 2011/95/UE dite “qualification”): L’atteinte à la liberté de religion comme persécution - di Luc Leboeuf

SOMMAIRE: 1. Introduction – 2. Le contexte factuel et les questions préjudicielles – 3. La réponse apportée par la Cour de justice – 4. La Convention de Genève cède la place à la Convention européenne des droits de l’homme.

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Conclusions présentées le 19 avril 2012 [Affaires jointes C-71/11 et C-99/11 Bundesrepublik Deutschland contre Y (C-71/11), Z (C-99/11) - di Yves Bot

SOMMARIO: Directive 2004/83/CE – Normes minimales relatives aux conditions que doivent remplir les ressortissants des pays tiers ou les apatrides pour pouvoir prétendre au statut de réfugié – Conditions de l’octroi du statut de réfugié – Article 9 – Notion d’ «actes de persécution» – Existence d’une crainte fondée d’être persécuté – Atteinte grave à la liberté de religion – Ressortissants pakistanais membres de la communauté religieuse Ahmadiyya – Actes des autorités pakistanaises visant à limiter le droit de manifester sa religion en public.

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Enti non profit e diritto dell’Unione Europea - di Andrea Perrone

SOMMARIO: 1. Diritto dell’Unione Europea e disciplina degli enti non profit - 2. Principio di non discriminazione, libera circolazione dei capitali e disposizioni nazionali in materia di fiscalità degli enti non profit - 2.1. Alcune implicazioni sistematiche della recente giurisprudenza della Corte di Giustizia - 2.2. Le ricadute operative e le conseguenze per le confessioni religiose - 3. Agevolazioni fiscali per gli enti non profit come aiuti di Stato? - 3.1. Le conseguenze della giurisprudenza della Corte di Giustizia su una dibattuta questione italiana - 3.2. Uno spunto finale di riflessione.

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Le confessioni religiose e il principio di sussidiarietà nell’Unione europea: un nuovo giurisdizionalismo attraverso il mercato - di Federica Botti

SOMMARIO: 1. Premessa - 2. Il Trattato di Lisbona: un nuovo ruolo per le Confessioni religiose - 3. La gestione dei servizi alla persona come opportunità di investimento attraverso il ricorso alla sussidiarietà orizzontale - 4. Il ruolo delle Confessioni religiose nella costruzione di posizioni dominanti sul mercato dei servizi alla persona: il caso della Romania - 5. Il divieto di aiuti statali alle attività economiche e la costruzione di posizioni di vantaggio: il caso della Chiesa Cattolica in Italia - 6. Invarianze e aporie del Diritto comunitario.

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L’incidenza del diritto comunitario sulla fiscalità degli enti e delle confessioni religiose - di Marco Miccinesi

SOMMARIO: 1. Introduzione - 2. Agevolazioni fiscali e divieto comunitario di aiuti di Stato – 2.1. I singoli presupposti applicativi della disciplina sugli aiuti: impresa e mercato, selettività, potenziale anticoncorrenzialità - 2.2. I presupposti degli aiuti nella dimensione delle agevolazioni fiscali agli enti religiosi. - 3. Le singole agevolazioni previste dal diritto tributario italiano - 3.1. L’esenzione ICI. - 3.2. Le altre misure agevolative a favore degli enti ecclesiastici - 4. Conclusioni.

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