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“A chiare lettere” – Transizioni • La farsa del burqini: ma c’è un giudice a Parigi! (di g.c.)

Nei giorni dello sgomento, del lutto per le atrocità degli attentati terroristici, le ordinanze sindacali sul divieto d’indossare il burqini sulle spiagge francesi hanno avuto il sapore penoso di una farsa fuori luogo, che ha alimentato un “dibattito surrealista” sulla laicità “balneare”. Quei divieti di carattere assoluto sono parsi una ripicca inappropriata, inutile se non dannosa: in questi casi, certo, non era in gioco la necessità di salvaguardare le esigenze fondamentali del “vivre ensemble”, regola derogatoria della libertà di abbigliamento individuata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella decisione della Grande Chambre nel caso S.A.S. c. France del 1° luglio 2014 con riferimento all’uso nello spazio pubblico del burqa, che copre l’intero volto. Quei divieti, si legge in un comunicato dell’Onu, “non rafforzano la sicurezza ma, al contrario, alimentano intolleranza religiosa e discriminazione dei musulmani in Francia, in particolare le donne. La parità di genere non si ottiene regolamentando i vestiti che le donne decidono di portare”.

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